Davanti alla scelta fra una colorazione permanente e una tono su tono, la differenza che viene presentata è quasi sempre la durata: una resta, l'altra svanisce. È vera come conseguenza, ma è una descrizione che non spiega nulla e che porta a scegliere male, perché il criterio decisivo non è quanto durano ma dove finisce il pigmento.
Dove va a finire il colore
Il capello ha una struttura a strati. All'esterno c'è la cuticola, formata da squame sovrapposte che si comportano come tegole; all'interno c'è la corteccia, che costituisce la massa del fusto e che contiene la melanina responsabile del colore naturale.
Per modificare il colore in modo stabile, un pigmento deve arrivare nella corteccia e restarci. Il problema è che la stessa strada che consente di entrare consentirebbe anche di uscire, e questo è esattamente il punto su cui le due tecniche si separano.
La permanente: molecole che crescono dentro
Una colorazione permanente non deposita un pigmento già formato. Deposita dei precursori, cioè molecole molto piccole e incolori.
Il procedimento ha due fasi. Nella prima, un agente alcalino solleva le squame della cuticola aprendo la via d'accesso, e le molecole piccole, favorite dalle loro dimensioni, penetrano nella corteccia. Nella seconda, un agente ossidante innesca una reazione fra quei precursori: le molecole si combinano fra loro formando strutture molto più grandi, e in quel processo sviluppano il colore.
Il risultato è che le molecole colorate si trovano dentro la corteccia ma sono ormai troppo grandi per attraversare le vie da cui erano entrate. Quando la cuticola si richiude, restano intrappolate.
Da qui la permanenza. Il colore non viene dilavato dai lavaggi perché non ha materialmente modo di uscire, e resta finché quella porzione di capello esiste.
Va detto che il procedimento comporta una sollecitazione della fibra: l'apertura della cuticola e l'azione ossidante modificano la struttura, e questo vale in misura diversa per tutte le colorazioni che agiscono in profondità.
Il tono su tono: pigmento che resta fuori
Una colorazione tono su tono lavora con pigmenti già formati o con precursori che si combinano in misura molto minore, e senza l'apertura marcata della cuticola che caratterizza la permanente.
Il colore si colloca quindi negli strati esterni — nella cuticola e nella parte più superficiale della corteccia — e non viene chiuso all'interno da alcun meccanismo.
La conseguenza è che ogni lavaggio ne porta via una quota. L'acqua penetra fra le squame, il detergente riduce l'adesione, e una parte del pigmento se ne va. Il processo è graduale e progressivo: il colore non sparisce da un giorno all'altro, si attenua di lavaggio in lavaggio.
Da qui anche un'altra caratteristica: il tono su tono non può schiarire. Senza l'azione che degrada la melanina, il colore naturale sottostante resta e il risultato finale nasce dalla somma fra quello che c'è e quello che si deposita. Si può scurire, si può modificare il riflesso, si può coprire in parte — non si può andare più chiari.
Il meccanismo del deposito superficiale, e i suoi limiti, si ritrova anche in altri metodi che agiscono solo in superficie: se ne parla in coprire i capelli bianchi senza tinta.
Va aggiunto che il tono su tono agisce comunque sulla fibra, anche se in misura minore: l'apertura della cuticola è ridotta ma non nulla, e la ripetizione frequente delle applicazioni comporta una sollecitazione che si accumula. Nessuna delle due opzioni è priva di effetti sul capello.
La ricrescita cambia tutto
Qui sta la differenza che ha le conseguenze pratiche maggiori, e che raramente viene messa in primo piano.
Con una permanente, il colore resta identico dov'è stato applicato. Man mano che il capello cresce, la parte nuova esce con il colore naturale, e fra le due zone si forma un confine netto: sopra il naturale, sotto il colorato, e in mezzo una linea che diventa progressivamente più visibile.
La manutenzione consiste quindi nel ritocco della zona di ricrescita, che va fatto a intervalli regolari e che riguarda una fascia stretta vicino al cuoio capelluto. È un intervento vincolato: saltarlo produce un effetto sempre più evidente, e la scadenza è dettata dalla crescita.
Con un tono su tono, il colore si attenua ovunque nello stesso momento. Poiché svanisce progressivamente, la differenza fra la parte trattata e la ricrescita si riduce nel tempo invece di aumentare, e non si forma una linea di demarcazione.
La manutenzione consiste quindi in una riapplicazione dell'intera chioma quando il colore si è attenuato, e la scadenza è dettata dai lavaggi invece che dalla crescita. Chi salta il ritocco non si trova con un difetto visibile: si trova semplicemente con meno colore.
Sono due modelli di gestione completamente diversi, e vale la pena sceglierli per quello. Chi non ha la possibilità di rispettare intervalli regolari trova nella permanente un vincolo che il tono su tono non impone. Chi ha bisogno di una copertura piena e stabile trova nel tono su tono un limite che la permanente non ha.
Va aggiunto che le due tecniche non sono sempre alternative: possono convivere nella stessa testa, con lavorazioni diverse su zone diverse. Il confronto con le tecniche di schiaritura, che seguono una terza logica ancora, è in mèches e colpi di sole rispetto alla tinta, e sui tempi di attesa dopo l'esposizione al sole si può leggere tinta dopo il mare.
