Nessuno dice che il rumore della piastra sui capelli umidi è acqua che bolle dentro il capello. Non fuori, sulla superficie: dentro, nella corteccia. Una piastra lavora fra centocinquanta e duecentotrenta gradi, l'acqua bolle a cento, e l'acqua chiusa nel capello non ha una via d'uscita comoda. Quando diventa vapore di colpo occupa molto più spazio, spinge dall'interno e apre la fibra come un chicco di mais in padella. Quel crepitio che senti, insieme allo sbuffo bianco, è la struttura del capello che cede. Questo articolo spiega a che umidità del capello succede, che cosa resta della fibra dopo, e come si evita, perché si evita quasi sempre con un gesto solo.

Lo sfrigolio e la nuvoletta

Te ne accorgi dal suono. Passi la piastra su una ciocca che credevi asciutta e senti un sibilo, poi una serie di piccoli scoppiettii, e dalla piastra esce una nuvoletta bianca. Qualche volta c'è anche un odore, non di bruciato ma di vapore caldo, come un ferro da stiro su un tessuto umido. La ciocca esce liscia, e sembra tutto a posto.

Poi, nelle settimane dopo, quella ciocca è diversa: più ruvida, con punte che si sfrangiano, capelli che si spezzano a metà lunghezza invece che in punta. Non lo colleghi al rumore, perché il danno si vede dopo. Quanti lo facciano non è misurato, ma chi usa la piastra di corsa la mattina lo fa quasi ogni giorno, perché il capello che al tatto sembra asciutto spesso non lo è.

Cento gradi dentro una fibra chiusa

Un capello asciutto contiene comunque acqua, poco più di un decimo del suo peso a umidità di stanza secondo Robbins, il manuale di riferimento sulla chimica del capello. Quell'acqua è legata alla cheratina, la proteina di cui il capello è fatto, e sta nella corteccia, la parte interna. Un capello lavato da poco ne contiene molta di più, libera fra le fibre, anche quando la superficie al tatto è già asciutta.

Le piastre in commercio lavorano tra centocinquanta e duecentotrenta gradi. Il contatto dura un secondo o due, ma il metallo tocca il capello da due lati e il calore entra subito. L'acqua nella corteccia passa i cento gradi quasi all'istante.

A cento gradi l'acqua diventa vapore, e un grammo di acqua, diventando vapore, occupa circa millesettecento volte il volume di prima: è fisica elementare, e vale anche dentro un capello. Il vapore ha bisogno di uscire. La cuticola, lo strato di squame che riveste il capello, è chiusa e sovrapposta, e non lascia passare il vapore in fretta. La pressione sale, e la fibra cede nel punto più debole: la corteccia si strappa dall'interno e si forma una cavità.

Il fenomeno è noto in laboratorio dagli anni ottanta e ha un nome, capello a bolle: al microscopio il fusto trattato con calore da umido mostra bolle vuote dentro la corteccia, come un pane lievitato male. Il capello con le bolle è più sottile in quei punti e si spezza lì. Il suono che senti è la somma di centinaia di queste piccole rotture. Dopo, la ciocca appare liscia perché la cuticola è stata stirata, ma dentro è cava.

La soglia è l'umidità, non la temperatura. Con un capello davvero asciutto la stessa piastra non produce vapore, perché l'acqua legata alla cheratina è poca e se ne va senza esplodere. Con un capello umido anche una piastra a centocinquanta gradi fa il danno. Non esiste un valore misurato di umidità sotto il quale il capello è sicuro: la regola pratica è che se senti il sibilo, è troppo umido.

Prima si asciuga, poi si stira

Il gesto che cambia di più è aspettare. La piastra si passa su capelli asciutti del tutto, e asciutti vuol dire anche dentro: dopo il phon, aspetta ancora dieci minuti prima della piastra, perché la superficie si asciuga prima della corteccia. Se non hai tempo, salta la piastra, non l'attesa.

Il secondo gesto è la temperatura più bassa che liscia il tuo capello. Sui capelli fini spesso bastano centosessanta gradi. Il vapore dipende dall'umidità, ma il calore in più consuma comunque la cuticola. Abbassare non evita le bolle su un capello umido; evita il resto del danno su un capello asciutto.

Il terzo è il passaggio unico: una volta per ciocca, lento, invece di tre passaggi veloci. Tre passaggi scaldano il capello tre volte.

Quello che non fare: passare la piastra per finire di asciugare, come si vede fare per fretta. È esattamente il modo di produrre le bolle. Non usare la piastra sui capelli dopo un prodotto acquoso appena messo, uno spray o una lozione: è acqua aggiunta. E non fidarti del tatto sulle lunghezze: controlla alla radice e dietro la nuca, dove i capelli restano umidi più a lungo.

Il termoprotettore basta, si legge

Si legge che con uno spray termoprotettore si può stirare anche il capello umido. Il termoprotettore è un film che rallenta il passaggio del calore sulla superficie; non toglie l'acqua dalla corteccia, e in un secondo di contatto a duecento gradi l'acqua dentro bolle comunque. Serve su capelli asciutti, per la cuticola.

Si legge anche che le piastre a vapore, quelle che emettono vapore da sole, sono sicure sui capelli umidi. Il vapore che esce dalla piastra sta fuori; l'acqua che fa il danno sta dentro. Sono due cose diverse.

Se sibila, è presto

La cosa da portare via è il suono. La piastra su un capello asciutto è silenziosa. Se senti il sibilo, fermati: quella ciocca ha ancora acqua dentro, e ogni passaggio in più aggiunge bolle.

La credenza più grossa è che la piastra rovini i capelli per la temperatura alta. La temperatura consuma la cuticola, piano, in mesi. Il vapore rompe la corteccia in un secondo. Delle due, la seconda è quella che spezza i capelli a metà, e dipende da quanto eri di fretta la mattina.