Chi ha i capelli secchi arriva quasi sempre alla stessa conclusione: se l'acqua e lo shampoo asciugano, la soluzione è lavarli il meno possibile. Si passa da tre volte a due, da due a una, e si aspetta un miglioramento che nella maggior parte dei casi non arriva. In diverse situazioni la condizione peggiora, e a quel punto si dirada ancora.
Il ragionamento parte da un presupposto che non regge: non è il numero di lavaggi a determinare quanto un capello sia secco.
Non è la frequenza, è il detergente
Quello che sottrae lipidi dalla fibra e dalla cute non è l'acqua: sono i tensioattivi, cioè le molecole che nello shampoo hanno il compito di legare lo sporco e il sebo e permettere all'acqua di portarli via.
I tensioattivi non sono tutti uguali. Alcuni hanno un'azione molto energica e rimuovono in modo indiscriminato tutto ciò che incontrano, compresa la componente lipidica che serve alla fibra e alla cute. Altri hanno un'azione più selettiva e lasciano una quota di quella componente al proprio posto.
La conseguenza pratica ribalta la logica del diradamento. Un detergente molto aggressivo usato una volta a settimana può sottrarre più lipidi di uno delicato usato ogni tre giorni, perché quello che conta è quanto ogni singolo lavaggio porta via, moltiplicato per il numero di volte — non il numero di volte da solo.
Chi dirada senza cambiare prodotto non sta quindi riducendo l'aggressione: la sta semplicemente distribuendo diversamente, e nel frattempo lascia sulla cute e sulla fibra residui, polveri e sebo ossidato più a lungo.
Conta anche quello che viene dopo
Il secondo elemento è ciò che si fa una volta finito il lavaggio, e pesa quanto il detergente.
Un capello appena lavato ha la cuticola in una condizione di massima apertura e la fibra nella sua fase di maggiore vulnerabilità meccanica. Quello che accade nei momenti successivi decide buona parte del risultato.
Un condizionante applicato dopo il lavaggio deposita sostanze che compensano ciò che è stato rimosso, riducono l'attrito e permettono alla cuticola di richiudersi in modo più regolare. Saltarlo per non appesantire, su un capello secco, è una scelta che costa più di quanto faccia risparmiare.
La manipolazione da bagnato è l'altro punto critico: pettinare con forza, strofinare con l'asciugamano, districare partendo dalle radici sono tutte azioni che su una fibra bagnata e già fragile producono rotture. Un lavaggio delicato seguito da un'asciugatura violenta annulla il vantaggio del detergente.
Il calore in fase di asciugatura, se molto elevato e ravvicinato, aggiunge un carico che sul capello secco pesa più che su altri tipi di fibra.
Il sebo non arriva alle lunghezze
C'è un terzo elemento che spiega perché il diradamento non funzioni, ed è strutturale.
Il sebo viene prodotto da ghiandole che si trovano alla base del follicolo, quindi sul cuoio capelluto. Da lì dovrebbe distribuirsi lungo il fusto, e in parte lo fa: la pettinatura e il movimento lo trasportano verso il basso.
Su un capello liscio e con cuticola compatta il trasporto funziona abbastanza bene. Su un capello secco, che è tipicamente più poroso, più irregolare in superficie e spesso ondulato o riccio, il percorso è ostacolato: la superficie non è liscia, le curve interrompono la discesa, e il sebo si ferma nella parte alta.
Il risultato è che le lunghezze e le punte restano prive di copertura lipidica indipendentemente da quanto tempo passa fra un lavaggio e l'altro. Aspettare non le rifornisce: le lascia semplicemente scoperte più a lungo, mentre le radici accumulano.
È il motivo per cui su molte persone il diradamento produce una situazione peggiore su entrambi i fronti — radici pesanti e lunghezze secche come prima. La questione della frequenza in generale, e di quando sia effettivamente un problema, è affrontata in lavare i capelli tutti i giorni.
Idratare e nutrire non sono la stessa cosa
Resta la distinzione che chiarisce buona parte della confusione, e che rende utili o inutili i prodotti che si scelgono.
Idratare significa aumentare e trattenere il contenuto d'acqua della fibra. Si ottiene con sostanze che richiamano e legano l'acqua, e serve quando il capello è disidratato: appare opaco, poco elastico, si spezza con facilità e assorbe avidamente qualunque cosa gli venga applicata.
Nutrire significa reintegrare la componente lipidica, cioè le sostanze grasse che rivestono la fibra e ne limitano la perdita d'acqua. Si ottiene con oli e burri, e serve quando il capello è ruvido, poroso, difficile da districare e perde rapidamente qualunque idratazione riceva.
Sono bisogni diversi e spesso coesistono, ma non si sostituiscono a vicenda. Applicare oli su un capello disidratato lo rende più morbido al tatto senza risolvere il problema, perché sigilla una fibra che dentro resta vuota. Applicare sostanze idratanti su un capello privo di lipidi produce un miglioramento che svanisce nel giro di poco, perché l'acqua entra e se ne va.
Il criterio pratico è osservare il comportamento della fibra invece dell'aspetto: se il capello assorbe rapidamente e poi torna come prima, il problema è la copertura lipidica; se resta rigido e fragile anche quando è ben ricoperto, manca l'acqua. Le strade dell'idratazione sono descritte in come idratare i capelli secchi.
Che criterio usare
Non esiste un numero di lavaggi valido per tutti, e cercarlo è la ragione per cui la domanda resta senza risposta utile.
Il criterio sensato è: lavare quando il capello e la cute lo richiedono — perché il cuoio capelluto è unto, perché ci sono residui, perché il capello non si gestisce più — usando un detergente adatto e seguendo il lavaggio con quello che serve. La frequenza che ne risulta è una conseguenza, non una decisione presa in anticipo.
Va aggiunto che la secchezza ha spesso cause che con il lavaggio non c'entrano affatto, e che finché restano attive nessuna modifica della routine produce risultati stabili: aria secca degli ambienti riscaldati o condizionati, esposizione al sole, calore, trattamenti chimici. Una di queste è trattata in aria condizionata e capelli secchi.
