L'idea che i capelli dipendano da quello che si mette in tavola è antica. Il Regimen Sanitatis Salernitanum, il poemetto in versi della Scuola Medica Salernitana che circolava già nel Duecento, legava l'aspetto della persona al cibo e alle stagioni. Non parlava di vitamine, che nessuno conosceva. Parlava di regola e di misura.
Oggi la domanda torna ogni anno nello stesso periodo. Dieta d'autunno è una delle ricerche che crescono di più fra settembre e ottobre, quando la spazzola si riempie e lo scarico della doccia si intasa.
Intorno a questa domanda girano tre idee molto diffuse. La prima è che esista un cibo che fa crescere i capelli. La seconda è che basti un integratore per fermare la caduta di stagione. La terza è che se mangi bene oggi i capelli migliorano la settimana prossima.
Vale la pena verificarle una per una. Non perché chi le ripete sia sciocca, ma perché ognuna nasce da un fatto vero, girato male.
Che cosa vuol dire davvero Dieta d'autunno
Un capello si costruisce sotto la pelle della testa. Lì c'è il bulbo, cioè la piccola sacca da cui il capello esce, e dentro ci sono cellule che si moltiplicano in fretta. Per farlo hanno bisogno di materiale, e il materiale arriva con il sangue.
Quello che vedi allo specchio invece è già finito. È fatto di cheratina, cioè la proteina di cui è fatto il capello, ed è materia morta. Nessun cibo la può riparare.
Quindi Dieta d'autunno non vuol dire un menù che migliora i capelli che hai. Vuol dire dare al bulbo quello che gli serve mentre costruisce i capelli che usciranno nei mesi prossimi.
La differenza sembra sottile e cambia tutto. Ecco come viene capita male, con quello che succede dopo.
Il primo caso è chi comincia a ottobre e guarda lo specchio a novembre. Non vede niente e si convince che non serve. Il capello cresce circa un centimetro al mese: in quattro settimane è uscito un centimetro di capello nuovo, e sta nascosto vicino alle radici.
Il secondo caso è chi punta tutto su un alimento solo. Mangia mandorle tutti i giorni e trascura il resto. Il bulbo non lavora con un ingrediente: lavora con proteine, ferro, zinco e vitamine insieme, e se ne manca uno gli altri non lo sostituiscono.
Il terzo caso è chi taglia troppo. Arriva l'autunno, si vuole rimettere in riga dopo l'estate e si riduce molto quello che si mangia. I capelli sono fra le prime cose che il corpo sacrifica quando le risorse calano, perché non servono a sopravvivere. Le punte si spezzano, il capello esce più sottile, la coda diventa più magra.
Il problema non è la volontà. È il tempo: una Dieta d'autunno lavora sui capelli che devono ancora uscire, e quelli rispondono piano.
Le applicazioni che dicono che cosa ti manca
Sul telefono oggi trovi tre tipi di programmi. Ci sono quelli che analizzano una foto della testa e dicono in che stato è la cute. Ci sono quelli che fanno contare quello che mangi e restituiscono una tabella di vitamine. E ci sono quelli che, in base a un questionario, consigliano che cosa comprare.
Qualcosa lo fanno bene. Un diario di quello che mangi è utile: quasi nessuna di noi ricorda davvero che cosa ha mangiato mercoledì scorso. Vedere sette giorni scritti in fila fa capire dove ci sono i buchi, e questo aiuta chi vuole impostare una Dieta d'autunno con la testa.
Anche le foto hanno un merito. Una immagine della riga, fatta sempre con la stessa luce e lo stesso pettine, è un confronto onesto a distanza di tre mesi. Molto più onesta della memoria.
Dove sbagliano è nel passaggio successivo. Un programma stima le vitamine dai valori medi degli alimenti, non da quello che il tuo corpo assorbe davvero, che dipende da come cucini, da che cosa mangi insieme, da come sei fatta. La cifra che compare sullo schermo sembra una misura e non lo è.
Poi c'è il salto più lungo. Dalla tabella l'applicazione passa spesso al consiglio di comprare qualcosa. Ma una carenza non si stabilisce con una foto o con un questionario: si vede con un esame del sangue, e quello lo chiede il medico. Se sospetti che manchi qualcosa, parlane con lui.
La tecnologia qui non è nemica. Serve a raccogliere dati, non a decidere. Una Dieta d'autunno costruita su un punteggio dato da un telefono resta un punteggio dato da un telefono.
Quello che dicevano le nonne e quello che dice la ricerca
Le tradizioni italiane su questo tema sono tante e vale la pena guardarle da vicino, perché quasi tutte hanno dentro qualcosa di giusto. Molto di quello che oggi chiamiamo Dieta d'autunno era già nelle cucine di casa.
La prima è l'uovo sbattuto con lo zucchero, dato ai ragazzini pallidi in mezza Italia fino agli anni Sessanta. La parte vera c'è: l'uovo è proteina di buona qualità e contiene ferro e zinco. La parte da correggere è la quantità, perché un uovo al giorno non ha mai fatto crescere i capelli a nessuno.
La seconda viene dalla Sicilia e dalla Puglia: mandorle e frutta secca come cibo di casa, non come spuntino da negozio. Anche qui c'è del vero, perché la frutta secca porta zinco e grassi buoni. Ma era un pezzo di una tavola fatta di legumi, pane, verdure e poca carne, e funzionava per l'insieme.
La terza è il brodo di carne dopo la malattia, comune in tutto il Nord. Il brodo scalda e reidrata, e questo è vero. Di proteine però ne contiene poche: stanno nella carne, non nel liquido.
La ricerca conferma l'idea generale e corregge i dettagli. Trost, Bergfeld e Calogeras, in una rassegna pubblicata sul Journal of the American Academy of Dermatology nel 2006, hanno esaminato il legame fra ferro basso e perdita di capelli: il collegamento esiste, ma non in tutte le persone e non in tutte le forme di caduta. Guo e Katta, su Dermatology Practical and Conceptual nel 2017, hanno passato in rassegna gli studi su alimentazione e capelli e sono arrivati a una conclusione netta: gli integratori aiutano chi ha una carenza vera e non fanno niente a chi non ce l'ha.
Tradizione e ricerca si danno ragione su un punto. Conta la tavola nell'insieme, non il singolo alimento, ed è questa la parte solida di ogni Dieta d'autunno. E si danno torto su un altro: la ricerca non conferma nessun cibo che faccia crescere i capelli. Per capire quanta di questa caduta sia normale, aiuta sapere come funziona la caduta stagionale.
Dieta d'autunno, un passo alla volta
Ecco i gesti concreti, in ordine, per impostare una Dieta d'autunno che abbia senso.
- Metti una fonte di proteine in due pasti su tre. Uova, legumi, pesce, formaggio, carne: quello che preferisci. Il capello è fatto di proteine e senza mattoni non si costruisce.
- Guarda il ferro e come lo assorbi. Legumi, carne rossa, tuorlo. Una spremuta o del limone nello stesso pasto aiutano ad assorbirlo, il tè e il caffè subito dopo lo ostacolano.
- Aggiungi una manciata di frutta secca al giorno, circa trenta grammi. Porta zinco, che serve al bulbo, e non è una dose che appesantisce la giornata.
- Non scendere troppo con le porzioni proprio adesso. Se vuoi rimetterti in riga dopo l'estate, fallo piano: i capelli sono fra i primi a risentire di un taglio brusco.
- Bevi acqua durante il giorno. La cute secca prude, e una cute che prude viene grattata, e il grattare indebolisce i capelli alla radice.
- Scrivi una settimana di pasti su un foglio. È il modo più semplice per vedere dove mancano proteine e verdure, senza bisogno di programmi.
- Fai una foto della riga adesso, con la luce della finestra, e rifalla identica fra tre mesi. È l'unico confronto che vale.
- Se la caduta è forte, dura oltre i tre mesi o lascia zone scoperte, parlane con il medico prima di cambiare qualcosa a tavola.
Il tempo di risposta di una Dieta d'autunno è lungo e va detto chiaro. I primi capelli costruiti con questi gesti escono dopo due o tre mesi, e si vedono vicino alle radici, non sulle punte. Prima di dodici settimane non c'è niente da giudicare.
Lo stesso ragionamento vale anche in primavera
Il metodo non riguarda solo settembre. Vale ogni volta che il corpo cambia ritmo.
In primavera molte donne notano una seconda caduta, più leggera di quella d'autunno. Il ragionamento è identico: si guarda la tavola dei mesi precedenti, non quella di oggi, perché i capelli che cadono adesso sono stati costruiti d'inverno.
Vale anche per chi si allena molto. Chi aumenta di colpo l'attività fisica consuma di più e spesso non aumenta quello che mangia: il conto si vede sui capelli qualche mese dopo, non subito.
E vale per chi ha i capelli tinti o schiariti. Lì il fusto è già indebolito dal trattamento, quindi un capello che nasce sottile si nota molto di più. La stessa attenzione che metti nella Dieta d'autunno serve tutto l'anno, semplicemente perché la costruzione del capello non va mai in vacanza.
Partiamo da dove siamo partite. Il Regimen Sanitatis Salernitanum legava l'aspetto alla tavola già nel Duecento, e su questo aveva ragione.
I tre luoghi comuni dell'inizio hanno fatto una fine diversa fra loro. Il cibo che fa crescere i capelli non esiste. L'integratore serve a chi ha una carenza vera e non agli altri, come ha visto la rassegna del 2017. Il miglioramento immediato non c'è, perché il capello che esce oggi è stato costruito mesi fa.
Le applicazioni del telefono raccolgono dati e questo va bene, ma non fanno diagnosi e non sostituiscono un esame del sangue. Le nonne avevano ragione sull'insieme della tavola e torto sul singolo alimento. La ricerca conferma che le carenze contano e che, senza carenze, aggiungere non aggiunge.
I passi sono semplici: proteine in due pasti su tre, ferro assorbito bene, un po' di frutta secca, niente tagli bruschi, acqua, un foglio con i pasti della settimana e una foto da rifare fra tre mesi. Una Dieta d'autunno funziona così, con la calma di chi sa che i capelli rispondono a distanza.
