Il primo medico a descrivere i capelli rovinati dalla coda fu Rudolf Trebitsch, nel 1907, fra le donne della Groenlandia che portavano i capelli tirati indietro e legati stretti fin da bambine: la riga si allargava e le tempie si svuotavano. Da allora la cosa ha un nome e centoventi anni di studi. Capelli legati: è il gesto che quasi tutte le donne fanno ogni giorno, e che a settembre, con la coda del rientro e dello sport, torna a farsi sentire con i capelli corti che spuntano sopra le orecchie. Su questo girano tre luoghi comuni. Il primo dice che l'elastico spezza solo se ha il metallo. Il secondo dice che la coda alta è meglio della bassa perché tira meno. Il terzo dice che i capelli spezzati dalla coda ricrescono in un mese. Ognuno ha una ragione, e l'articolo la cerca prima di correggerli.

Capelli legati: che cosa vuol dire davvero

Un capello legato subisce due cose. La prima è la trazione: l'elastico tira il capello dalla radice, e la radice, tirata ogni giorno nello stesso punto, si indebolisce e a volte molla. La seconda è l'attrito: nel punto in cui l'elastico stringe, il capello si piega, si sfrega contro gli altri e contro la gomma, e le scaglie della cuticola, cioè lo strato che riveste il capello, si sollevano e si spezzano. Capelli legati vuol dire un anello di capelli sotto sforzo, sempre nello stesso posto, per ore.

Chi lo capisce male fa tre cose. Compra un elastico di stoffa e continua a stringere due giri più del necessario, e lo stoffa non cambia niente: il danno è la tensione, non il materiale. Alza la coda per non tirare le tempie, e tira invece la nuca, dove i capelli sono più fini e si spezzano prima. Oppure lega i capelli bagnati dopo la doccia, che è il momento in cui la fibra è più fragile e si allunga fino a spezzarsi. Capelli legati con una coda stretta tutti i giorni, sempre alla stessa altezza, lasciano dopo qualche mese una corona di capelli corti attorno alla testa. Non sono capelli nuovi: sono capelli spezzati all'altezza dell'elastico.

Le applicazioni che analizzano la riga e le tempie

I programmi per il telefono che fotografano la cute con la fotocamera ingrandita mostrano bene le tempie e la riga: fanno vedere se i capelli lì sono più fini e più radi, e questo è utile, perché la trazione si vede prima ai lati e chi si guarda allo specchio non ci arriva. Quelli che confrontano due foto a distanza di mesi sono i più onesti, perché mostrano se una cosa cambia. Quelli che dalla foto rispondono con un prodotto sbagliano, perché il problema dei capelli tirati non si cura con una fiala ma con l'elastico.

Capelli legati, per un'applicazione, sono invisibili: la foto viene fatta con i capelli sciolti, e non sa quante ore al giorno stanno in coda, né quanto stretta. La risposta automatica dice che le tempie sono rade e non dice perché. Un'applicazione può mostrare il danno. Non può vedere l'abitudine. Sui tipi di elastico e su quello che cambia davvero fra loro, c'è già un articolo su spirale, scrunchie e gomma. Capelli legati si giudicano dallo specchio con i capelli sciolti, guardando le tempie e la nuca, e lo vediamo nei passi.

Quello che dicevano le nonne e quello che dice la ricerca

Le nonne del Sud facevano la treccia alle bambine ogni mattina, morbida e bassa, e la scioglievano la sera: era un modo di tenere i capelli in ordine senza tirare, e regge ancora. In molte zone d'Italia si diceva che i capelli vanno sciolti per dormire, perché legati di notte non respirano: i capelli non respirano, ma la coda stretta nel sonno tira per otto ore, e la tradizione ha ragione per un altro motivo. Le nonne di città usavano il nastro al posto dell'elastico, che non c'era: il nastro tiene meno e per questo tira meno, e chi ha i capelli fini lo usa ancora.

La ricerca ha misurato la trazione. Uno studio dell'Università di Città del Capo, pubblicato nel 2008 sul Journal of the American Academy of Dermatology da Nonhlanhla Khumalo e colleghi, ha esaminato più di mille bambine e donne e ha trovato che le tempie rade erano più frequenti in chi portava acconciature tirate, e che il rischio saliva se la tensione era applicata su capelli appena trattati o bagnati. Un lavoro di revisione della stessa autrice, pubblicato nel 2007, ha proposto la regola più semplice che ci sia: se l'acconciatura fa male, tira troppo. Capelli legati con dolore alle tempie, secondo la ricerca, sono capelli sotto una tensione che lascia il segno. Tradizione e ricerca si danno ragione sulla treccia morbida e sui capelli sciolti di notte, e si danno torto su una cosa sola: il materiale dell'elastico conta meno di quanto le nonne pensassero, e conta la stretta. Capelli legati senza dolore sono il confine, e il resto è dettaglio.

Capelli legati senza spezzarli: che cosa fare, un passo alla volta

Capelli legati non sono il problema, la stretta sì, e i gesti per toglierla sono pochi.

Capelli legati così non lasciano più la corona di ciuffi corti: le tempie e la nuca smettono di riempirsi in un mese, ma quelli già spezzati ci mettono un anno a raggiungere la lunghezza degli altri, a un centimetro al mese. Se le tempie restano rade anche dopo mesi di capelli sciolti, o se la cute lì è dolente, vale una parola con il dermatologo.

Lo stesso metodo vale anche per chignon, trecce e fasce

La regola del dolore vale per tutto quello che tiene i capelli fermi. Lo chignon da lavoro tira come una coda se il nodo è stretto, e la stessa treccia di scuola, fatta troppo tirata, lascia le tempie rade come in Groenlandia. Le extension con gli anelli e le trecce attaccate al cuoio tirano ventiquattro ore su ventiquattro e sono il caso in cui la ricerca ha trovato più danni. La fascia elastica dello sport, portata ogni giorno nello stesso punto, spezza i capelli sulla fronte come l'elastico li spezza dietro. E il cerchietto con i denti, che sembra innocuo, sfrega sempre gli stessi capelli. Capelli legati sono solo il caso più comune di un'abitudine che va cambiata di posto, e cambiare posto è quasi sempre la soluzione.

Trebitsch lo scriveva nel 1907 guardando le donne della Groenlandia, e le nonne lo sapevano con la treccia morbida. I tre luoghi comuni finiscono così: il metallo peggiora ma la stretta è il danno, la coda alta sposta il tiro sulla nuca senza toglierlo, e i capelli spezzati impiegano un anno a tornare. Le applicazioni mostrano le tempie e non vedono l'abitudine. Le nonne avevano ragione sulla treccia e sui capelli sciolti di notte, e la ricerca di Città del Capo ha dato la regola del dolore. I passi sono sette: guardare le tempie, legare asciutti, un giro in meno, cambiare altezza, elastico morbido, sciogliere a casa, sfilare senza tirare. Capelli legati con un giro in meno restano capelli, e non una corona di ciuffi corti.