La prima tinta da fare da sole in un solo passaggio arrivò nei negozi americani nel 1956: la versione per i saloni esisteva dal 1950, ma ci vollero altri sei anni perché il prodotto entrasse nelle case, e la storica Victoria Sherrow, nella sua Encyclopedia of Hair del 2006, racconta che in dieci anni la quota di donne americane che si tingevano passò da una su venti a una su due. In Italia la tinta in scatola è arrivata negli anni Sessanta, e prima le donne si tingevano in casa con l'henné, con il mallo di noce e con l'acqua ossigenata da farmacia, con risultati che dipendevano dalla mano.
Settembre è il mese in cui la tinta in scatola si vende di più, per coprire il colore spento dall'estate. Intorno girano tre frasi. La prima dice che il colore sulla scatola è quello che viene. La seconda dice che la prova sulla pelle è una formalità. La terza dice che la tinta va messa su tutta la lunghezza ogni volta. Questo articolo le mette sul tavolo. Prima spiega che cosa succede quando si tinge in casa dopo l'estate. Poi elenca i cinque errori e come si evitano.
Che cosa vuol dire davvero tinta a casa a settembre
Tinta a casa vuol dire mettere su capelli che hanno una storia un prodotto pensato per capelli che non ce l'hanno. La scatola mostra il colore su un capello naturale, medio, senza tinte sotto. A settembre i capelli hanno il sole, il sale, il cloro, e spesso una tinta di giugno che il sole ha scolorito. Il colore che viene dipende da tutto questo, e la scatola non lo sa.
La tinta permanente lavora in due tempi. L'ammoniaca apre le scaglie della cuticola, cioè lo strato che riveste il capello. L'acqua ossigenata schiarisce un po' il pigmento naturale e fa reagire i coloranti, che si formano dentro il capello e restano lì. Su un capello già rovinato le scaglie sono già aperte, e la tinta entra più in fretta e in modo diverso da ciocca a ciocca.
Il primo modo sbagliato di capirla è scegliere il colore dalla foto sulla scatola. Su capelli con una tinta vecchia sotto, il castano chiaro della scatola viene scuro, e sul biondo schiarito dal sole il castano viene verdastro. Il secondo è saltare la prova sulla pelle dietro l'orecchio, quarantotto ore prima. Il terzo è tingere tutta la lunghezza ogni volta. Tinta a casa fatta sulle lunghezze già tinte le scurisce a ogni giro, e le punte diventano nere e secche.
Che cosa succede quando si sbaglia. Il colore viene più scuro di due toni. Le punte sono opache e la radice lucida. Il cuoio capelluto, cioè la pelle della testa, brucia e prude per giorni, e in qualche caso si gonfia, e quello è un motivo per andare dal medico. E la seconda tinta, fatta per correggere la prima, peggiora tutto.
Le applicazioni che promettono di scegliere la scatola giusta
Il telefono oggi legge le scatole. Ci sono applicazioni che prendono la foto del viso e ci mettono il colore della scatola scelta. Altre fotografano i capelli e dicono che tono hanno, per scegliere la scatola giusta. Altre ancora leggono il codice a barre e spiegano gli ingredienti.
Quella che legge gli ingredienti è utile: dice se la tinta ha ammoniaca o no, se è permanente o tono su tono, e fa evitare di comprare una permanente quando serviva un gloss. Quella che mette il colore sulla foto sbaglia come la scatola: mette il colore finito sopra una foto, e non sa che colore c'è sotto. Tinta a casa scelta dallo schermo ha lo stesso difetto della tinta scelta dalla scatola, con più luce.
Quella che legge il tono dei capelli dalla foto sbaglia per la lampada. Il bagno la sera rende tutto caldo, e il tono letto è più rosso del vero. Tinta a casa è un lavoro in cui contano tre cose che l'applicazione non vede: il colore che c'è sotto, lo stato del capello e la pelle della testa. Può aiutare a leggere la scatola. Non può fare la ciocca di prova, che è l'unico modo per sapere che cosa viene.
Quello che dicevano le nonne e quello che dice la ricerca
La tradizione della tinta in casa è di tre piante. In Sicilia e in Puglia l'henné arrivava dai mercati e si impastava con acqua e limone. In Campania e in Calabria il mallo di noce, la scorza verde, scuriva i capelli castani e macchiava le mani per una settimana. In Toscana la camomilla scaldava il biondo. E in tutta Italia, dagli anni Trenta, l'acqua ossigenata da farmacia è stata la prima schiaritura domestica, con le prove sulle punte prima di fare tutta la testa.
Che cosa c'è di vero. L'henné tinge per sempre e non accetta bene una tinta chimica sopra. Il mallo tinge per qualche settimana. La camomilla dà un riflesso e basta. La prova sulle punte prima di fare la testa era la ciocca di prova di oggi, e le nonne la facevano perché non avevano una scatola che promettesse.
La ricerca ha guardato la sicurezza. Il Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori dell'Unione europea, nel parere del 2012 sulla parafenilendiammina, il colorante scuro più usato nelle tinte permanenti, ha confermato che è fra le sostanze che più spesso danno reazioni sulla pelle, e per questo il regolamento europeo 1223 del 2009 obbliga le scatole a chiedere la prova sulla pelle quarantotto ore prima. Maria Fernanda Gavazzoni Dias, nel 2015 sull'International Journal of Trichology, ha spiegato che la tinta permanente ripetuta sulle stesse lunghezze le rende porose e fragili. Tinta a casa fatta bene segue quindi due regole che la tradizione e la ricerca condividono: provare prima, e non rifare quello che è già fatto. Per capire quale tinta serve abbiamo scritto tinta permanente o tono su tono. Tinta a casa a settembre, dopo l'estate, è quasi sempre un tono su tono.
Tinta a casa: i cinque errori di settembre, un passo alla volta
I cinque errori si evitano in ordine, dalla scatola al risciacquo. Ecco i passi.
- Errore uno, il colore dalla scatola. Scegli un tono più chiaro di quello che vuoi: sui capelli rovinati la tinta entra di più e viene più scura.
- Errore due, la prova saltata. Metti una goccia di tinta dietro l'orecchio quarantotto ore prima. Se la pelle si arrossa, la scatola non si usa, e se si gonfia si va dal medico.
- Errore tre, la tinta sui capelli del mare. Aspetta una settimana dall'ultimo bagno e fai un lavaggio con uno shampoo chelante, che porta via sale e metalli. Tinta a casa sui capelli salati viene a chiazze.
- Errore quattro, la ciocca di prova saltata. Tingi una ciocca sotto la nuca, aspetta il tempo scritto, asciuga e guarda alla finestra. Solo dopo si fa la testa.
- Errore cinque, tutta la lunghezza ogni volta. Metti la tinta sulla radice, e sulle lunghezze solo negli ultimi cinque minuti, o non metterla. Tinta a casa sulle punte già tinte le scurisce e le secca.
- Rispetta il tempo di posa al minuto. Cinque minuti in più non coprono meglio, seccano.
- Sciacqua con acqua tiepida fino a che l'acqua è pulita, e chiudi con il balsamo della scatola sulle sole lunghezze.
Il colore si vede il giorno stesso e si assesta in due lavaggi. Il ritocco della radice si fa a quattro o sei settimane, sempre sulla sola radice. Se la pelle della testa brucia dopo il risciacquo, e non passa in un giorno, è il caso di parlarne con il medico.
Lo stesso metodo vale anche per altri mesi e altri capelli
I cinque errori sono gli stessi tutto l'anno, cambia solo il terzo: a settembre è il mare, d'inverno è la lacca e i prodotti per la piega, che vanno tolti con uno shampoo chelante prima della tinta. A gennaio la voglia di scurire arriva con la luce bassa, e il tono più chiaro della scatola resta la regola. In primavera la tinta si fa un tono più scuro, perché il sole la schiarirà.
Cambiano i capelli. Sui capelli bianchi la scatola dice quanto copre, e sotto il cinquanta per cento di bianco il tono su tono basta. Sui capelli decolorati la permanente non si fa in casa, e il tono su tono è l'unica strada. Sui capelli lunghi le lunghezze si tingono una volta l'anno, con un tono su tono, e la radice ogni sei settimane. Tinta a casa fatta con la ciocca di prova e sulla sola radice è la stessa in ogni mese e su ogni testa.
La tinta in scatola ha settant'anni e ha cambiato quante donne si tingono. Le tre frasi dell'inizio hanno avuto tre no. Il colore della scatola non è quello che viene, perché sotto c'è il colore che c'era. La prova sulla pelle non è una formalità: la chiede la legge, e il comitato europeo ha detto perché. La tinta non va su tutta la lunghezza ogni volta, perché le lunghezze sono già tinte. Le applicazioni leggono gli ingredienti e sbagliano il tono. Le nonne provavano sulle punte, e avevano ragione. I passi sono sette, cinque errori e due regole di risciacquo. Tinta a casa a settembre viene bene quando si fa meno di quello che la scatola permette.
