Il censimento Istat del 1951 fotografò un'Italia in cui una parte larga delle case non aveva acqua corrente. Lavarsi i capelli era un'operazione da organizzare: si scaldava l'acqua, si usciva bagnate, ci si asciugava al sole o davanti alla stufa. Si faceva una volta a settimana, e in molte case anche meno.

In settant'anni è cambiato tutto. Lavaggi frequenti è oggi la normalità per moltissime donne, e in autunno diventa anche la prima cosa che si mette in discussione quando la spazzola si riempie.

Su questo girano tre idee diffuse. La prima è che lavare i capelli spesso li faccia cadere. La seconda è che lavarli meno li faccia diventare meno grassi, perché la cute si abitua. La terza è che esista una frequenza giusta uguale per tutte.

Sono tre cose che vale la pena guardare da vicino, una per una.

Che cosa succede davvero con i Lavaggi frequenti

Il lavaggio agisce su due cose diverse. Una è la pelle della testa, con il sebo che produce. L'altra è il capello vero e proprio, che è materia morta e non produce niente.

Sulla pelle lo shampoo toglie sebo, sudore, polvere e residui di prodotto. Sul capello toglie il velo di grasso che lo riveste e lo protegge dall'attrito. La prima cosa serve, la seconda si paga.

Quindi i Lavaggi frequenti non fanno male alla radice. Fanno un danno lento alle lunghezze, che restano scoperte più spesso e passano più volte sotto l'acqua, la spazzola e il phon.

Ecco come la cosa viene capita male, con quello che succede dopo.

Il primo caso è chi vede molti capelli nello scarico e decide di lavarli meno. Quei capelli però erano già staccati: stavano in mezzo agli altri e il lavaggio li ha solo portati via. Lavando ogni tre giorni ne troverà il triplo tutti insieme, e si spaventerà di più.

Il secondo caso è chi lava spesso solo le radici e trascura il resto. Le lunghezze restano secche, si annodano e si spezzano a metà. Il capello si accorcia dal basso mentre in alto sembra tutto in ordine.

Il terzo caso è la corsa quotidiana: shampoo, phon caldo, piastra, tutti i giorni. Non è lo shampoo il problema, è la somma. Il capello passa da bagnato a bollente ogni ventiquattro ore, e dopo qualche mese le punte si sfilacciano.

Il quarto caso è il doppio shampoo per abitudine. Due insaponate hanno senso se i capelli sono davvero sporchi o pieni di prodotto. Su una testa lavata ieri, la seconda toglie quello che non c'è più. Lavaggi frequenti e doppio shampoo insieme sono la combinazione che asciuga di più le lunghezze.

Le applicazioni che contano i giorni al posto tuo

Sul telefono ci sono programmi che tengono il calendario dei lavaggi, altri che analizzano una foto della cute e dicono se è grassa o secca, altri che in base a un questionario propongono una frequenza e i prodotti da comprare.

Qualcosa fanno bene. Segnare i giorni serve davvero: chi dice di lavarli ogni due giorni spesso li lava ogni giorno e mezzo, e se ne accorge solo vedendo il calendario pieno. Chi vuole diradare i Lavaggi frequenti parte da lì, dai numeri veri.

Anche il confronto fotografico ha senso, se le foto si fanno sempre alla stessa distanza dall'ultimo lavaggio.

Dove sbagliano è nel giudizio. Una fotografia mostra la lucentezza, e la lucentezza dipende anche dalla luce della stanza e da come i capelli sono pettinati. Non misura quanto sebo c'è, che è un'altra cosa.

Poi c'è il consiglio uguale per tutte. La frequenza giusta dipende da quanto sebo produci, da quanto sudi, da che lavoro fai, da come porti i capelli, dal fatto che siano ricci o lisci. Ridurre i Lavaggi frequenti a un numero deciso da venti domande significa ignorare la testa di chi legge.

E se la cute è arrossata, piena di crosticine o prude sempre, nessun programma può dirti perché: quella è una cosa da dermatologo.

Quello che facevano le nonne e quello che dice la ricerca

Le tradizioni italiane sul lavaggio sono tante e quasi tutte nascono dalla scarsità: Lavaggi frequenti, nelle case di cento anni fa, non erano nemmeno pensabili.

La prima è il risciacquo con l'aceto, comune in tutta la pianura padana dove l'acqua è dura. La parte vera c'è: l'aceto è acido e scioglie parte dei residui di calcare che restano sul capello. La parte da correggere è la dose, perché puro secca e sui capelli tinti smorza il colore.

La seconda è la farina o l'amido passati fra le radici per assorbire il grasso, usata fino agli anni Cinquanta quando lavare era faticoso. È l'antenata dello shampoo secco di oggi e funziona allo stesso modo. Va però spazzolata via bene, perché la farina che resta sulla pelle fa prurito.

La terza è l'acqua di rosmarino o di ortica, fra Toscana e Liguria, usata come ultimo risciacquo. Profuma e lascia i capelli lucidi, e questo è vero. Che faccia crescere i capelli non è dimostrato.

La ricerca ha guardato soprattutto la cute. Uno studio di Kim, Shin, Choe e colleghi pubblicato su Annals of Dermatology nel 2016 ha seguito per cinque mesi persone che lavavano i capelli con frequenza diversa: chi li lavava quasi tutti i giorni aveva meno prurito e meno desquamazione di chi li lavava una o due volte a settimana. È uno studio condotto in Corea, su una popolazione con abitudini precise, quindi non si applica uguale a tutti. Il punto che interessa qui è che lavare spesso non ha danneggiato la cute.

Tradizione e ricerca non vanno d'accordo, e va detto. Le nonne lavavano poco per necessità, non perché fosse meglio, e i Lavaggi frequenti di oggi non sono la causa dei capelli che trovi nella spazzola. Se vuoi capire quando è un problema e quando non lo è affatto, c'è un articolo che lo spiega per chi li lava ogni giorno.

Lavaggi frequenti, come diradarli senza pasticci

Se in autunno vuoi diradare i Lavaggi frequenti, ecco come si fa senza ritrovarsi con la testa unta a metà settimana.

Il tempo per passare dai Lavaggi frequenti a un ritmo più largo è di circa tre o quattro settimane. Nei primi dieci giorni la testa sembrerà più unta: è normale e passa. Dopo un mese si capisce se la nuova frequenza regge.

Lo stesso ragionamento vale anche per altri gesti

Il criterio non riguarda solo lo shampoo. Vale ogni volta che si cambia un'abitudine sui capelli.

Vale per chi fa sport tutti i giorni: lì il sudore va tolto, e lavare spesso è la scelta giusta anche in autunno. Si alterna lo shampoo con il solo risciacquo con acqua, che toglie il sudore senza togliere il sebo.

Vale per i capelli ricci, dove il sebo fa fatica a scendere lungo la curva. Chi ha i ricci di solito ha le radici grasse e le punte secche, e lavando solo la pelle risolve tutte e due le cose.

Vale infine per chi ha appena fatto una tinta. Nei primi giorni il colore si stabilizza, e i Lavaggi frequenti in quel momento lo portano via più in fretta: aspettare due giorni dopo il colore è una delle poche regole che vale per quasi tutte.

Torniamo all'inizio. Nel 1951 l'acqua corrente in casa non era scontata e lavarsi i capelli era un'impresa settimanale: la frequenza di allora dipendeva dalla fatica, non dalla salute del capello.

Dei tre luoghi comuni, il primo è caduto: i capelli che trovi nello scarico erano già staccati, e lavare meno spesso li raggruppa senza ridurli. Il secondo non regge: la cute non si abitua e non impara a produrre meno sebo. Il terzo è il più fragile di tutti, perché una frequenza giusta uguale per tutte non esiste.

Le applicazioni contano i giorni e questo aiuta, ma non misurano il sebo e non conoscono la tua testa. Le nonne lavavano poco per necessità, e lo studio coreano del 2016 ha visto che lavare spesso non peggiora la cute.

I passi per diradare sono otto e chiedono un mese di pazienza. Alla fine la domanda non è quante volte lavi, ma come: i Lavaggi frequenti fatti bene pesano meno di un lavaggio raro fatto male.