Gli integratori alimentari esistono come categoria di legge dal 2002, quando l'Unione Europea approvò la direttiva che li definì e stabilì che cosa possono contenere. Quattro anni dopo, nel 2006, un regolamento europeo fissò le regole su quello che si può scrivere sulle confezioni. Nel 2012 è arrivato l'elenco delle frasi ammesse: zinco, selenio e biotina possono essere presentati come sostanze che contribuiscono al mantenimento di capelli normali. Integratori capelli nascono, sul piano legale, dentro questo perimetro.
La parola da guardare in quell'elenco è mantenimento. Nessuna frase autorizzata dice che facciano ricrescere qualcosa. Eppure intorno a questi prodotti girano tre idee diverse. La prima dice che si prendono a settembre per un mese e bastano. La seconda dice che più ingredienti ci sono nella capsula, meglio è. La terza dice che se in quattro settimane non si vede niente vuol dire che non servono. Questo articolo le mette sul tavolo e le guarda una per una.
Che cosa promettono davvero gli Integratori capelli
La differenza fra mantenere e far crescere non è una sottigliezza. Mantenere vuol dire che senza quella sostanza le cose peggiorano. Far crescere vorrebbe dire che con quella sostanza le cose migliorano anche quando erano già a posto. La legge autorizza solo la prima frase, e c'è un motivo: la seconda non è stata dimostrata.
Integratori capelli funzionano quindi come un tappo a un buco. Se il buco c'è, il tappo serve e si vede. Se il buco non c'è, il tappo non fa niente e resta un tappo.
Ecco come questo viene capito male in casa. Primo caso: si comincia la confezione il primo di settembre e si smette il trenta, perché la scatola è finita. Nel frattempo il capello è cresciuto poco più di un centimetro, e un centimetro non si vede in mezzo a una chioma. Si conclude che il prodotto non funziona e si passa a un altro, ricominciando da capo.
Secondo caso: si prende la capsula e si continua a lavare i capelli con acqua bollente, ad asciugarli con il phon appoggiato alla testa e a legarli stretti. I capelli si spezzano a metà lunghezza. Integratori capelli agiscono sul capello che deve ancora nascere, non su quello che c'è già. Nessuna capsula ripara un capello rotto, perché il fusto è tessuto morto.
Terzo caso: si sommano tre prodotti diversi che contengono le stesse sostanze, e si arriva a quantità alte senza accorgersene. Per alcune vitamine non succede niente, perché il corpo elimina quello che avanza. Per altre, come quelle che si accumulano nel grasso, il discorso cambia ed è un problema da porre al medico.
Le applicazioni che vendono la capsula su misura
Il modello è ormai noto. Si risponde a venti domande sul telefono, si carica una fotografia della testa, e arriva a casa una scatola con il proprio nome sopra e un abbonamento mensile. Altre applicazioni analizzano la fotografia della riga e propongono una formula diversa ogni stagione.
Una cosa la fanno bene: obbligano a rispondere a domande che nessuno si pone mai. Da quanto tempo cadono, in che punto, se è successo qualcosa nei tre mesi precedenti. Quelle domande sono le stesse che farebbe un medico, e metterle in fila serve.
Dove sbagliano è nella risposta. Integratori capelli venduti così partono da un questionario che nessuno ha validato, e la formula cambia poco da persona a persona: sotto il nome stampato sull'etichetta c'è quasi sempre la stessa miscela. La personalizzazione riguarda la scatola, non il contenuto.
Integratori capelli venduti a scatola mensile hanno poi un secondo problema, che è commerciale. L'abbonamento dura più di quanto serva e si rinnova da solo, e questo spinge a continuare anche quando non c'è ragione.
C'è anche un aspetto di spesa. Dura più di quanto serva e si rinnova da solo, e questo spinge a continuare anche quando non c'è ragione.
Usa il questionario per mettere in ordine i fatti, poi portali a una visita. Prima di cominciare qualunque cosa, vale la pena sapere come si prepara il cambio di stagione, perché molte cose si fanno senza comprare niente.
Il lievito di birra delle nonne e quello che dice la ricerca
Prima delle capsule c'era il lievito di birra secco, venduto in fiocchi e preso a cucchiaini. In molte case del nord Italia era il rimedio classico per unghie e capelli, e ancora oggi si trova in erboristeria. Un fondo di verità c'è: il lievito contiene vitamine del gruppo B e minerali, ed è un alimento concentrato. Non è una cura, ma non è nemmeno una fantasia.
Un'altra tradizione è l'infuso di ortica, bevuto o usato per l'ultimo risciacquo, diffuso in tutto l'arco alpino. L'ortica contiene minerali, ed è vero. Quello che l'infuso trasferisce nell'acqua, però, è una quantità minima, e come risciacquo agisce solo sulla superficie del capello.
La terza è l'equiseto, che in molte zone si chiama coda cavallina, raccomandato per il silicio che contiene. Anche qui la pianta lo contiene davvero, ma in una forma che il corpo assorbe poco.
La ricerca ha provato a mettere ordine. Nel 2019 Hind Almohanna, Azhar Ahmed, John Tsatalis e Antonella Tosti hanno pubblicato su Dermatology and Therapy una revisione degli studi su vitamine e minerali nella perdita di capelli. La conclusione è netta e poco comoda per il mercato: integrare ha senso dove un esame mostra una carenza, mentre nelle persone senza carenze le prove di un beneficio mancano. Gli autori aggiungono che per alcune sostanze l'eccesso può addirittura peggiorare la situazione. Integratori capelli, letti così, sono uno strumento e non una risposta.
Integratori capelli e tradizione, su questo, dicono la stessa cosa: sono alimenti concentrati, non medicine.
Quando iniziare con gli Integratori capelli, un passo alla volta
Se dopo tutto questo vuoi provarci, questi sono i passi nell'ordine giusto.
- Prima degli acquisti, fissa una visita e chiedi gli esami: ferritina, tiroide, vitamina D. Se manca qualcosa, la risposta è un'altra e più precisa.
- Se decidi di cominciare, parti a fine agosto o nei primi giorni di settembre, prima che la caduta stagionale sia al culmine.
- Scegline uno solo e leggi l'etichetta per intero. Integratori capelli con venti ingredienti in dosi minime valgono meno di uno con poche cose in quantità sensata.
- Prendilo tutti i giorni alla stessa ora, legandolo a un pasto fisso. La costanza vale più della formula.
- Tienilo per tre mesi almeno, e non cambiare prodotto prima. Un mese non dice niente.
- Nello stesso periodo togli una fonte di rottura: un giorno di piastra in meno, l'acqua meno calda, il pettine a denti larghi sulle punte.
- Fotografa la riga il primo giorno e poi una volta al mese, sempre con la stessa luce e dalla stessa distanza.
- Se cadono ciocche intere, se compaiono zone vuote o se la pelle della testa fa male, ferma tutto e vai dal medico.
Integratori capelli non accorciano i tempi del capello. Tre mesi sono il minimo per farsi un'idea, sei per una risposta. Prima di allora il capello nuovo non è ancora uscito abbastanza da poterlo giudicare.
Lo stesso metodo vale anche fuori da settembre
Il ragionamento fatto qui si applica agli altri momenti in cui i capelli cambiano: dopo una gravidanza, dopo una dieta stretta, dopo mesi difficili. In tutti quei casi la reazione arriva con tre mesi di ritardo, e in tutti quei casi la prima mossa è capire che cosa è successo, non comprare.
Vale anche per la primavera, quando molte donne ricominciano il ciclo di capsule per abitudine. Se a settembre gli esami erano a posto, a marzo non c'è ragione di ripetere.
E vale per i gesti di ogni giorno, che non si vendono in farmacia. Integratori capelli o no, dormire abbastanza e mangiare proteine a ogni pasto restano le due cose che il bulbo sente di più.
Si è partiti dal 2002 e dalla direttiva europea che ha definito questi prodotti, fino all'elenco del 2012 che permette di dire solo mantenimento. Poi sono stati messi sul tavolo tre luoghi comuni. Il primo, che basti un mese a settembre, non regge: in un mese il capello cresce poco più di un centimetro. Il secondo, che più ingredienti sia meglio, va corretto: contano le quantità, non l'elenco. Il terzo, che in quattro settimane si debba vedere qualcosa, è sbagliato nei tempi e fa buttare via prodotti che non hanno ancora avuto modo di lavorare.
Le applicazioni con l'abbonamento fanno buone domande e danno risposte uguali per tutte. Il lievito di birra, l'ortica e l'equiseto sono alimenti e infusi, non cure. La revisione del 2019 dice che integrare serve dove c'è una carenza e che altrove le prove mancano. I passi partono dagli esami e chiedono tre mesi di pazienza. Integratori capelli non sostituiscono una diagnosi, e questa è la cosa da ricordare prima di aprire la prima scatola.
