Lavare i capelli senza acqua è un'idea vecchia di secoli. Nel Settecento le parrucche incipriate si pulivano con l'amido, e le donne che non potevano lavarsi la testa in inverno usavano la stessa polvere sui capelli veri, come raccontano le storie del costume di quel secolo. Nel 1940 negli Stati Uniti arriva in commercio la prima polvere venduta apposta per i capelli, da spargere e spazzolare via, e da lì nasce il prodotto che oggi sta nella borsa di molte. Shampoo secco è la ricerca di chi ha la radice unta alle quattro del pomeriggio e non ha tempo per la doccia. Intorno girano tre frasi. La prima dice che lava. La seconda dice che fa cadere i capelli. La terza dice che si può usare ogni giorno al posto dell'acqua. Ognuna ha una ragione, e questo articolo la trova prima di dire che cosa c'è di vero. In fondo ci sono i passi per usarlo senza rovinare la pelle della testa.

Shampoo secco: che cosa vuol dire davvero

La parola inganna, perché non lava. È una polvere, di amido di riso o di mais, di argilla o di silice, che assorbe il sebo alla radice. Il sebo è il grasso che la pelle della testa produce per proteggersi, e quando ce n'è troppo i capelli sembrano sporchi e piatti. La polvere lo assorbe, il capello torna opaco e leggero, e la sensazione è di pulito. Il sebo però è ancora lì, dentro la polvere, sulla cute.

Shampoo secco viene capito male in tre modi, e ogni volta la cute paga. Il primo è usarlo come lavaggio, per giorni di seguito. La polvere si somma alla polvere e al sebo, e dopo tre giorni la radice è un impasto grigio che prude. Chi ci gratta sopra trova piccole croste bianche e pensa alla forfora.

Il secondo è spruzzarlo vicino, con la bomboletta a due dita dalla testa. Il getto arriva bagnato e concentrato in un punto, si asciuga a chiazze e lascia una macchia bianca che sul capello scuro si vede. La radice sotto è ancora unta, perché il prodotto è finito tutto in un posto.

Il terzo è metterlo la mattina su capelli già unti da un giorno. La polvere assorbe quello che trova, ma a quel punto trova molto e non basta. Shampoo secco lavora meglio prima che il sebo arrivi, non dopo, e questa è la cosa che quasi nessuno sa. Il capello poi va spazzolato, altrimenti la polvere resta e il volume è finto.

Le applicazioni che promettono di dire quando lavare

Il telefono si offre di tenere il conto. Ci sono applicazioni che chiedono ogni giorno come sono i capelli e dopo un mese ti dicono ogni quanti giorni la radice si sporca. Altre analizzano la cute dalla foto e dicono se è grassa, secca o irritata. Altre ancora tengono la routine e ti ricordano il giorno del lavaggio con l'acqua e il giorno della polvere.

Fanno bene una cosa: il diario. Shampoo secco fa danni quando si perde il conto dei giorni, e un'applicazione che ti dice che è il terzo giorno di polvere ti ferma prima del prurito. Sbagliano nella foto. La cute fotografata dopo la polvere sembra chiara e pulita, e l'applicazione la legge come sana, mentre sotto la polvere c'è sebo da tre giorni. La foto vede il bianco, non il grasso.

Sbagliano anche nel consiglio. Il questionario propone un prodotto per il tuo colore di capelli, e questo è utile, ma non sa se la tua pelle della testa è di quelle che si arrossano con l'amido o con il profumo. Shampoo secco su una cute che prude già è benzina sul fuoco, e nessuna applicazione lo vede. Chi ha i capelli fini si sporca prima e usa la polvere di più, e il motivo sta in perché i capelli fini sembrano sporchi prima.

Shampoo secco fra la tradizione e la ricerca

La tradizione italiana aveva la polvere in cucina. In Piemonte e in Lombardia, nelle settimane di inverno in cui la testa non si bagnava, si spargeva l'amido di riso alla radice e si spazzolava a lungo con la spazzola di setola. C'è del vero: l'amido di riso è la stessa polvere di molti prodotti di oggi, e la spazzola di setola lo porta via insieme al sebo. Nel Sud si usava la farina di mais, più gialla, che sul capello scuro dava meno bianco. Anche qui c'è del vero: la polvere colorata si vede meno. In alcune zone si usava il talco, e qui c'è meno di vero: il talco è più fine, entra nei pori e si toglie male.

La ricerca sulla polvere è poca, e va detto. Quello che è misurato bene è come lavora la cute. Robbins, nel manuale di riferimento sulla chimica del capello, descrive la produzione del sebo e come questo si distribuisca lungo il capello solo se viene mosso, con la spazzola o con le mani. Una polvere che assorbe il sebo alla radice non lo fa scendere sulle lunghezze, che restano secche, ed è il motivo per cui chi usa la polvere spesso ha le punte peggiori.

La ricerca dice anche che cosa succede alla pelle quando resta coperta. Il sebo trattenuto sulla cute con la polvere, senza lavaggio, tiene i pori chiusi e la pelle umida sotto. Shampoo secco per giorni crea l'ambiente in cui la cute si irrita, e dove il prurito non passa con un lavaggio è un discorso da dermatologo. Tradizione e ricerca si danno ragione sull'amido e sulla spazzola di setola. Si danno torto sul talco. E tutte e due dicono la stessa cosa sulla durata: era un rimedio per l'inverno senza acqua, non per tutti i giorni. Shampoo secco è nato per saltare un lavaggio, non per sostituirlo.

Come usare lo shampoo secco senza rovinare la cute, un passo alla volta

Questo è il modo per usarlo quando serve e per non pagarlo con il prurito.

Il risultato si vede la mattina dopo, con la radice che sta su. Se dopo due settimane la cute è più grassa di prima, stai usando la polvere troppo spesso, e il sebo sta reagendo: torna a tre lavaggi con l'acqua a settimana per un mese.

Lo stesso metodo vale anche per altri capelli e altre stagioni

La regola dei due giorni vale per tutte, e cambia solo il prodotto. Chi ha i capelli scuri sceglie la polvere colorata o la farina di mais delle nonne, per non vedere il bianco. Chi ha i capelli fini usa la metà della dose e spazzola il doppio, perché la polvere pesa. Chi ha i capelli ricci la usa poco, perché la spazzola di setola apre il riccio, e la mette con i polpastrelli.

In estate, con il sudore, la polvere si impasta e serve di meno: meglio l'acqua. In autunno, quando la cute torna a produrre sebo con il fresco, è il momento in cui se ne usa di più, ed è il momento in cui il conto dei giorni conta di più. Dopo la palestra la polvere non sostituisce il risciacquo, perché il sudore è acqua e sale e la polvere non li assorbe. Shampoo secco è per il giorno in mezzo, non per il giorno dopo lo sport.

La polvere sui capelli viene dalle parrucche del Settecento e dalla prima polvere in commercio del 1940. Le tre frasi dell'inizio hanno avuto risposta. Non lava, assorbe il sebo e lo lascia sulla cute. Non fa cadere i capelli, ma tenuta per giorni irrita la pelle sotto. Non si usa ogni giorno al posto dell'acqua: due giorni, poi il lavaggio. Le applicazioni tengono bene il diario e leggono male una cute coperta di polvere. La tradizione dell'amido e della spazzola di setola si dà ragione con quello che Robbins descrive sul sebo, e il talco no. I passi sono la sera prima, la bomboletta lontana, i polpastrelli, la spazzola, mai più di due giorni, due passaggi di shampoo e la sospensione se prude. Shampoo secco serve a saltare un lavaggio, e il lavaggio poi arriva lo stesso.