Mettere l'olio sui capelli prima di lavarli è un gesto antico, e non è nato in Italia. In India sta nei testi dell'Ayurveda, la medicina tradizionale che ha più di duemila anni, e si chiama champi: l'olio scaldato, versato sulla testa e massaggiato a lungo, dalla madre alla figlia. Da lì viene la parola inglese shampoo, passata attraverso l'India britannica del Settecento. Anche in Italia le nonne del Sud tenevano l'olio d'oliva in bagno per i capelli. Hair oiling è il nome che questo gesto ha preso in rete negli ultimi anni, e da allora gira con tre idee attaccate. La prima dice che l'olio nutre il capello. La seconda dice che più a lungo resta in posa e più fa. La terza dice che va bene per tutti i capelli e per tutti gli oli. Sono idee con una radice, e vanno guardate prima di essere corrette. Questo articolo racconta il rito da capo, dice che cosa fa davvero e lo spiega passo passo.
Hair oiling: che cosa vuol dire davvero
La parola inglese va tradotta subito: è l'olio sui capelli prima dello shampoo. Non è l'olio sulle punte dopo la piega, che è un altro gesto. Si mette su capelli asciutti, si lascia in posa, poi si lava. Il capello è materia morta, fatta di cheratina, cioè la proteina di cui è fatto anche l'unghia, e non si nutre di niente. Quello che l'olio può fare è entrare fra le scaglie della cuticola, cioè lo strato che riveste il capello, e restarci un po'.
Hair oiling viene capito male in tre modi, e ogni volta i capelli lo pagano. Il primo è credere che ogni olio entri nella fibra. Non è così: quasi tutti restano sopra. Chi mette olio di girasole o di oliva per una notte trova al mattino i capelli unti fuori e secchi dentro, e dopo due shampoo sono ancora pesanti.
Il secondo è la posa lunga a ogni costo. Una notte con l'olio sotto la cuffia sembra una coccola. Sul capello fine è un peso che lo schiaccia alla radice per giorni, e sulla cute grassa è sebo sopra sebo, con il prurito che arriva il giorno dopo.
Il terzo è metterlo sulla cute quando il problema sta sulle lunghezze. L'olio sulla pelle della testa serve per il massaggio e per la cute secca. Sulle punte che si spezzano serve sulle punte. Hair oiling fatto dappertutto, con la mano piena, è il modo più sicuro per avere la radice unta e le punte come prima.
Le applicazioni che promettono la routine giusta
Oggi il telefono si offre di fare la routine per te. Ci sono applicazioni che chiedono una foto dei capelli e ti danno un tipo, dal fine al grosso, dal liscio al riccio, e con il tipo una lista di oli. Altre mettono un promemoria per la sera dell'olio e contano i giorni. Altre ancora ti fanno vedere la piega sulla foto dopo il trattamento, come se fosse già fatto.
Fanno bene una cosa: mettono ordine. Hair oiling fatto una volta ogni tanto, quando ci si ricorda, non fa vedere niente. Un promemoria ogni mercoledì e ogni sabato fa più di molti consigli. Il tipo di capello letto dalla foto è invece un'idea. La foto vede la forma, non lo spessore, e non sente se il capello è poroso, cioè se la cuticola è consumata e lascia entrare tutto. Due donne con la stessa foto hanno capelli che assorbono in modo diverso.
La lista di oli poi è spesso una lista di prodotti da comprare, e cambia con chi paga la pubblicità. Hair oiling ha bisogno di un olio solo, scelto bene, non di quattro. L'applicazione può ricordarti il giorno. Che olio, quanto e dove lo decidi tu, con il tatto. Su questo aiuta anche quale olio e quanto usarne, che spiega le differenze fra gli oli comuni.
Hair oiling nella tradizione e nella ricerca
In Italia l'olio sui capelli ha una tradizione contadina, legata all'olio che c'era in casa. In Puglia, in Calabria e in Sicilia si scaldava un cucchiaio di olio d'oliva e si passava sulle lunghezze la sera prima del bucato dei capelli, che si faceva una volta a settimana. C'è del vero: l'olio d'oliva sta sopra la fibra, la protegge dallo sfregamento e rende la spazzola facile. Non entra, ma fa da guaina. In Campania si usava anche l'olio di mandorle, più leggero, per le bambine. Anche qui c'è del vero: un olio leggero si lava meglio e non appesantisce.
La tradizione indiana usava e usa l'olio di cocco, e la ricerca ha guardato proprio quello. Nel 2003 Rele e Mohile, in India, hanno pubblicato sul Journal of Cosmetic Science un confronto fra olio di cocco, olio di girasole e olio minerale, messi sui capelli prima del lavaggio. Solo l'olio di cocco entrava nella fibra e riduceva la perdita di proteine durante lo shampoo. Gli altri due restavano sopra. La ragione è nella forma delle sue molecole, piccole e dritte, che passano fra le scaglie.
Hair oiling ha quindi una tradizione che dice olio d'oliva e una ricerca che dice olio di cocco, e non si contraddicono. L'olio d'oliva fa da guaina esterna, e le nonne avevano ragione sul pettine che scorre. L'olio di cocco entra, e la ricerca ha ragione sulle proteine che restano. Hair oiling funziona in due modi diversi secondo l'olio, e conviene sapere quale dei due si sta cercando. Su un capello molto fine, va detto, tutti e due appesantiscono.
Il rito dell'olio prima dello shampoo, un passo alla volta
Questo è il modo che non lascia i capelli unti e che fa vedere se il gesto serve ai tuoi.
- Scegli un olio solo. Cocco se vuoi che entri, oliva o mandorle se vuoi la guaina fuori. Hair oiling con tre oli insieme non si capisce più.
- Pettina i capelli asciutti e sciogli i nodi prima, non dopo. Con l'olio i nodi si vedono meno e si strappano di più.
- Scalda una noce di olio fra le mani. Per capelli lunghi fino alle spalle una noce basta, per capelli fini mezza.
- Applica dalle orecchie in giù, sulle lunghezze e sulle punte. La cute solo se è secca o se vuoi fare il massaggio, con le dita e non con la mano piena.
- Raccogli in una treccia morbida e aspetta da mezz'ora a due ore. Hair oiling più lungo di così aggiunge poco, e la notte serve solo ai capelli grossi e secchi.
- Metti lo shampoo direttamente sull'olio, su capelli asciutti, prima dell'acqua. Emulsiona con le mani, poi bagna e lava. Così l'olio si stacca al primo lavaggio.
- Risciacqua a lungo e tampona. Se i capelli restano pesanti, la prossima volta usa metà olio.
La differenza si sente alla prima spazzolata. Se dopo tre o quattro volte i capelli sono più lisci al tatto e si spezzano meno, il rito è per te. Se restano pesanti anche con metà dose, non lo è, e non è colpa dell'olio.
Lo stesso metodo vale anche per altri capelli e altri momenti
Il gesto cambia con il capello che hai. Sul capello riccio la dose può crescere e la posa può allungarsi, perché il riccio è secco per natura e l'olio lo tiene definito. Sul capello fine e liscio va fatto ogni due settimane, con mezza noce, e mai sulla cute. Sul capello decolorato, che è poroso e beve tutto, l'olio di cocco fa più effetto, ma anche lo shampoo dopo deve essere delicato, o si toglie quello che si è messo.
Al rientro dall'estate, con il sale e il cloro che hanno consumato la cuticola, il rito serve più che in altri mesi, una volta a settimana per un mese. In inverno, con il calore dei termosifoni, basta ogni due. Hair oiling si sposa anche con la piastra, ma solo se l'olio è stato lavato via per bene prima del calore: l'olio rimasto sul capello sotto la piastra frigge. Prima dello shampoo sì, prima della piega no.
Il rito dell'olio prima dello shampoo viene dall'India dell'Ayurveda, e da lì ha preso perfino la parola shampoo. In Italia le nonne del Sud lo facevano con l'olio d'oliva. Le tre idee dell'inizio hanno avuto risposta. L'olio non nutre, perché il capello è morto, ma entra o fa da guaina. La posa lunga non è sempre meglio, e sul capello fine è peggio. Non vale per tutti gli oli: la ricerca di Rele e Mohile del 2003 ha mostrato che il cocco entra e il girasole no. Le applicazioni ricordano il giorno, ma non sentono il capello. La tradizione dice oliva e la ricerca dice cocco, e tutte e due hanno la loro ragione. I passi sono un olio solo, i nodi sciolti prima, una noce dalle orecchie in giù, un'ora di posa e lo shampoo messo sull'olio asciutto. Hair oiling è un gesto vecchio di secoli, e funziona quando lo si fa con la misura di chi lo ha inventato.
