La parola menopausa è nata a Parigi nel 1821, quando il medico francese Charles de Gardanne la usò per la prima volta in un suo scritto. Prima di allora quel passaggio della vita non aveva un nome solo e si descriveva a giri di parole. Da allora la medicina ha studiato molto quello che succede al corpo in quegli anni, e solo di recente ha guardato con attenzione anche alla testa. Capelli in menopausa sono infatti uno degli argomenti di cui si parla meno e che riguarda quasi tutte.
Intorno a questo tema girano tre idee che vale la pena verificare. La prima dice che i capelli cadono e basta. La seconda dice che non c'è niente da fare perché dipende dagli ormoni. La terza dice che serve un taglio corto, perché i capelli lunghi appesantiscono e fanno cadere di più. Sono cose che si dicono fra amiche e anche dal parrucchiere. Questo articolo le mette sul tavolo e le guarda una per una.
Che cosa cambia davvero nei Capelli in menopausa
La cosa principale non è la caduta, è l'assottigliamento. Ogni capello nasce da un bulbo, e in questi anni molti bulbi producono un capello più sottile di quello che producevano prima. Il numero dei capelli cala meno di quanto sembri, mentre il volume complessivo cala molto.
Si aggiunge una seconda cosa. La fase in cui il capello cresce si accorcia, quindi ogni capello cade prima di aver raggiunto la lunghezza che raggiungeva un tempo. Chi portava i capelli sotto le scapole si accorge che non ci arrivano più, anche senza tagliarli.
Cambia anche la pelle della testa, che produce meno sebo e diventa più secca. E cambia il capello stesso, che diventa più ruvido e trattiene meno acqua.
Vediamo come questo viene capito male. Primo caso: si guarda la spazzola e si conta la caduta. Ma Capelli in menopausa raccontano un'altra storia, e il dato che conta è lo spessore della coda quando la si lega, non il numero di capelli che restano fra le setole.
Secondo caso: si aumentano le maschere e i prodotti nutrienti, sperando di ridare corpo. I capelli diventano morbidi e si appiattiscono ancora di più, perché il peso del prodotto schiaccia proprio quello che era rimasto sottile.
Terzo caso: si continua a tirare i capelli in code strette per nascondere la riga che si allarga. La trazione ripetuta sulle tempie produce un diradamento proprio nella zona più visibile. Capelli in menopausa hanno la radice più fragile, e sopportano meno di prima quello che sopportavano a trent'anni.
Le applicazioni che misurano il diradamento dalla foto
Ci sono programmi per il telefono che chiedono una fotografia della riga e calcolano la larghezza della zona scoperta. Altri confrontano gli scatti nel tempo. Altri ancora fanno un questionario sull'età, sul ciclo e sulla storia familiare e restituiscono un rischio.
Fanno bene una cosa, ed è la più utile di tutte: misurano una cosa che a occhio non si misura. La riga si allarga di pochi millimetri per volta e lo specchio non registra i cambiamenti lenti. Una fotografia mensile sì.
Dove sbagliano è nel passo dopo. Capelli in menopausa possono diradarsi per il quadro ormonale, per una carenza di ferro, per un problema di tiroide, per un effetto di un farmaco. Una fotografia mostra la stessa riga larga in tutti questi casi, e il programma consiglierà lo stesso prodotto.
C'è poi la questione commerciale, che va detta. Molte di queste applicazioni appartengono a chi vende quello che consigliano, e la risposta arriva già decisa.
Capelli in menopausa hanno bisogno di una spiegazione, non di un prodotto scelto da un programma. La fotografia serve a portare qualcosa di misurato in visita.
Usa la fotografia per misurare, poi porta le immagini a una visita. Su come si protegge la testa quando i capelli si diradano, proteggere la cute diventa la parte più importante della cura quotidiana.
Quello che si faceva un tempo e quello che dice la ricerca
In molte zone d'Italia, dalle campagne del sud alle valli del nord, le donne di una certa età raccoglievano i capelli e li coprivano con un fazzoletto. Non era solo una convenzione sociale: il fazzoletto proteggeva dal sole la riga, che in quegli anni si scopre. Su questo la tradizione aveva ragione, perché la pelle scoperta lì si scotta con facilità.
Un'altra abitudine diffusa era il taglio corto dopo i cinquant'anni. Qui la ragione è estetica e non biologica: un capello corto pesa meno e sta su, quindi il volume sembra maggiore. Tagliare però non fa crescere niente, e il capello non cade per il proprio peso. Capelli in menopausa sembrano più folti da corti perché stanno su, e questo è un effetto vero anche se la causa raccontata è sbagliata.
C'era anche l'olio di oliva o di mandorle passato sulle lunghezze la sera. Su un capello più secco e ruvido è un gesto che funziona ancora, purché resti lontano dalla testa.
La ricerca ha misurato quello che cambia. Nel 2001 Marianne Birch, Andrew Messenger e Jennifer Messenger hanno pubblicato sul British Journal of Dermatology uno studio sulla densità e sul diametro dei capelli nelle donne di età diverse. Hanno trovato che entrambi calano con gli anni e che il calo del diametro è più marcato dopo la menopausa. È la conferma che il problema principale è lo spessore.
Nel 2020 Monika Grymowicz e i suoi colleghi hanno pubblicato sull'International Journal of Molecular Sciences una revisione sugli effetti degli ormoni sul bulbo. Capelli in menopausa risentono del nuovo equilibrio fra estrogeni e androgeni, scrivono gli autori, e il bulbo reagisce accorciando la fase di crescita. Se c'è una familiarità, il quadro si vede prima.
Che cosa fare ogni giorno con i Capelli in menopausa
Capelli in menopausa chiedono gesti quotidiani, non prodotti nuovi. Ecco l'ordine.
- Parla col medico o col ginecologo e chiedi gli esami del ferro e della tiroide. Sono le due cause che si sommano più spesso e che si correggono.
- Lava con acqua tiepida e uno shampoo delicato, due o tre volte a settimana. La pelle è più secca e non regge i lavaggi aggressivi.
- Metti il balsamo solo dalle orecchie in giù. Sulla testa appesantisce e schiaccia proprio la parte che vuoi sollevare.
- Asciuga con la testa in avanti e il phon a venti centimetri. Il volume alla radice si ottiene con la direzione dell'aria, non con i prodotti.
- Lascia stare le code strette e le mollette che tirano. La trazione ripetuta sulle tempie è la causa di diradamento più evitabile che ci sia.
- Proteggi la riga dal sole con un cappello, anche fuori stagione. La pelle scoperta lì si danneggia e il danno resta.
- Fotografa la riga una volta al mese, sempre con la stessa luce, e porta le foto in visita.
Questi gesti non riportano indietro l'orologio. Capelli in menopausa rendono però molto di più quando la cura è regolare, e il risultato sul volume si vede in sei o otto settimane.
Lo stesso metodo vale anche prima e dopo
Il ragionamento fatto qui si applica agli anni che precedono la menopausa, quando i primi cambiamenti cominciano senza che nessuno li colleghi. Anche lì il dato utile è lo spessore della coda, non la spazzola.
Vale anche dopo una gravidanza, quando l'equilibrio ormonale cambia in modo rapido e i capelli reagiscono con qualche mese di ritardo.
E vale in autunno, quando la caduta stagionale si somma a tutto il resto e spaventa più del dovuto. Capelli in menopausa sentono quel periodo come tutti gli altri, e in genere la cosa rientra da sola entro sei settimane.
Si è partiti dal 1821 e da Charles de Gardanne, che diede un nome a quel passaggio della vita. Poi sono stati messi sul tavolo tre luoghi comuni. Il primo, che si tratti solo di caduta, va corretto: la cosa che cambia di più è lo spessore, come ha misurato lo studio del 2001. Il secondo, che non ci sia niente da fare, non regge: ferro e tiroide si controllano, e i gesti quotidiani cambiano il volume visibile. Il terzo, che il taglio corto fermi la caduta, è falso nella causa e utile nell'effetto, perché il capello corto sta su meglio.
Le applicazioni misurano bene e spiegano male, e le foto vanno portate a una visita. Il fazzoletto delle nonne proteggeva la riga dal sole e aveva ragione. I passi da fare sono sette e danno risultato in due mesi. Capelli in menopausa chiedono cure diverse da prima, non meno cure.
