Il ferro caldo per i capelli ha una data e un nome. Nel 1872, a Parigi, il parrucchiere Marcel Grateau inventò un ferro scaldato sulla fiamma che dava l'onda alle chiome, l'ondulazione Marcel, e per cinquant'anni le donne d'Europa se la fecero fare. Chi sa quante punte bruciate. Da allora il calore è entrato in ogni bagno: prima il phon, poi le piastre. Il termoprotettore è nato molto dopo, per mettersi in mezzo fra il capello e il calore. Su questo prodotto girano tre luoghi comuni. Il primo: che con lo spray addosso i capelli non si rovinano più, e si può alzare la temperatura. Il secondo: che serve solo con le piastre, non con il phon. Il terzo: che vale anche se si mette sui capelli asciutti, un attimo prima di stirarli. Ognuna di queste idee ha un pezzo di verità, ed è per questo che resiste. Vediamo che cosa c'è sotto.

Che cosa fa davvero il termoprotettore

Termoprotettore vuol dire una cosa precisa: un prodotto che rallenta il passaggio del calore dal ferro al capello. Non lo blocca. Contiene sostanze che formano uno strato sottile sulla cuticola, cioè lo strato di scaglie che riveste il capello. Quello strato distribuisce il calore e trattiene un po' d'acqua dentro la fibra, così l'acqua non evapora di colpo. Il danno da calore, infatti, è soprattutto questo: l'acqua che sta dentro il capello bolle e, uscendo, spacca la struttura. Il termoprotettore abbassa questo rischio. Non lo azzera.

Quando si capisce male, i capelli lo pagano. Primo esempio: chi si sente al sicuro e porta la piastra a 230 gradi. Il capello va bene per due settimane, poi le punte si sfaldano e il colore, se c'è, vira. Secondo esempio: chi lo spruzza solo sulle punte e passa la piastra dalla radice. Le lunghezze medie restano scoperte e si vede a marzo, quando cominciano a spezzarsi a metà. Terzo esempio: chi lo mette una volta a settimana, il giorno della piega, e poi ripassa la piastra ogni mattina senza niente. I passaggi a secco fanno più danno di tutti. In tutti e tre i casi il prodotto era giusto. Era l'idea di quello che fa a essere sbagliata.

Le applicazioni che ti dicono quale comprare

Il telefono, oggi, promette di scegliere anche lui. Ci sono applicazioni che ti fanno provare una piega liscia o mossa sulla foto, per decidere se vale la pena scaldare i capelli. Altre chiedono il tipo di capello, quante volte usi la piastra, e ti restituiscono un elenco di prodotti con il collegamento per comprare. Altre ancora analizzano una foto della ciocca e danno un voto al danno. Fanno una cosa utile: mettono ordine. Se non hai mai pensato a quante volte scaldi i capelli in una settimana, la domanda dell'applicazione te lo fa contare.

Dove sbagliano è nel presumere. Un termoprotettore consigliato dal telefono è pensato per un capello medio, con un ferro medio, a una temperatura media. I tuoi capelli non sono medi. Possono essere fini e tinti, oppure spessi e vergini, e la stessa dose sullo stesso ferro dà due risultati diversi. La foto, poi, non vede l'interno del capello, dove il calore fa il danno vero. Il termoprotettore va scelto provandolo: due settimane, stessa temperatura, stessa quantità, e si guardano le punte. Il telefono può tenere il conto. Non può sentire il capello sotto le dita.

Quello che dicevano le nonne e quello che dice la ricerca

Le nonne non avevano lo spray, ma qualcosa mettevano. In Sicilia e in Calabria si passava una goccia d'olio d'oliva sulle punte prima di usare i ferri scaldati sul fornello. C'è del vero: l'olio distribuisce il calore, ma se il ferro è troppo caldo può friggere la punta. Nel Nord, fra le due guerre, si bagnavano le ciocche con acqua e birra prima di avvolgerle sui bigodini caldi, per far tenere l'onda. Qui il vero è poco: la birra dà tenuta, non protezione. In molte zone d'Italia si diceva di non stirare mai i capelli bagnati, e questa è la tradizione più giusta di tutte. Il termoprotettore moderno viene da un'idea simile: mettere qualcosa fra il capello e il calore.

La ricerca lo conferma. Christian, Winsey, Whatmough e Cornwell, sul Journal of Cosmetic Science nel 2011, hanno misurato che scaldare capelli bagnati con la piastra fa molto più danno che scaldarli asciutti, perché l'acqua dentro la fibra bolle. Lee e colleghi, sugli Annals of Dermatology in Corea nel 2011, hanno guardato i capelli al microscopio dopo il phon: a 15 centimetri di distanza, muovendolo, il danno è piccolo, a contatto è grande. Nessuno dei due studi dice che un termoprotettore renda innocuo il calore. Dicono che la distanza, la temperatura e l'acqua contano più del prodotto. Su questo tradizione e ricerca vanno d'accordo.

Come si usa il termoprotettore, un passo alla volta

Il termoprotettore si usa così, ogni volta che scaldi i capelli, e non solo il giorno della piega.

Il risultato sulla morbidezza si sente dalla prima piega. Sulle punte servono un paio di mesi di calore più basso per vedere che si spezzano meno. Un termoprotettore non ripara quello che è già rotto, quindi le doppie punte si tagliano.

Lo stesso metodo vale anche fuori dal bagno

Il metodo, meno calore, mai su capelli bagnati, un passaggio solo, vale anche in altri momenti. Sui capelli ricci, che si scaldano con il diffusore, la regola della distanza vale uguale e la temperatura del phon si tiene su media. D'estate, sotto il sole, il termoprotettore non fa da filtro: serve un cappello o un prodotto pensato per i raggi. D'inverno, con l'aria secca dei termosifoni, il capello ha già meno acqua dentro e sopporta meno la piastra: è la stagione in cui abbassare di dieci gradi. Con l'arricciacapelli le regole sono le stesse della piastra, con una differenza: la ciocca sta avvolta più a lungo, quindi la temperatura scende ancora. E chi fa la piega dal parrucchiere una volta a settimana può chiedere quale prodotto mette prima del phon: è una domanda giusta.

Si è partiti dal ferro di Marcel Grateau, a Parigi nel 1872, e dalle onde che per mezzo secolo hanno bruciato le punte d'Europa. Si sono messi sul tavolo tre luoghi comuni. Lo spray non rende il capello immune, quindi la temperatura non si alza. Serve anche con il phon, non solo con la piastra. Messo una volta a settimana non copre le pieghe di ogni giorno. Le applicazioni del telefono aiutano a contare, non a scegliere. Le nonne dell'olio e del mai bagnati avevano ragione, e Christian nel 2011 e Lee nel 2011 lo hanno misurato al microscopio. Poi i sette passi, dal phon a 15 centimetri al controllo delle punte in piena luce. Lo stesso metodo vale per i ricci, l'inverno e l'arricciacapelli. Il termoprotettore è un aiuto, non uno scudo: il calore basso e la mano ferma fanno il resto. Sul rumore che a volte si sente sotto la piastra abbiamo raccontato quando scoppia il capello e perché.