A Parigi, negli anni Settanta, il salone Carita mise a punto il balayage, cioè il colore steso con il pennello a mano libera, ciocca per ciocca, invece che con la carta stagnola: la tecnica è descritta nelle riviste di settore francesi di quegli anni. Le ciocche in stagnola, i colpi di sole, erano arrivate un decennio prima dagli Stati Uniti. E prima ancora, nell'Italia del Cinquecento, le donne veneziane schiarivano solo le punte con il limone e il sole, e i ritratti di Tiziano mostrano quel biondo che scurisce verso la radice.

Oggi la parola è multidimensionale, e intorno girano tre frasi. La prima dice che le ciocche multidimensionali non hanno ricrescita. La seconda dice che sono più delicati della tinta piena. La terza dice che a casa non c'è niente da fare, e si aspetta il salone. Questo articolo le mette sul tavolo. Prima spiega che cosa vuol dire multidimensionale. Poi dice come si tengono vivi a casa, e per quanto.

Che cosa vuol dire davvero riflessi multidimensionali

Riflessi vuol dire ciocche di un colore diverso da quello di base, più chiare o più scure. Multidimensionale vuol dire che i toni sono più di uno: non una ciocca chiara su una base scura, ma tre o quattro toni vicini, dal più chiaro al più scuro, messi in modo da imitare come la luce colora i capelli naturali. Il colore che ne viene sembra profondo perché l'occhio vede più piani, come in un tessuto.

Si fa in due modi. Con la schiaritura, che toglie il pigmento naturale e lascia toni più chiari. Con la tinta, che aggiunge toni più scuri o più caldi sopra la base. Le ciocche multidimensionali usano tutti e due, e dopo la schiaritura si passa quasi sempre un gloss, cioè un colore leggero senza ammoniaca, che scalda o raffredda le ciocche chiare e le fonde con la base.

Il primo modo sbagliato di capirli è pensare che siano senza manutenzione. Le ciocche schiarite non hanno ricrescita netta, è vero, ma il gloss che le colora se ne va in un mese e le ciocche restano gialle. Il secondo è pensare che siano delicati. Riflessi fatti con la schiaritura sono decolorazione, anche se su poche ciocche. Il terzo è confonderli con le mèches: le mèches sono ciocche di un solo tono, e si vedono; i multidimensionali si fondono, e non si vedono ciocca per ciocca.

Che cosa succede quando si sbaglia. Il gloss mai rifatto lascia le ciocche gialle su un castano e il colore sembra sporco. Lo shampoo troppo forte porta via il gloss in due settimane. Il sole di settembre, sulle ciocche schiarite, le sbianca e le secca. E la piastra sulle ciocche decolorate le spezza dove il colore è più chiaro.

Le applicazioni che promettono di provarli

Le applicazioni per il telefono fanno vedere le ciocche chiare sulla foto: scelgono ciocche a caso sulla testa e le schiariscono, in un secondo. Altre dicono, dalla foto, quale tono di riflesso sta bene con il colore di base. Altre ancora tengono il calendario dei ritocchi e ricordano quando è ora del gloss.

Quelle che mettono le ciocche sulla foto fanno capire una cosa: quanto contrasto si vuole, poco o molto. Sbagliano sulla posizione. Riflessi disegnati dall'applicazione stanno dove il programma li mette, e le ciocche vere stanno dove la luce arriva sul proprio viso, intorno agli occhi e sulle punte, e questo lo decide chi guarda la testa dal vivo. Il calendario dei ritocchi è utile: il gloss a quattro settimane si dimentica, e un promemoria lo salva.

Quelle che consigliano il tono dalla foto hanno il problema della luce, come tutte. Riflessi caldi su una foto fatta di sera sembrano freddi e viceversa. L'applicazione può aiutare a scegliere il contrasto e a ricordare il gloss. Non può decidere dove vanno le ciocche, e nemmeno vedere se le ciocche di prima sono già gialle.

Quello che dicevano le nonne e quello che dice la ricerca

La tradizione delle ciocche chiare è quella della schiaritura al sole. A Venezia, nel Cinquecento, le donne stavano sulle altane con un cappello senza cupola, i capelli bagnati di succo di limone stesi sulle falde, per ore: lo descrive Giovanni Marinello nel suo trattato di bellezza del 1562. In Sicilia e in Puglia il limone e la camomilla erano la schiaritura estiva delle ragazze. In molte case del Nord si usava la birra, come ultimo risciacquo, per dare lucentezza ai capelli chiari.

Che cosa c'è di vero. Il limone e il sole schiariscono di un tono, e seccano molto: il riflesso veneziano era un capello rovinato. La camomilla scalda e non schiarisce. La birra deposita zuccheri e proteine in superficie, e i capelli sembrano più lucidi per un giorno.

La ricerca ha guardato che cosa fa la luce alle ciocche schiarite. Ana Nogueira e Inés Joekes, dell'Università di Campinas, nel 2004 sul Journal of Photochemistry and Photobiology, hanno esposto capelli chiari e scuri ai raggi ultravioletti e hanno trovato che i capelli chiari perdono più proteine, perché hanno meno pigmento che li protegge. Maria Fernanda Gavazzoni Dias, nel 2015 sull'International Journal of Trichology, ha spiegato che il capello decolorato è più poroso, prende più in fretta i pigmenti dei gloss e delle maschere colorate, e li perde altrettanto in fretta. Riflessi chiari sono quindi le ciocche più fragili e le più facili da ravvivare, e su questo tradizione e ricerca si danno ragione: il limone rovina e la maschera aiuta. Le ciocche rovinate dal sole le abbiamo trattate in colpi di sole e balayage rovinati dal sole. Riflessi multidimensionali si mantengono con lo stesso principio: proteggere le ciocche chiare e rimettere il tono.

Riflessi multidimensionali: come si mantengono a casa, un passo alla volta

La manutenzione si fa nei giorni del lavaggio e dura pochi minuti. Ecco i passi.

Le ciocche tornano del tono giusto dopo la prima maschera. Il colore resta fuso per sei settimane, quando il gloss va rifatto. La schiaritura nuova si fa ogni tre o quattro mesi, non prima.

Lo stesso metodo vale anche per altri colori e altre stagioni

Il metodo delle maschere pigmentate e del gloss vale per ogni tipo di riflesso, dai colpi di sole classici al balayage. Cambia il pigmento: viola per i biondi che ingialliscono, blu per i castani che virano all'arancio, rame per chi ha toni caldi che sbiadiscono. Vale per i capelli bianchi con qualche ciocca scura, che si tengono con il pigmento viola contro il giallo.

Le stagioni spostano la cura. D'estate il sole sbianca le ciocche chiare e il cappello vale più della maschera. D'inverno l'acqua calda porta via il gloss, e la doccia tiepida costa uno sforzo che paga. In primavera il calcare dell'acqua, con i lavaggi più frequenti, spegne le ciocche, e l'aceto torna utile. Riflessi ben tenuti non chiedono il salone ogni mese: chiedono cinque minuti ogni due lavaggi.

Le ciocche fatte a mano hanno cinquant'anni di saloni e cinque secoli di terrazzi al sole. Le tre frasi dell'inizio hanno avuto tre risposte. Non hanno ricrescita netta, ma hanno il gloss che se ne va. Non sono più delicati della tinta: sono decolorazione su poche ciocche. E a casa c'è da fare, e non poco: maschere, tiepido, aceto, olio. Le applicazioni mostrano il contrasto e ricordano il gloss, ma non vedono le ciocche gialle. Le nonne schiarivano con il limone e rovinavano, e la ricerca ha misurato che le ciocche chiare sono le più fragili e le più facili da ravvivare. I passi sono sette, dallo shampoo al gloss segnato sul calendario. Riflessi multidimensionali si fanno in poltrona, e si tengono in bagno.