Negli anni Trenta del Novecento alcuni ricercatori si accorsero che i ratti nutriti con albume crudo perdevano il pelo e sviluppavano problemi alla pelle. Il fattore che li proteggeva fu chiamato in tedesco vitamina H, dalle parole Haut e Haar, cioè pelle e capelli. Più tardi si capì che era una vitamina del gruppo B e prese il nome che usiamo oggi. Biotina porta quindi nel suo primo nome la promessa che ancora la accompagna sugli scaffali.

Da qualche anno è l'ingrediente che si trova in quasi tutti gli integratori per capelli, e spesso anche negli shampoo. Intorno a questa vitamina girano tre idee che vale la pena verificare. La prima dice che rinforza i capelli di chiunque la prenda. La seconda dice che più se ne assume, meglio è. La terza dice che, essendo una vitamina, non può fare danni. Sono cose che si leggono ovunque e che nessuno controlla. Questo articolo le mette sul tavolo e le guarda una per una.

Che cosa fa la Biotina e a chi serve davvero

Questa vitamina serve a far funzionare alcune reazioni con cui le cellule costruiscono grassi e proteine. Il capello è fatto quasi tutto di cheratina, cioè la proteina che gli dà struttura, e il bulbo che lo produce lavora giorno e notte. Da qui il collegamento, che è vero.

Il punto è un altro. Un ingranaggio serve alla macchina, ma aggiungere ingranaggi a una macchina che gira già non la fa andare più veloce. Biotina funziona così: se manca, i capelli ne risentono; se c'è già abbastanza, aggiungerne non cambia niente.

E qui arriva il dato che ribalta il discorso. Le carenze vere sono rare in chi mangia in modo normale, perché questa vitamina è diffusa in molti alimenti e i batteri dell'intestino ne producono una parte. Le situazioni in cui manca davvero sono poche e ben definite, e vanno riconosciute da un medico.

Vediamo come questo viene capito male in bagno. Primo caso: si comincia un integratore a settembre per la caduta stagionale, si aspettano tre settimane e non si vede niente, e si conclude che non funziona. In realtà il tempo era sbagliato in partenza, perché un capello impiega mesi a mostrare qualunque cambiamento.

Secondo caso: si prende la vitamina e nel frattempo si continua con la piastra tutti i giorni, la coda stretta e i lavaggi con acqua bollente. I capelli si spezzano a metà lunghezza, e sembra che l'integratore non serva. Ma lì non è un problema di crescita: è un problema di rotture, e nessuna vitamina ripara un capello già spezzato.

Terzo caso: si sommano due o tre prodotti diversi che contengono tutti la stessa cosa, senza accorgersene, e si arriva a quantità molto alte. Biotina in eccesso non si accumula nel corpo, perché viene eliminata con le urine, ma può creare un problema diverso di cui si parla più avanti.

Le applicazioni che ti dicono che integratore prendere

Ci sono programmi per il telefono che fanno un questionario e restituiscono una lista di sostanze da assumere. Altri analizzano una fotografia della testa e propongono un abbonamento mensile a capsule su misura. Altri ancora chiedono di inserire quello che si mangia e calcolano che cosa manca.

Una cosa la fanno bene: obbligano a guardare che cosa si mangia davvero in una settimana. Scriverlo è utile, e spesso basta quello per accorgersi che le proteine sono poche o che la verdura compare due volte in sette giorni.

Il problema è la conclusione. Un questionario non può dire se ti manca qualcosa, perché questo si vede solo con un esame del sangue prescritto da un medico. Biotina compare quasi sempre nelle liste che questi programmi generano, perché è l'ingrediente più richiesto del momento e non perché il questionario abbia trovato qualcosa.

C'è poi il conflitto di interesse, che va nominato. Molte di queste applicazioni appartengono a chi vende le capsule. La risposta è già decisa prima della domanda.

Biotina resta un'ipotesi finché un esame del sangue non la conferma. Usa questi strumenti per tenere il diario di quello che mangi. Per sapere se ti manca qualcosa, servono gli esami, e la caduta di fine estate e le vitamine sono un tema su cui conviene farsi un'idea prima di comprare qualunque cosa.

Le uova crude delle nonne e quello che dice la ricerca

In molte case italiane si usava l'uovo sui capelli. In Emilia e in Romagna si batteva il tuorlo e lo si passava sulle lunghezze prima del lavaggio, come impacco. In altre zone si aggiungeva olio. Qualcosa di vero c'è: il tuorlo contiene grassi e proteine che restano sul fusto e lo rendono più morbido al tatto. È un effetto di superficie, esattamente come quello di un balsamo, e va via con i lavaggi.

C'è però un rovescio curioso. L'albume crudo contiene una proteina che si lega a questa vitamina e le impedisce di essere assorbita: è proprio il meccanismo che negli anni Trenta fece perdere il pelo agli animali da laboratorio. Mangiare albumi crudi in quantità, cosa che qualcuno fa per ragioni sportive, va nella direzione opposta a quella che si cerca. La cottura risolve il problema.

Sul fronte della ricerca il quadro è netto. Nel 2017 Deepa Patel, Shane Swink e Leslie Castelo-Soccio hanno pubblicato sulla rivista Skin Appendage Disorders una revisione degli studi disponibili sull'uso di questa vitamina per la perdita di capelli. Hanno esaminato i casi in cui un miglioramento era stato documentato e hanno visto che riguardavano tutti persone con una carenza vera, spesso legata a condizioni particolari. Nelle persone sane non hanno trovato prove di un beneficio. Biotina funziona dove manca, e solo lì.

Sempre nel 2017 l'agenzia americana del farmaco, la FDA, ha diffuso un avviso su un effetto che non riguarda i capelli. Quantità elevate di questa sostanza possono falsare i risultati di alcuni esami del sangue, fra cui quelli della tiroide e quelli usati in pronto soccorso per il cuore. Biotina in questo caso non fa male al corpo: confonde la macchina che legge il campione. Se devi fare esami, dillo al medico.

Come regolarsi con la Biotina, un passo alla volta

Prima di comprare qualcosa, conviene procedere in ordine.

Il tempo minimo per farsi un'idea è di tre mesi, perché il capello cresce poco più di un centimetro al mese e prima non c'è niente di nuovo da vedere. Biotina non accorcia questa attesa.

Lo stesso metodo vale per tutte le vitamine dei capelli

Il ragionamento fatto qui si applica tale e quale allo zinco, al selenio, alle altre vitamine del gruppo B. Servono tutti, nessuno fa miracoli, e integrarli ha senso solo dove manca qualcosa.

Vale anche per i momenti dell'anno. Al cambio di stagione la tentazione di comprare è forte e i prodotti si moltiplicano sugli scaffali. Ma la caduta di settembre finisce da sola in poche settimane, e qualunque cosa si sia presa in quel periodo si prende il merito.

E vale per i gesti quotidiani, che nessuno vende. Dormire abbastanza, mangiare proteine a ogni pasto, non tirare i capelli bagnati: cambiano più di una capsula. Biotina o altro, il principio non si sposta.

Si è partiti dagli anni Trenta e dalla vitamina H, chiamata così perché proteggeva pelle e capelli degli animali da laboratorio. Poi sono stati messi sul tavolo tre luoghi comuni. Il primo, che rinforzi i capelli di chiunque, non regge: la revisione del 2017 ha trovato benefici solo in chi aveva una carenza vera. Il secondo, che più se ne prenda meglio sia, non ha fondamento, perché quello che avanza viene eliminato. Il terzo, che non possa fare danni, va corretto: non danneggia il corpo, ma può falsare gli esami del sangue, come ha segnalato la FDA nel 2017.

Le applicazioni servono a guardare che cosa si mangia, non a decidere che cosa prendere. L'uovo delle nonne ammorbidiva le lunghezze, e l'albume crudo in quantità fa il contrario di quello che si cerca. I passi da fare partono dalla tavola e dagli esami, non dallo scaffale. Biotina non è una promessa e non è un pericolo: è una vitamina utile a chi ne ha poca.