I legami del capello si rompono da più di un secolo, e per scelta. Nel 1906 il parrucchiere tedesco Karl Nessler presenta a Londra la prima permanente, con calore e soda, come racconta la storia della cosmetica del Novecento. Nel 1938 l'americano Arnold Willatt inventa la permanente a freddo, con una sostanza che spezza i legami di zolfo del capello e li richiude in un'altra forma. Da allora ogni tinta, ogni decolorazione e ogni lisciatura passa dallo stesso punto: si aprono i legami, si sposta la forma, si richiude. Bond repair è la parola che da dieci anni promette di fare il contrario, cioè rimettere a posto i legami spezzati. Intorno ci girano tre idee. La prima dice che questi prodotti ricostruiscono il capello. La seconda dice che dopo un trattamento si può decolorare senza rischi. La terza dice che sono una maschera più cara. Ognuna ha una ragione, e questo articolo la trova prima di dire che cosa c'è di vero, e finisce con i passi per usarli bene.
Bond repair: che cosa sono davvero i legami del capello
Il capello è fatto di cheratina, cioè una proteina a forma di lunghe catene. Le catene stanno insieme grazie a tre tipi di legami. I legami a idrogeno sono deboli: l'acqua li apre e il calore li richiude, ed è il motivo per cui la piega dura fino alla prossima pioggia. I legami salini sono un po' più forti e sentono l'acidità. I ponti di zolfo, chiamati anche ponti disolfuro, sono i più forti: tengono insieme le catene per sempre, e solo un prodotto chimico li spezza. La decolorazione, la tinta e la permanente ne spezzano una parte. Il capello resta più molle, più poroso e si rompe.
Bond repair viene capito male in tre modi. Il primo è credere che ricostruisca la cheratina persa. Un capello decolorato tre volte ha perso pezzi di proteina, non solo legami, e nessun prodotto li rimette. Chi lo aspetta vede le punte trasparenti restare trasparenti, e pensa di avere sbagliato prodotto.
Il secondo è usarlo dopo, quando il danno è fatto. Il prodotto lavora meglio durante la decolorazione, quando i legami sono aperti e ha qualcosa da agganciare. Messo un mese dopo su capelli asciutti fa molto meno, e il volume che è sparito non torna.
Il terzo è pensare che tutti i prodotti con quella scritta facciano la stessa cosa. Bond repair è un nome, non una formula. Dentro ci può essere una molecola che aggancia lo zolfo, oppure un condizionante che sta sopra e basta. Al tatto, subito dopo, sembrano uguali. Alla decolorazione dopo non lo sono.
Le applicazioni che promettono di dire quanto è rovinato il capello
Il telefono si offre di misurare il danno. Ci sono applicazioni che fotografano una ciocca controluce e danno un voto alla porosità, cioè a quanto la cuticola, lo strato di scaglie che riveste il capello, è consumata. Altre chiedono quante tinte hai fatto e quante piastre a settimana, e dal questionario tirano fuori un livello di danno e un prodotto. Altre ancora mostrano il colore sulla tua foto e dicono se il tuo capello lo regge.
Fanno bene una cosa: chiedono la storia del capello. Bond repair serve a chi ha fatto chimica, e un questionario che conta le decolorazioni è un buon inizio. La foto invece vede solo la superficie. Un capello può avere la cuticola lucida e i ponti di zolfo a pezzi, e la foto lo promuove. Il vero test è vecchio e non serve il telefono: un capello bagnato tirato fra due dita. Se si allunga come un elastico e non torna, i legami sono andati.
Il consiglio automatico poi non sa quale molecola c'è dentro il prodotto che consiglia. Bond repair scritto sulla confezione basta all'applicazione, non al capello. L'applicazione è utile per tenere il conto dei trattamenti fatti. Il resto lo fanno le dita e la parrucchiera. Per il rientro dall'estate, i capelli decolorati al rientro hanno un discorso a parte.
Bond repair fra la tradizione e la ricerca
La tradizione italiana non conosceva i legami, ma conosceva il capello sfibrato dalla permanente. In Emilia e in Lombardia, nel dopoguerra, dopo la permanente si faceva l'impacco con l'uovo sbattuto. C'è del vero: le proteine dell'uovo restano sopra il capello e lo rendono più compatto al tatto per qualche giorno, senza ricostruire niente dentro. Nel Sud si usava la birra come ultimo risciacquo per dare corpo. Anche qui c'è del vero: lo zucchero e le proteine della birra fanno un velo che dà tenuta, e va via al lavaggio dopo. Nessuna di queste tradizioni entra nella fibra. Sono guaine.
La ricerca ha cambiato le cose nel 2014. Due chimici della California, Pressly e Hawker, hanno brevettato una molecola pensata per agganciare i due capi di un ponte di zolfo rotto durante la decolorazione, prima che si leghino ad altro. Il brevetto è del 2014 e ha dato il via a tutta la categoria. Studi indipendenti sull'efficacia sui capelli veri, con autori e anno, sono pochi. Quelli fatti in laboratorio mostrano che il capello trattato durante la decolorazione si rompe meno in trazione, cioè tirandolo, rispetto a quello decolorato senza. Non mostrano che il capello torna come prima.
Bond repair ha quindi una ragione chimica vera e una prova ancora corta. La tradizione dell'uovo e della birra e la ricerca sulla molecola del 2014 si danno ragione su un punto: il capello sfibrato si aiuta, non si rifà. Si danno torto sull'altro: l'uovo sta sopra, la molecola lavora dentro, durante la chimica. Bond repair non è una maschera più cara, ma non è neanche un capello nuovo.
Come usare il bond repair, un passo alla volta
Questo è l'ordine che fa lavorare il prodotto dove serve, e che fa vedere se serve.
- Fai il test del capello bagnato: tira una ciocca fra due dita. Se si allunga molto e non torna, i legami sono aperti e vale la pena. Se torna subito, ti basta una maschera.
- Leggi l'etichetta: cerca una molecola nei primi ingredienti, non solo la scritta sul fronte. Se l'elenco è fatto di siliconi e oli, è un condizionante.
- Usa il prodotto durante la decolorazione o la tinta, in salone o a casa, mescolato al prodotto chimico secondo le dosi della confezione. È il momento in cui fa di più.
- A casa, applica su capelli lavati e tamponati, dalle lunghezze alle punte, e lascia in posa dieci minuti o il tempo indicato. Bond repair sulla radice non serve.
- Risciacqua e poi usa il balsamo. Il prodotto lavora dentro e non ammorbidisce fuori, e senza balsamo il capello sembra ruvido.
- Ripeti una volta a settimana per un mese dopo ogni chimica, poi ogni due settimane. Bond repair tutti i giorni non aggiunge.
- Rifai il test del capello bagnato dopo un mese. Se la ciocca torna prima, sta funzionando.
Il risultato durante la chimica si vede il giorno stesso, con meno rottura al pettine. A casa servono quattro settimane, e le punte già trasparenti non cambiano: quelle si tagliano.
Lo stesso metodo vale anche per altri capelli e altri gesti
Il test del capello bagnato vale per tutte, anche per chi non fa chimica. Un capello naturale che si allunga senza tornare ha preso troppo calore, e allora il prodotto per i legami aiuta, ma aiuta di più abbassare la piastra. Sul capello riccio naturale, che si spezza per la forma e non per la chimica, il prodotto fa poco e serve invece l'olio e il pettine largo.
In autunno, dopo un'estate di sole e cloro, i legami deboli e quelli salini sono provati e il capello sembra sfibrato senza avere fatto tinte. Lì bastano due settimane di maschera e il taglio delle punte. In primavera, prima di schiarire per l'estate, è il momento di fare il trattamento durante la decolorazione, non dopo. Bond repair segue la chimica, non il calendario.
I legami del capello si spezzano da quando Nessler nel 1906 e Willatt nel 1938 hanno inventato la permanente, e ogni tinta ripete quel gesto. Le tre idee dell'inizio hanno avuto risposta. I prodotti non ricostruiscono il capello, agganciano i ponti di zolfo aperti durante la chimica. Non rendono la decolorazione senza rischi, la rendono meno dannosa. E non sono una maschera più cara, perché lavorano dentro e non ammorbidiscono fuori. Le applicazioni contano i trattamenti ma non vedono i legami, che si sentono con il test del capello bagnato. La tradizione dell'uovo e della birra faceva guaine, la ricerca dal brevetto di Pressly e Hawker del 2014 lavora dentro, e le prove sui capelli veri sono ancora poche. I passi sono il test, l'etichetta, il prodotto durante la chimica, il balsamo dopo e il test rifatto a un mese. Bond repair aiuta il capello che si sta rompendo, e il capello già rotto si taglia.
