La proteina che fa il capello ha un nome dall'Ottocento. Viene dal greco keras, corno, e i chimici di allora la chiamavano così perché la trovavano nelle corna, nelle unghie e nei capelli, come riportano i manuali di chimica del secolo scorso. Il grande pubblico l'ha conosciuta molto dopo, intorno al 2005, quando dal Brasile è arrivata la lisciatura che porta il suo nome e ha riempito i saloni di mezzo mondo. Cheratina da allora vuol dire due cose diverse che si confondono: il trattamento che liscia e la maschera che si compra al supermercato. Intorno girano tre frasi. La prima dice che la maschera ricostruisce il capello. La seconda dice che più proteina si mette e più il capello è forte. La terza dice che va bene per tutti, dal fine al riccio. Sono frasi con una ragione, e questo articolo la cerca prima di correggerle. In fondo ci sono i passi per capire quando la maschera aiuta e quando fa il contrario.
Cheratina in maschera: che cosa vuol dire davvero
Il capello è fatto di questa proteina per quasi tutto il suo peso. Sta nella corteccia, la parte interna, in lunghe catene, e sta nella cuticola, cioè lo strato di scaglie che riveste il capello. Quando la cuticola si consuma per il calore, il sole o la chimica, la corteccia resta scoperta e perde pezzi di proteina a ogni lavaggio. La maschera promette di rimetterli.
Cheratina in maschera non è la proteina intera. Una proteina intera è troppo grossa per passare fra le scaglie. Quella dei prodotti è idrolizzata, cioè spezzata in frammenti piccoli, e i frammenti più piccoli entrano fra le scaglie e un po' nella corteccia. I più grandi restano sopra e fanno un velo.
Viene capita male in tre modi. Il primo è aspettarsi che riempia le punte trasparenti. Le punte trasparenti hanno perso la cuticola del tutto, e il velo non ha dove attaccarsi. Chi lo aspetta vede le punte spezzarsi lo stesso.
Il secondo è usarla su un capello sano, per prevenire. Il capello sano ha la cuticola chiusa: i frammenti non entrano, restano sopra, e dopo tre volte il capello è rigido, secco e si spezza quando lo pieghi. È il capello che scricchiola sotto le dita, e molte pensano che sia secco e mettono altra maschera. Cheratina in più su un capello che non ne ha bisogno fa proprio il danno che si voleva evitare.
Il terzo è metterla alla radice. Alla radice il capello è nuovo e la cute non ha bisogno di proteine. Lì appesantisce e basta, e il volume sparisce in un giorno.
Le applicazioni che promettono di dire se serve la cheratina
Il telefono si offre di decidere. Ci sono applicazioni che fotografano una ciocca e dicono se il capello ha bisogno di proteine o di idratazione, come se fossero due caselle. Altre fanno un questionario sulla piega, sul colore e sui prodotti che usi e ti danno una lista da comprare. Altre ancora ti mostrano come starebbero i tuoi capelli lisci dopo il trattamento in salone.
Fanno bene una cosa: mettono la domanda giusta, cioè se il capello ha perso proteina o ha perso acqua. Cheratina serve nel primo caso e fa danni nel secondo, e molte non si erano mai poste il dubbio. Sbagliano nella risposta. La foto non distingue un capello secco da un capello sfibrato, perché tutti e due sono opachi. Il questionario non sa se il tuo capello è a bassa porosità, cioè con la cuticola così chiusa che non lascia entrare niente.
Il test vero non ha bisogno del telefono. Bagna una ciocca e tirala fra due dita. Se si allunga molto come un elastico e non torna, ha perso proteina. Se non si allunga per niente e si spezza secca, ha perso acqua e la maschera di proteine la peggiora. Cheratina consigliata da una foto a un capello che aveva solo sete è uno degli errori più comuni di casa. Per capire che cosa entra davvero in una maschera c'è che cosa entra nel capello, che spiega la misura delle molecole.
Cheratina fra la tradizione e la ricerca
La tradizione italiana metteva proteine sui capelli senza saperlo. In Campania e in Sicilia l'impacco con l'uovo sbattuto e un cucchiaio di olio era il rimedio per i capelli sfibrati dalla permanente. C'è del vero: le proteine dell'uovo sono grosse, restano sopra e fanno un velo che dà corpo per qualche giorno. In Veneto e in Friuli si usava il latte, o il siero del latte, come ultimo risciacquo per rendere i capelli morbidi. Anche qui c'è del vero: le proteine del latte sono più piccole di quelle dell'uovo e qualcosa entra fra le scaglie. Nessuna nonna avrebbe fatto l'uovo ogni settimana su capelli sani, e questo è il buon senso che la maschera moderna ha perso.
La ricerca ha guardato i frammenti piccoli. Nel 2008 Barba e colleghi, in Spagna, hanno pubblicato uno studio sui frammenti di proteina ricavati dalla lana, applicati su capelli danneggiati. Hanno visto che i frammenti entrano nella fibra, ne aumentano la resistenza e la fanno trattenere più acqua. Erano capelli decolorati, non capelli sani, e la differenza si vedeva proprio lì.
Cheratina per lisciare è un'altra storia, e la ricerca la separa. Il trattamento arrivato dal Brasile intorno al 2005 liscia grazie a una sostanza che fissa la proteina al capello con il calore, e quella sostanza ha creato problemi di sicurezza discussi per anni. Non è la maschera, e non va confusa con la maschera. Cheratina in maschera e tradizione dell'uovo si danno ragione su un punto: le proteine servono al capello che le ha perse. La ricerca aggiunge il resto: i frammenti piccoli entrano, i grossi no, e sul capello sano non c'è niente da riempire.
Quando fare la maschera e quando no, un passo alla volta
Questo è il modo per usarla solo quando serve e per accorgersi quando ha finito di servire.
- Fai il test della ciocca bagnata. Si allunga e non torna: serve proteina. Non si allunga e si spezza: serve acqua, e la maschera di proteine aspetta.
- Scegli una maschera dove la proteina idrolizzata sta nei primi ingredienti. Cheratina scritta grande davanti e in fondo alla lista fa poco.
- Lava i capelli e tampona bene. Su capelli fradici l'acqua occupa i posti e i frammenti restano fuori.
- Applica dalle orecchie in giù, mai alla radice. Pettina con le dita per distribuire.
- Lascia in posa il tempo della confezione, di solito dieci minuti, con un asciugamano caldo sopra. Il caldo apre un po' le scaglie e i frammenti entrano meglio.
- Risciacqua a lungo e metti un balsamo idratante sopra. La proteina da sola lascia il capello rigido, e il balsamo lo ammorbidisce.
- Ripeti una volta a settimana per un mese, poi rifai il test. Se la ciocca torna prima, passa a una volta al mese. Cheratina che continua ogni settimana su un capello ormai a posto lo irrigidisce.
Il primo cambiamento si sente in due o tre applicazioni, con il capello più compatto al tatto. Se dopo un mese scricchiola o si spezza piegandolo, hai superato la misura: fermati e passa alle maschere idratanti per un mese.
Lo stesso metodo vale anche per altri capelli e altre stagioni
Il test della ciocca bagnata decide per tutte. Sul capello riccio, che è secco per forma e non per danno, la proteina serve di rado e l'acqua sempre, e la maschera giusta è quella idratante. Sul capello fine la proteina piace, perché dà corpo, ma la dose è mezza e la radice si evita. Sul capello decolorato la proteina è quasi sempre la cosa giusta per il primo mese, poi si alterna con l'idratazione.
Al rientro dall'estate, con il sole e il cloro che hanno consumato la cuticola, il test viene quasi sempre positivo e un mese di maschere ha senso. In inverno, con l'aria secca dei termosifoni, il capello ha più sete che fame, e la maschera cambia. Cheratina non si usa la settimana della tinta, perché il velo di proteina cambia il modo in cui il colore prende. Meglio una settimana prima o due settimane dopo.
La proteina del capello ha un nome dall'Ottocento e una fama dal Brasile del 2005. Le tre frasi dell'inizio hanno avuto risposta. La maschera non ricostruisce le punte trasparenti, riempie le scaglie dove ci sono ancora. Più proteina non è più forza: sul capello sano irrigidisce e spezza. E non va bene per tutte, perché il riccio secco e il capello con sete hanno bisogno di acqua. Le applicazioni pongono la domanda giusta e sbagliano la risposta, che si trova con una ciocca bagnata fra due dita. La tradizione dell'uovo e del latte metteva proteine sopra, e la ricerca di Barba del 2008 ha mostrato che i frammenti piccoli entrano nel capello danneggiato. I passi sono il test, l'etichetta, le lunghezze e non la radice, il caldo in posa, il balsamo dopo e il test rifatto a un mese. Cheratina aiuta il capello che ha fame, e appesantisce quello che aveva solo sete.
