C'è un'osservazione che moltissime persone fanno tornando a un lavoro in presenza: i capelli si sporcano prima. La stessa routine, lo stesso shampoo, e la sensazione che alla sera del secondo giorno siano già da lavare, mentre nei periodi passati a casa reggevano tranquillamente di più.
La conclusione automatica è che il cuoio capelluto produca più sebo — per lo stress, per gli orari, per qualcos'altro. E la reazione conseguente è lavare più spesso, che nella maggior parte dei casi non risolve.
È deposito, non produzione
Il punto da spostare è proprio questo: quello che rende un capello sporco non è solo ciò che esce dalla cute, ma anche ciò che vi si posa sopra.
La produzione di sebo è regolata da fattori che cambiano lentamente e che non rispondono al luogo in cui ci si trova. Un cuoio capelluto non modifica il proprio funzionamento a seconda che si stia in ufficio o a casa.
Quello che cambia, e cambia parecchio, è la quantità di materiale che si deposita sulla superficie dei capelli nel corso della giornata. Ed è quel deposito a produrre l'aspetto appesantito, opaco e appiccicoso che si legge come sporco.
Le mani
La prima fonte è quella meno considerata, ed è probabilmente la principale.
Nel corso di una giornata di lavoro le mani toccano i capelli un numero di volte molto elevato: si sistemano le ciocche, ci si passa la mano fra i capelli mentre si pensa, ci si tocca la testa parlando al telefono, si spostano i capelli dal viso mentre si guarda uno schermo.
Ogni contatto trasferisce quello che le mani hanno addosso: sebo prodotto dalla pelle, residui di creme, particelle raccolte da tastiere, maniglie, documenti e superfici. E lo trasferisce nella zona più esposta, cioè quella vicina al viso e all'attaccatura, che non a caso è quella che appare unta per prima.
Il gesto è in larga parte inconsapevole, ed è più frequente in situazioni di concentrazione o di leggera tensione — cioè esattamente le condizioni di una giornata lavorativa.
C'è anche un effetto meccanico: il passaggio ripetuto delle dita distribuisce il sebo dalle radici verso le lunghezze e appiattisce la chioma, accentuando visivamente l'impressione di sporco.
L'aria che non si rinnova
La seconda fonte riguarda l'ambiente.
Gli edifici per uffici funzionano in larga parte con aria ricircolata: lo stesso volume viene ripreso, trattato e rimesso in circolo, con un apporto di aria esterna che copre solo una quota. Le finestre, dove ci sono, restano spesso chiuse per ragioni di climatizzazione.
In queste condizioni il particolato presente nell'aria — polveri, fibre tessili, particelle rilasciate da carta, moquette, apparecchiature — non viene disperso ma continua a circolare. E tutto ciò che circola in un ambiente prima o poi si deposita sulle superfici presenti.
I capelli sono una superficie particolarmente adatta a raccoglierlo: hanno un'estensione complessiva enorme rispetto allo spazio che occupano, sono irregolari, e sono ricoperti da una pellicola sebacea a cui le particelle aderiscono.
Si aggiunge che in un ambiente chiuso il deposito si accumula sulla stessa superficie per ore consecutive, senza il ricambio che all'aperto porterebbe via una parte di ciò che si è posato.
Il quadro peggiora nei mesi in cui la climatizzazione lavora in continuo, quando alla mancanza di ricambio si somma un'aria molto secca. La combinazione fra ambiente di lavoro e condizioni climatiche estreme è trattata in lavorare ad agosto con quaranta gradi.
Che cosa cambia questo
Se la causa è il deposito e non la produzione, le contromisure sensate sono diverse da quelle che si adottano di solito.
Lavare più spesso agisce sul sintomo e ha un costo: detergenti usati con frequenza elevata sottraggono la componente lipidica alla cute, che tende a compensare, e il risultato può essere una situazione più difficile da gestire di quella di partenza.
Agire sul deposito significa invece ridurre i contatti — accorgersi del gesto è già metà del lavoro — e limitare la superficie esposta, cosa che un raccolto fa in modo naturale tenendo i capelli lontani dal viso e dalle mani.
Spazzolare a fine giornata rimuove una parte del particolato depositato prima che si compatti con il sebo, e cambiare la federa con una certa regolarità evita di rimettere in circolo ciò che si è accumulato lì.
Il cuoio capelluto grasso è un'altra cosa
Va chiusa la distinzione, perché confondere i due quadri porta a interventi sbagliati.
Esiste una condizione costituzionale in cui le ghiandole sebacee producono effettivamente in quantità elevata. Ha caratteristiche riconoscibili: si manifesta ovunque e non solo al lavoro, è costante nel tempo e non legata a periodi, i capelli appaiono unti già poche ore dopo il lavaggio, e spesso si accompagna a una cute che dà sensazione di untuosità al tatto e talvolta a desquamazione.
Chi si riconosce in questo quadro non sta osservando un effetto dell'ambiente di lavoro, e le contromisure descritte sopra producono poco. La gestione riguarda la scelta dei detergenti e, quando la cute mostra segni di irritazione o desquamazione persistente, una valutazione dermatologica.
Il criterio per distinguere è semplice: se il fenomeno esiste anche nei fine settimana e in vacanza, non è l'ufficio. Se compare o peggiora nettamente nei giorni lavorativi, è deposito. Le questioni che riguardano la cute e il suo comportamento sono trattate in perché il cuoio capelluto prude, e il contesto lavorativo in capelli in ufficio.
