Il capello che trovi sulla spazzola a settembre ha smesso di crescere a giugno. Questo è il fatto che spiega tutto: fra il momento in cui un follicolo entra in riposo e quello in cui lascia andare il capello passano circa cento giorni, e quindi a settembre cadono più capelli perché d'estate più follicoli del solito si sono fermati. Non è un'impressione da cambio di stagione e non è colpa dello shampoo: è un ritmo misurato in laboratorio, con lo stesso andamento in Svizzera, in Inghilterra e nelle ricerche su internet di mezzo mondo. In questo articolo si vede che cosa hanno contato gli studi, come funziona il ritardo del ciclo, quanto dura il picco, che cosa lo peggiora e a che punto la caduta smette di essere stagionale e diventa un altro discorso.

A settembre cadono più capelli: che cosa dicono gli studi

Il lavoro più citato è quello pubblicato nel 2009 sulla rivista Dermatology da Monika Kunz, Bernhard Seifert e Ralph Trüeb dell'Università di Zurigo. Per sei anni hanno esaminato 823 donne che si erano rivolte all'ospedale per una caduta di capelli, misurando con il tricogramma, cioè il conteggio al microscopio di un piccolo campione di capelli strappati, quanti erano in fase di riposo. La quota di capelli fermi era più alta in luglio e più bassa in inverno, e la caduta visibile seguiva con un ritardo di qualche mese. Il dato conferma che a settembre cadono più capelli anche in chi non ha nessun problema, perché lo stesso andamento compariva nelle donne con conteggi del tutto normali. Vent'anni prima, nel 1991, Valerie Randall e John Ebling avevano seguito sul British Journal of Dermatology quattordici uomini di Sheffield per un anno e mezzo, contando i capelli caduti ogni giorno: la percentuale di follicoli in riposo toccava il massimo a fine estate e la caduta raggiungeva il picco in autunno. Nel 2017 un gruppo americano ha aggiunto una prova indiretta, sempre sul British Journal of Dermatology: le ricerche su Google della frase caduta dei capelli, in otto paesi di entrambi gli emisferi, crescono ogni anno in estate e in autunno. Tre metodi diversi, e la conclusione che a settembre cadono più capelli è la stessa in tutti.

Cento giorni di ritardo: il ciclo che spiega il picco

Ogni capello nasce da un follicolo che lavora a cicli. La fase di crescita, l'anagen, dura da due a sei anni secondo l'American Academy of Dermatology. Poi il follicolo si ferma per due o tre settimane, il catagen, e infine entra nel telogen, il riposo, che dura circa tre mesi: il capello è ancora nella pelle ma non è più nutrito, e alla fine viene spinto fuori da quello nuovo che cresce sotto. In ogni momento circa un capello su dieci è a riposo, e da lì vengono i 50 o 100 capelli al giorno che l'American Academy of Dermatology considera normali. Il punto è che il passaggio al riposo non è distribuito in modo uniforme sull'anno: negli studi di Zurigo e di Sheffield più follicoli si fermano fra giugno e luglio, e tre mesi dopo quei capelli cadono tutti nella stessa finestra. È per questo che a settembre cadono più capelli, e non ad agosto, quando l'esposizione al sole è al massimo. Il perché dell'arresto estivo non è dimostrato: l'ipotesi più discussa riguarda la luce, che in molti mammiferi regola la muta attraverso gli ormoni, e Randall e Ebling hanno trovato negli uomini di Sheffield una variazione stagionale anche del testosterone. Ma è un'ipotesi. Quello che è misurato è la sequenza: più follicoli a riposo d'estate, e a settembre cadono più capelli con cento giorni di ritardo.

Quanto dura e quando finisce

Il picco non è un giorno: è una finestra. Nello studio di Zurigo la quota di capelli in riposo scende da luglio in avanti e tocca il minimo fra gennaio e febbraio, quindi la caduta visibile, spostata di tre mesi, resta alta da settembre a novembre e cala verso la fine dell'anno. Non è un raddoppio: nella maggior parte delle persone si passa dalla normalità a qualche decina di capelli in più al giorno, abbastanza da notarli nello scarico della doccia e sul cuscino, non abbastanza da vedere una differenza allo specchio. I capelli persi in questo periodo ricrescono, perché il follicolo non è danneggiato, si è solo fermato, e il capello nuovo è già in cammino quando quello vecchio cade. Abbiamo spiegato in un altro articolo, sulla caduta stagionale e su quanto dura, come riconoscere il capello caduto a fine ciclo: ha alla base un bulbo bianco e la punta intera, ed è il segno che si tratta del ricambio e non di una rottura.

A settembre cadono più capelli anche per colpa dell'estate

Al ritmo naturale l'estate aggiunge del suo, e qui i gesti contano. Il sole e l'acqua di mare non toccano il follicolo, che sta sotto la pelle, ma rovinano il fusto: la cuticola, lo strato di squame che riveste il capello, si solleva e il capello si spezza più facilmente. A settembre, quindi, sulla spazzola ci sono due cose insieme: i capelli caduti a fine ciclo e quelli rotti, che si riconoscono perché non hanno il bulbo e sono più corti. I primi non si possono fermare, i secondi sì, tagliando le punte e riducendo per qualche settimana calore e trazione. Il secondo fattore è il rientro: un periodo di stress arriva sui capelli con lo stesso ritardo di tre mesi, e chi ha avuto un'estate difficile lo vede in autunno sommato alla stagione. Se a settembre cadono più capelli del solito e a dicembre la spazzola è ancora piena, il ritardo stagionale è finito da un pezzo e la causa è un'altra: quello è un discorso da fare con chi può vedere il cuoio capelluto da vicino.

Quello che vale la pena ricordare

La caduta d'inizio autunno è vecchia quanto i mammiferi e misurata da almeno trent'anni: più follicoli si fermano d'estate, e cento giorni dopo lasciano andare il capello. Il segno da cercare è il bulbo bianco alla base dei capelli caduti, che dice che il ricambio è in corso e che sotto c'è già il capello nuovo. La falsa credenza da lasciare andare è che serva fare qualcosa: la finestra si chiude da sola entro la fine dell'anno, e a settembre cadono più capelli anche a chi ha la chioma più sana del condominio. Contare i mesi, non i capelli, è il modo migliore per capire se è ancora stagione o se è il momento di chiedere.