La parola è vecchia più di un secolo. Nel 1901 il chimico tedesco Emil Fischer lega in laboratorio due amminoacidi e chiama il risultato peptide, e l'anno dopo Fischer prende il Nobel per la chimica per i lavori sugli zuccheri e le proteine. Nel 1973 il biochimico americano Loren Pickart trova nel sangue umano un piccolo peptide con il rame che lo interessa per la pelle, e da lì comincia la storia cosmetica. Peptidi è oggi una delle parole più cercate insieme a rosmarino, caffeina e cheratina, e sta scritta su sieri, fiale e shampoo per la cute. Intorno girano tre frasi. La prima dice che fanno ricrescere i capelli. La seconda dice che sono la stessa cosa della cheratina, solo più cara. La terza dice che entrano nel capello e lo riparano da dentro. Ognuna ha una radice, e questo articolo la trova prima di dire che cosa c'è di vero, e finisce con i passi per usarli senza aspettarsi miracoli.
Peptidi: che cosa vuol dire davvero questa parola
Una proteina è una catena lunga di amminoacidi, i mattoni di cui è fatto ogni tessuto. Un peptide è una catena corta degli stessi mattoni, da due a poche decine. La differenza è solo la lunghezza. La cheratina del capello è una proteina lunga. Un peptide è un pezzetto. Nei prodotti per capelli arrivano in due modi: alcuni sono ricavati spezzando una proteina, come la cheratina o la seta, e sono frammenti di tutte le misure. Altri sono costruiti in laboratorio, corti e sempre uguali, pensati per dare un segnale alla pelle.
Peptidi viene capito male in tre modi, e ogni volta i capelli aspettano qualcosa che non arriva. Il primo è aspettarsi capelli nuovi da un siero. La crescita la decide il bulbo, la piccola tasca della pelle da cui nasce il capello, e un segnale sulla cute può aiutarlo a lavorare meglio se lavora già. Non riapre un bulbo chiuso da anni. Chi lo aspetta dopo due mesi guarda la riga e non vede niente.
Il secondo è metterli sulle lunghezze pensando che riparino. Quelli costruiti per la cute non fanno niente sul capello morto. Chi li spalma sulle punte spende molto per un velo che il primo shampoo porta via.
Il terzo è confondere i due tipi. Peptidi di cheratina in una maschera lavorano come i frammenti di proteina, sopra e un po' dentro la fibra. Quelli di segnale in un siero lavorano sulla pelle della testa. Comprare il primo per la cute o il secondo per le punte è il modo più comune di sprecare il prodotto.
Le applicazioni che promettono di scegliere i peptidi giusti
Il telefono si offre di leggere l'etichetta per te. Ci sono applicazioni che fotografano la lista degli ingredienti e dicono a che cosa serve ogni nome. Altre analizzano la cute da una foto ravvicinata e ti dicono se hai bisogno di un siero. Altre ancora ti fanno seguire una routine di trenta giorni e ti mandano il promemoria della sera.
Fanno bene una cosa: traducono la lista. Peptidi hanno nomi lunghi in etichetta, con numeri e sigle, e un'applicazione che dice se quel nome è un frammento di cheratina o un peptide di segnale toglie molta confusione. Sbagliano quando promettono l'effetto. La foto della cute vede il rossore e il sebo, non il bulbo. Il questionario non sa se la caduta che senti è quella dell'autunno, che passa da sola, o un'altra, che è un discorso da dermatologo.
Sbagliano anche sul tempo. Trenta giorni di routine con il promemoria sono un buon inizio, ma nessuno studio sui sieri per la cute ha visto qualcosa prima di tre mesi. Peptidi valutati a un mese da un'applicazione danno una bocciatura che non vuol dire niente. L'applicazione può leggere il nome e ricordare la sera. Che cosa aspettarsi e quando lo dice la ricerca, ed è meno di quello che promette la confezione. Sul confine fra quello che entra e quello che resta sopra c'è che cosa entra davvero nel capello.
Peptidi nella tradizione e nella ricerca
La tradizione non aveva la parola, ma aveva i frammenti di proteina senza saperlo. In Campania l'impacco con l'uovo sbattuto era il rimedio per i capelli sfibrati, e le proteine dell'uovo restano sopra come un velo. In Piemonte e in Lombardia si usava il latte per l'ultimo risciacquo, e le proteine del latte, più piccole, entrano un po' fra le scaglie. Nel Sud si scaldava l'olio d'oliva sulla cute e si massaggiava a lungo, e il massaggio muove la pelle della testa e il sangue sotto. Nessuna di queste tradizioni parla di crescita. Parlano di corpo e di morbidezza, e su quello hanno ragione.
La ricerca ha guardato le molecole di segnale a partire dal rame. Il piccolo peptide trovato da Pickart nel 1973 è stato provato sui bulbi in laboratorio: nel 2007 Pyo e colleghi, in Corea, hanno pubblicato che sui bulbi di capello umano coltivati in vitro il peptide con il rame allungava la fase di crescita e i bulbi producevano un capello più lungo. È un lavoro in provetta, non in testa, e resta il più citato.
Peptidi di cheratina hanno invece lo studio di Barba e colleghi, in Spagna, nel 2008: frammenti ricavati dalla lana entrano nel capello danneggiato, ne aumentano la resistenza e lo fanno trattenere più acqua. Anche qui erano capelli decolorati. Peptidi di segnale sulla cute di persone vere, con autori e anno e un numero di partecipanti serio, non hanno ancora uno studio grande, e questo va detto. La tradizione e la ricerca si danno ragione sui frammenti di proteina: lavorano sul capello danneggiato, e le nonne dell'uovo non erano lontane. Sulla crescita la tradizione tace e la ricerca ha solo la provetta. Dove la caduta è forte, il siero non è la risposta e va sentito il dermatologo.
Come usare i peptidi, un passo alla volta
Questo è il modo per usarli nel posto giusto e per capire dopo tre mesi se hanno fatto qualcosa.
- Decidi che cosa vuoi. Se il problema è il capello sfibrato, cerca i frammenti di cheratina in una maschera. Se il problema è la cute e la caduta stagionale, cerca un siero con molecole di segnale, come quello con il rame.
- Leggi la lista: il peptide deve stare nella prima metà degli ingredienti. In fondo alla lista è un nome sulla scatola.
- Il siero va sulla cute pulita e asciutta, riga per riga, con il contagocce o i polpastrelli. Non sulle lunghezze.
- Massaggia due minuti con i polpastrelli, senza unghie. Peptidi o no, il massaggio fa la sua parte.
- Non risciacquare. Peptidi di segnale hanno bisogno di ore sulla pelle, e il siero si mette la sera.
- La maschera con i frammenti di cheratina va invece sulle lunghezze, dieci minuti, una volta a settimana, e si risciacqua.
- Fotografa la riga centrale una volta al mese, sempre alla stessa luce, e non giudicare prima di tre mesi.
La maschera si sente in due o tre applicazioni, con il capello più compatto. Il siero sulla cute chiede tre mesi, e a sei mesi le foto dicono la verità: se sono uguali, il siero non ha fatto per te, e non è colpa tua.
Lo stesso metodo vale anche per altri capelli e altre stagioni
La regola del posto giusto vale per tutto quello che si mette in testa. La caffeina in un siero lavora sulla cute e non sulle punte, come le molecole di segnale. L'olio di cocco lavora sulle lunghezze e non sulla cute, come i frammenti di proteina. Chi ha il capello fine tiene la maschera leggera e il siero senza olio. Chi ha il capello riccio usa la maschera per la fibra e lascia stare il siero, se la cute è sana.
In autunno, quando il ricambio fa cadere più capelli, il siero torna nelle ricerche, e va detto che quella caduta finisce da sola entro novembre, con o senza siero. Chi comincia a settembre e vede meno capelli a dicembre non sa se è stato il prodotto o il calendario. Meglio cominciare in inverno e guardare a primavera. Peptidi non si mettono su una cute irritata da una tinta appena fatta, e con un prodotto del medico già in uso si chiede a lui prima di alternare.
La parola viene da Emil Fischer nel 1901 e la storia cosmetica dal peptide con il rame di Pickart nel 1973. Le tre frasi dell'inizio hanno avuto risposta. Non fanno ricrescere capelli dove il bulbo è chiuso, e sulla cute di persone vere la prova grande non c'è ancora. Non sono la stessa cosa della cheratina: i frammenti di cheratina sono un tipo, le molecole di segnale un altro, e vanno in posti diversi. Non riparano da dentro, entrano un po' nel capello danneggiato e sopra fanno un velo. Le applicazioni leggono l'etichetta e sbagliano il tempo. La tradizione dell'uovo e del latte metteva frammenti sopra, la ricerca di Pyo del 2007 ha la provetta e quella di Barba del 2008 il capello decolorato. I passi sono scegliere il tipo, leggere la lista, siero sulla cute e maschera sulle lunghezze, massaggio, foto e tre mesi di pazienza. Peptidi sono una parola nuova per un gesto vecchio, e funzionano solo nel posto per cui sono fatti.
