La scalatura moderna ha un nome e un anno: nel 1971 il parrucchiere newyorkese Paul McGregor tagliò a Jane Fonda, per il film Una squillo per l'ispettore Klute, un taglio a strati corti sopra e lunghi sotto che il pubblico chiamò shag, e da lì le lunghezze a più livelli sono entrate in ogni salone. Prima, negli anni Sessanta, Vidal Sassoon aveva mostrato a Londra che un taglio può dare forma senza bigodini. Scalature: è la parola che le donne con i capelli fini cercano a settembre, sperando nel volume, e temendo di uscire dal parrucchiere con meno capelli di prima. Su questo girano tre luoghi comuni. Il primo dice che scalare toglie capelli. Il secondo dice che i capelli fini non vanno mai scalati. Il terzo dice che la scalatura dà volume da sola, senza piega. Hanno tutti una ragione, e l'articolo la cerca prima di rispondere.

Scalature: che cosa vuol dire davvero

Scalature vuol dire tagliare i capelli a lunghezze diverse, con gli strati sopra più corti di quelli sotto. Un capello corto pesa meno e sta più su. Uno lungo pesa di più e sta giù. Quando gli strati sopra sono più corti, non vengono schiacciati dal peso dei capelli sotto e si sollevano: il volume viene da qui, dal peso tolto in alto, non da un capello in più. Sfoltire è un'altra cosa: vuol dire togliere capelli con le forbici dentate o con il rasoio, per ridurre la massa. Le due cose si confondono perché spesso si fanno insieme.

Chi lo capisce male fa tre cose. Chiede di scalare e il parrucchiere sfoltisce con le forbici dentate, e sui capelli fini restano ciocche mangiate che non stanno né su né giù. Chiede strati molto corti sopra, per il massimo volume, e le punte corte si alzano come una spazzola mentre le lunghezze sotto restano vuote. Oppure chiede una scalatura lunga, che parte sotto le orecchie, su capelli che non arrivano alle spalle, e non succede niente. Scalature sui capelli fini sono una questione di dove comincia il primo strato e di quanto è lungo, e il resto è dettaglio.

Le applicazioni che simulano il volume

I programmi per il telefono che provano il taglio sulla foto simulano anche gli strati, e fanno una cosa utile: mostrano la forma del taglio finito, con gli strati che incorniciano il viso, e aiutano a scegliere se il primo strato va agli zigomi o al mento. Quelli che permettono di girare il ritratto di tre quarti sono i migliori, perché la scalatura si vede di lato. Dove sbagliano è nel volume: la foto aggiunge una massa che sui capelli fini non c'è, e mostra un risultato che dipende dalla piega, non dalle forbici.

Scalature su una foto sono sempre piene, e i capelli fini non lo sono mai. La risposta automatica non sa che i tuoi capelli sono sottili e pochi, non sa che il volume che vedi nella simulazione viene da un phon e da una spazzola, non sa che gli stessi strati senza piega cadono piatti. Un'applicazione può dire dove far cominciare il primo strato. Non può dire quanto starà su. Sui tagli medi scalati che tornano quest'anno, c'è già un articolo sul rientro dei tagli scalati. Scalature per i capelli fini si decidono con due regole e una piega, e sono i passi.

Quello che dicevano le nonne e quello che dice la ricerca

Le nonne dicevano che i capelli fini vanno tagliati pari, mai scalati, perché scalati sembrano meno: la tradizione ha ragione se la scalatura è fatta con le forbici dentate, e torto se gli strati sono lunghi e pochi. In molte zone d'Italia si diceva di tagliare i capelli fini corti, perché corti sembrano più folti: è vero, un capello corto sta su da solo e la massa sembra maggiore. Le nonne mettevano i bigodini alla radice per il volume, e questa tradizione regge in pieno: il volume viene dalla radice sollevata, con qualunque taglio.

La ricerca sulla materia dà una misura. I manuali di tricologia, come quello di Clarence Robbins, indicano che il diametro di un capello varia da circa cinquanta a oltre cento millesimi di millimetro, e che un capello fine sta sotto i sessanta: pesa meno, si piega di più e regge meno il proprio peso. Per questo sui capelli fini gli strati devono essere lunghi, perché uno strato corto su un capello sottile non sta su ma si piega. Uno studio sulla percezione del volume, pubblicato nel 2011 dall'Università di Bangor da Bin Sheng e colleghi, ha misurato che il volume percepito dipende da quanto i capelli si allontanano dalla testa ai lati, e non da quanti sono: è la ragione per cui la piega alla radice fa più della forbice. Scalature lunghe e piega alla radice, per la ricerca, sono le due cose che contano. Tradizione e ricerca si danno ragione sui bigodini e sul corto, e si danno torto sul mai scalare. Scalature sui capelli fini si fanno, ma lunghe e con le forbici dritte.

Scalature per capelli fini: che cosa chiedere, un passo alla volta

Scalature che danno volume senza togliere massa si chiedono con parole precise, e la piega fa il resto.

Scalature fatte così si vedono subito con la piega e spariscono senza. Se dopo due settimane il taglio sta su solo il giorno del parrucchiere, gli strati sono troppo corti o troppi, e al ritocco si cambia.

Lo stesso metodo vale anche per altri capelli

La regola del primo strato lungo vale anche per i capelli ricci, dove uno strato corto si arrotola e crea un triangolo, e per i capelli mossi, dove gli strati lunghi seguono l'onda. La regola delle forbici dritte vale per i capelli fini di ogni lunghezza, dal caschetto al lungo. La piega alla radice vale per tutte, con qualunque taglio, ed è la cosa che le nonne sapevano con i bigodini. E la regola dei pochi strati vale in autunno più che in estate, perché con la caduta di stagione i capelli fini sono ancora meno, e ogni strato in più si nota. Scalature sono uno strumento, non un miracolo, e lo strumento va usato con la mano leggera.

Dallo shag di Jane Fonda del 1971 ai tagli di questo settembre, gli strati tornano ogni anno. I tre luoghi comuni finiscono così: scalare non toglie capelli se non si sfoltisce, i capelli fini si scalano ma con strati lunghi e pochi, e il volume viene dalla piega alla radice e non dalle forbici. Le applicazioni mostrano la forma e aggiungono un volume che non c'è. Le nonne avevano ragione sui bigodini e sul corto, e torto sul mai, e la ricerca ha dato il diametro del capello fine e la misura del volume percepito. I passi sono sette: forbici dritte, primo strato lungo, pochi strati, lunghezza alle spalle, piega alla radice, poco prodotto, ritocco a otto settimane. Scalature giuste si vedono con il phon in mano, e si chiedono con le parole giuste.