Quando si nota una perdita di capelli superiore al solito, la sequenza di gesti è quasi sempre la stessa: si cerca in rete, si legge di rimedi, si compra qualcosa. Il passaggio che manca è quello iniziale, cioè capire di che cosa si tratti. È un'inversione comprensibile — il rimedio promette una soluzione, la diagnosi promette solo un'attesa — ma costa tempo, perché senza sapere quale meccanismo sia in gioco non c'è modo di sapere se ciò che si sta facendo abbia senso.
Prima domanda: è una caduta che si esaurisce?
Non tutte le perdite di capelli hanno lo stesso significato, e la prima distinzione da fare riguarda l'andamento nel tempo.
Il capello ha un ciclo di vita: cresce per un periodo lungo, attraversa una fase di transizione, resta a riposo e infine cade, lasciando il posto a un capello nuovo. Ogni capello segue il proprio ciclo indipendentemente dagli altri, e una certa quantità di caduta quotidiana è quindi fisiologica.
Esistono situazioni in cui una quota anomala di capelli entra in fase di riposo contemporaneamente, producendo dopo qualche tempo una caduta concentrata. È il caso della caduta stagionale, che ha una caratteristica decisiva: ha un andamento definito nel tempo e si esaurisce da sola. Comincia, raggiunge un picco, diminuisce e finisce, e i capelli caduti vengono rimpiazzati.
Il criterio pratico che ne deriva è temporale. Una caduta che si comporta in questo modo — che inizia, dura un periodo circoscritto e poi si riduce — rientra nella normalità. Una caduta che oltrepassa quella finestra senza attenuarsi, o che si ripresenta senza soluzione di continuità, è una situazione diversa e merita una valutazione. La descrizione dei tempi caratteristici si trova in caduta stagionale: quando inizia e quanto dura.
Un caso particolare è la caduta che segue un evento stressante o una malattia, che arriva con un ritardo considerevole rispetto alla causa e per questo viene raramente collegata a essa: il meccanismo è spiegato in perché la caduta da stress arriva in ritardo.
A chi rivolgersi
Superata quella soglia, la domanda diventa a chi chiedere. Ed è un punto su cui vale la pena essere precisi, perché le denominazioni in circolazione non hanno tutte lo stesso peso.
Il dermatologo è il medico specialista della cute e dei suoi annessi, capelli e unghie compresi. Ha una laurea in medicina e una specializzazione conseguita dopo di essa, ed è la figura competente a valutare una perdita di capelli, a formulare una diagnosi e a prescrivere eventuali accertamenti.
La parola tricologo richiede più attenzione. Non indica di per sé un titolo di studio in medicina: descrive un ambito di interesse, e viene usata sia da medici che si occupano specificamente di capelli sia da persone che medici non sono. La distinzione è rilevante perché solo un medico può fare una diagnosi e prescrivere esami. Chi si rivolge a un professionista che si presenta così ha ragione di verificare quale sia il suo titolo, e può farlo consultando gli albi professionali.
Il medico di medicina generale rimane un riferimento utile come primo passaggio, sia per un inquadramento iniziale sia per l'eventuale indirizzo verso lo specialista appropriato.
Quando la caduta si accompagna ad altri segnali che riguardano l'organismo nel suo complesso, il percorso può coinvolgere altre specialità: la questione è affrontata in caduta dei capelli, tiroide e ormoni.
L'osservazione vale più del conteggio
Molte persone, di fronte a una perdita anomala, cominciano a contare i capelli. È un'attività che produce ansia e informazioni di scarsa utilità, per una ragione semplice: la quantità raccolta dipende da quando si è lavato l'ultima volta, da come ci si pettina, da quanto si è manipolata la chioma nella giornata. Due giornate diverse non sono confrontabili, e il numero che ne esce non descrive nulla di stabile.
Le informazioni che contano davvero sono di natura diversa e riguardano quello che si vede, non quello che si raccoglie.
Il diradamento visibile. Il cuoio capelluto traspare dove prima non traspariva? La riga appare più larga rispetto a mesi fa?
Lo spessore del fusto. I capelli nuovi che crescono hanno lo stesso calibro di prima, o sono più sottili e più corti? La sostituzione di capelli spessi con capelli sottili è un'informazione più significativa della quantità che cade.
La comparsa di zone nuove. Ci sono aree in cui la densità è cambiata rispetto al resto? Zone dai contorni definiti che prima non esistevano?
Lo stato del cuoio capelluto. Sono comparsi arrossamenti, desquamazione, prurito o dolore? Sono elementi che orientano la valutazione e vanno riferiti.
Una fotografia della sommità del capo scattata con la stessa luce a distanza di qualche settimana è più informativa di qualunque conteggio, perché consente un confronto reale. Un elenco più esteso dei segnali da tenere presenti si trova in cinque segnali che meritano un controllo.
Gli accertamenti vengono dopo, e li decide il medico
C'è un'abitudine diffusa che vale la pena scoraggiare: arrivare alla visita con esami già fatti, richiesti di propria iniziativa sulla base di ciò che si è letto.
Il motivo per cui non funziona è che un esame ha senso solo dentro un'ipotesi. Un valore fuori scala non significa nulla in assenza di un quadro che lo interpreti, e può portare a inseguire una pista irrilevante mentre la causa effettiva resta non indagata. Al contrario, esami tutti nella norma possono dare una falsa rassicurazione su una situazione che richiedeva altro tipo di attenzione.
Il percorso corretto inverte l'ordine: prima la visita, in cui il medico raccoglie la storia, osserva il cuoio capelluto e i capelli e formula un'ipotesi; poi, se serve, gli accertamenti mirati a confermarla o escluderla. Quali siano dipende dall'ipotesi, e non è una decisione che il paziente possa prendere in anticipo.
Lo stesso vale per il capitolo delle carenze nutrizionali, spesso evocato come spiegazione automatica: il rapporto fra stato nutrizionale e capelli è complesso e non si presta a conclusioni immediate, e va valutato da chi ha in mano il quadro completo.
Vale infine ricordare che ciò che si osserva oggi è la conseguenza di qualcosa avvenuto tempo prima, e che i cambiamenti sui capelli si leggono su archi lunghi. È una ragione in più per costruire un percorso ordinato invece di procedere per tentativi, e per portare al medico ciò che si è osservato con calma piuttosto che ciò che si è raccolto in una mattina.
