La prima ricetta contro le punte secche che si conosce in Italia sta nel De ornatu mulierum, il trattato di bellezza scritto a Salerno nel dodicesimo secolo e attribuito a Trotula: un impacco di olio d'oliva e acqua di rose da tenere una notte. Le donne di allora sapevano che dopo il sole i capelli si spezzano, e sapevano che serve tempo. Capelli secchi: è il primo problema di settembre, quando le lunghezze sembrano paglia e la maschera del negozio dura un giorno. Su questo girano tre luoghi comuni. Il primo dice che hanno bisogno di idratazione, quindi di acqua. Il secondo dice che una buona maschera li ripara. Il terzo dice che il capello secco va lavato il meno possibile. Tutti e tre hanno una ragione, e l'articolo la cerca prima di correggerli.

Capelli secchi: che cosa vuol dire davvero

Un capello è fatto di cheratina, cioè la proteina dura di cui sono fatte anche le unghie, ed è rivestito dalla cuticola, cioè lo strato di scaglie appoggiate una sull'altra come le tegole di un tetto. Fra le scaglie e dentro la fibra ci sono grassi che tengono le tegole appoggiate e trattengono l'acqua. Capelli secchi sono capelli che hanno perso questi grassi: il sole li ha ossidati, il sale ha tirato fuori l'acqua, il cloro li ha lavati via. Senza grassi le scaglie si sollevano, l'acqua entra ed esce in fretta, e il capello si sente ruvido e si spezza. Il problema non è la mancanza di acqua: è la mancanza di quello che tratteneva l'acqua.

Chi lo capisce male fa tre cose. Nebulizza acqua sulle lunghezze durante il giorno, e i capelli si gonfiano e poi sono più secchi di prima, perché l'acqua entra e se ne va portando via altro. Fa una maschera ricca ogni giorno, e dopo una settimana ha lunghezze pesanti e opache con le punte ancora aperte, perché la maschera resta in superficie. Oppure smette di lavarli per non seccarli, e la cute si unge mentre le lunghezze restano paglia, perché il grasso della cute non arriva alle punte da solo. Capelli secchi non hanno sete: hanno perso il tetto, e il tetto si copre, non si riempie.

Le applicazioni che consigliano il prodotto

I programmi per il telefono che consigliano il prodotto giusto partono quasi tutti da una domanda: che capelli hai. Chi risponde secchi riceve una maschera. Fanno bene a chiedere della porosità, cioè di quanto la fibra assorbe, quando lo fanno, e alcune spiegano la prova del bicchiere, il capello che affonda in acqua se le scaglie sono aperte. Sbagliano quando propongono lo stesso prodotto a chi li ha secchi per il sole e a chi li ha secchi per la decolorazione, perché nel primo caso mancano i grassi e nel secondo manca la proteina, e le due cose non si curano allo stesso modo.

Capelli secchi, per un'applicazione, sono una casella da spuntare. Per la fibra sono una storia: quanti giorni di sole, quante ore in piscina, quante volte la piastra. Un'applicazione può aiutare a leggere un'etichetta e a capire che cosa c'è dentro un balsamo. Non può toccare i capelli. Per sapere ogni quanto lavarli senza peggiorare, c'è già un articolo su ogni quanto lavarli. Capelli secchi si riconoscono con tre prove che si fanno in bagno, e stanno nei passi.

Quello che dicevano le nonne e quello che dice la ricerca

Le nonne del Sud tenevano l'olio d'oliva sui capelli tutta la notte, con un asciugamano, e lo lavavano la mattina con due shampoo: era la ricetta di Trotula arrivata fino al Novecento, e regge a metà, perché l'olio d'oliva resta fuori dalla fibra ma la protegge. In Liguria e in Toscana si usava l'acqua di risciacquo con il rosmarino, che lascia lucidi ma non nutre. Nelle famiglie di mezza Italia si diceva che non si lavano più di una volta a settimana: la tradizione qui sbaglia, perché il lavaggio non toglie i grassi che mancano già, e la cute sporca fa altri danni.

La ricerca ha detto quale olio entra e quale no. Uno studio pubblicato nel 2003 sul Journal of Cosmetic Science da Rele e Mohile, in India, ha confrontato l'olio di cocco con quello di girasole e con l'olio minerale su capelli danneggiati: solo il cocco, messo prima dello shampoo e lasciato in posa, riduceva la perdita di proteine, perché la sua molecola principale è piccola e dritta e passa fra le scaglie. Gli altri due restano in superficie. Uno studio brasiliano del 2015 pubblicato sull'International Journal of Trichology da Gavazzoni Dias ha spiegato perché i balsami funzionano: hanno carica positiva e si attaccano alla fibra danneggiata, che ha carica negativa, e appoggiano le scaglie. Capelli secchi, per la ricerca, si trattano con un grasso che entra e con un balsamo che copre, non con l'acqua. Tradizione e ricerca si danno ragione sull'olio la notte prima dello shampoo, e torto sul lavaggio raro. Capelli secchi non si idratano: si rivestono.

Capelli secchi: che cosa fare dopo il mare, un passo alla volta

Capelli secchi non si sistemano con la sola maschera, perché la maschera arriva per ultima. Prima ci sono le prove e l'olio.

Capelli secchi migliorano al tatto in due o tre settimane e alla prova del bicchiere in un mese. Le punte aperte non si chiudono: si tagliano di un centimetro a fine settembre. Se la cute è secca, prude e si squama, il problema è un altro e vale una parola con il dermatologo.

Lo stesso metodo vale anche in inverno

L'olio prima dello shampoo e il balsamo che copre servono anche a chi li ha secchi per la piastra, per la decolorazione o per l'aria dei termosifoni, che d'inverno fa lo stesso lavoro del sole. Valgono per i capelli ricci, che sono secchi per natura perché il grasso della cute non scende lungo la spirale. Valgono per i capelli bianchi, che hanno meno grassi dei pigmentati. E la prova del bicchiere vale prima di ogni tinta, perché una fibra che affonda beve il colore a chiazze. Capelli secchi sono un problema di settembre che torna a gennaio con un'altra causa e la stessa cura.

Trotula a Salerno lo scriveva nel dodicesimo secolo: olio e una notte. I tre luoghi comuni finiscono così: non hanno bisogno di acqua ma di quello che la trattiene, la maschera copre e non ripara, e il lavaggio raro sporca la cute senza salvare le punte. Le applicazioni spuntano una casella e non toccano la fibra. Le nonne avevano ragione sull'olio la notte e torto sul lavaggio, e la ricerca ha detto che entra solo il cocco e che il balsamo si attacca alla fibra. I passi sono sette: bicchiere, capello tirato, olio la sera, shampoo sull'olio, balsamo e pettine, maschera una volta a settimana, gocce sulle punte. Capelli secchi non si dissetano: si rivestono, e si portano al taglio.