Nel 1660 il medico tedesco Samuel Hafenreffer diede al prurito una definizione che si usa ancora oggi: una sensazione sgradevole che fa venire voglia di grattarsi. È una definizione onesta, perché ammette che il prurito si riconosce dal gesto che provoca e non da quello che si vede. Prurito in testa è forse il caso più chiaro di tutti, perché sotto i capelli non si vede quasi niente e resta solo la sensazione.

A settembre compare più spesso, dopo mesi di sole, di sale e di piscina. E compaiono con lui tre idee che vale la pena verificare. La prima dice che vuol dire che i capelli sono sporchi. La seconda dice che è colpa dello shampoo, e che basta cambiarlo. La terza dice che se non si vede niente non è niente. Questo articolo le mette sul tavolo e le guarda una per una.

Da dove nasce il Prurito in testa dopo l'estate

La pelle della testa è pelle come quella del viso, con una differenza: è coperta da migliaia di capelli e ha moltissime ghiandole che producono sebo. È anche piena di terminazioni nervose, e questo spiega perché una sensazione lieve lì si sente tanto.

Dopo l'estate le cause più comuni sono quattro. La prima è il sole, che ha assottigliato lo strato più esterno della pelle nei punti scoperti, cioè lungo la riga. La seconda è il sale e il cloro, che lasciano residui e tirano la pelle. La terza è il sudore ripetuto, che porta via acqua e lascia sali. La quarta sono i lavaggi frequenti fatti con acqua calda, che tolgono i grassi che proteggono.

Il risultato è una pelle più fragile del solito. Prurito in testa arriva quindi non perché ci sia sporco, ma perché manca qualcosa.

Ecco come la cosa viene capita male. Primo caso: si lava tutti i giorni con acqua bollente per togliere la sensazione. Il sollievo dura un'ora e poi la pelle, privata dei suoi grassi, prude di più.

Secondo caso: si cambia shampoo ogni settimana, cercando quello giusto. La pelle non ha il tempo di abituarsi a niente e il giudizio su ciascun prodotto resta impossibile.

Terzo caso: si gratta. Grattare dà sollievo per pochi secondi e in cambio irrita la pelle, che manda di nuovo il segnale. È un giro che si chiude su se stesso, e le unghie nel frattempo spezzano i capelli nella stessa zona, che diventa più rada. Prurito in testa si alimenta così, e smettere di grattare è la parte più difficile della cura.

Le applicazioni che analizzano la cute dalla foto

Ci sono programmi per il telefono che chiedono una fotografia ravvicinata della riga e restituiscono un punteggio di secchezza, di untuosità e di arrossamento. Alcuni funzionano con una piccola lente. Altri fanno un questionario sui sintomi e propongono una cura.

Fanno bene una cosa e non è poco: chiedono da quanto tempo dura, in che momento della giornata, se peggiora con il caldo o dopo il lavaggio. Sono le stesse domande che farebbe un medico, e metterle in fila aiuta a capire.

Dove sbagliano è nella risposta. Prurito in testa può venire dalla secchezza, da una reazione a un prodotto, da un eccesso di sebo o da condizioni che hanno un nome preciso e una cura precisa. Una fotografia non distingue fra queste, perché la pelle arrossata si assomiglia in tutti i casi.

E c'è un limite più profondo. Prurito in testa non si vede, perché è una sensazione e nessuna immagine la misura. Un punteggio di arrossamento dice quanto è rossa la pelle, non quanto ti dà fastidio.

Usa questi strumenti per tenere il diario. Se la sensazione dura da più di due settimane, se compaiono croste, se la pelle brucia o se perdi capelli nella zona che gratti, la cosa va vista dal dermatologo. Sul prurito che compare d'estate le cause sono in parte diverse, e conoscerle aiuta a capire che cosa è cambiato adesso.

La camomilla delle nonne e quello che dice la ricerca

Il risciacquo con la camomilla tiepida è la tradizione più diffusa contro il fastidio alla testa, comune in tutta Italia e usata anche sui bambini. Un fondo di verità c'è: l'acqua tiepida e alcune sostanze della pianta danno sollievo immediato, come fa un impacco fresco su una scottatura leggera. È un sollievo che dura poche ore.

In Emilia e in Veneto si usava l'aceto diluito nell'ultimo risciacquo. Toglie i residui di calcare e di prodotto, e per una pelle irritata dai depositi qualcosa fa. Usato puro, però, brucia e peggiora.

C'è poi un'abitudine che va corretta, cioè la spazzolatura energica per stimolare la circolazione. Su una pelle già irritata lo sfregamento aumenta il fastidio invece di calmarlo. Prurito in testa non si toglie con l'energia, si toglie con la delicatezza.

La ricerca ha guardato il problema come un argomento a sé. Nel 2011 Ghada Bin Saif, Marna Ericson e Gil Yosipovitch hanno pubblicato su Experimental Dermatology uno studio sul prurito della testa. Hanno descritto un tessuto con una densità di fibre nervose diversa da quella di altre zone del corpo, e hanno osservato che questo aiuta a spiegare perché lì la sensazione sia così insistente e difficile da trattare.

Prurito in testa risulta quindi un fenomeno con caratteristiche proprie, e non una forma minore del prurito della pelle. Gli stessi autori notano che nella metà circa dei casi che arrivano allo specialista non si trova una malattia della pelle, e che la causa resta nella secchezza e nella sensibilità individuale.

Che cosa fare contro il Prurito in testa, un passo alla volta

I gesti utili sono pochi e si vedono in fretta.

Prurito in testa da secchezza risponde in fretta a questi gesti. Se la causa è quella, il fastidio cala in dieci o quindici giorni. Se dopo due settimane è uguale, o se peggiora, prendi appuntamento invece di provare il prodotto successivo.

Lo stesso metodo vale anche in altre stagioni

Quello che si è detto qui funziona anche a gennaio, quando i termosifoni seccano l'aria e la pelle della testa reagisce allo stesso modo. Cambia la causa esterna, non la risposta.

Vale anche per chi porta il casco o il cappello tutto il giorno. Il caldo e l'umidità che restano sotto sono un'altra strada che porta allo stesso fastidio.

E vale per chi tinge i capelli. Nei giorni dopo il colore la pelle è più sensibile, e gli stessi gesti che calmano dopo l'estate calmano anche lì. Prurito in testa cambia causa e non cambia rimedio.

Si è partiti dal 1660 e dalla definizione di Samuel Hafenreffer, che legò il prurito al gesto di grattarsi. Poi sono stati messi sul tavolo tre luoghi comuni. Il primo, che voglia dire capelli sporchi, non regge: dopo l'estate il problema è che manca qualcosa, non che ci sia qualcosa di troppo. Il secondo, che basti cambiare shampoo, va corretto: serve tenerne uno delicato per settimane, non cambiarne cinque. Il terzo, che se non si vede niente non sia niente, è il più sbagliato dei tre, perché il prurito è una sensazione e non un'immagine.

Le applicazioni fanno domande giuste e danno risposte incerte, perché una fotografia non distingue le cause. La camomilla dà sollievo per qualche ora e l'aceto puro brucia. Lo studio del 2011 ha mostrato che la testa ha caratteristiche nervose sue, e questo spiega l'insistenza della sensazione. I passi da fare sono semplici e danno risultato in due settimane. Prurito in testa che non passa in due settimane merita una visita, e quella è la sola regola che non cambia.