Il capello sente l'umidità così bene che per secoli ha fatto da strumento. Nel 1783 lo scienziato ginevrino Horace-Bénédict de Saussure costruisce il primo igrometro a capello, con un capello umano sgrassato che si allunga con l'aria umida e si accorcia con quella secca, e lo descrive nei suoi Essais sur l'hygrométrie dello stesso anno. Quello strumento è la spiegazione del crespo: il capello cambia lunghezza e forma con l'aria, e lo fa da solo. Capelli crespi è la ricerca di settembre, quando il caldo finisce e l'umidità comincia. Intorno girano tre frasi. La prima dice che il crespo è un tipo di capello. La seconda dice che si toglie con la piastra. La terza dice che basta un olio sulle punte. Sono frasi che hanno una ragione, e questo articolo la trova prima di dire che cosa c'è di vero. In fondo ci sono i gesti che lo tengono a bada nei mesi umidi.
Capelli crespi: che cosa vuol dire davvero
Il crespo non è un tipo di capello. È uno stato, e ci passano tutti i capelli quando l'aria è umida e la cuticola, cioè lo strato di scaglie che riveste il capello, è aperta. Il capello è igroscopico, vuol dire che attira l'acqua dall'aria e la trattiene. Quando l'acqua entra, la fibra si gonfia, le scaglie si sollevano e il capello cambia forma: il liscio si increspa, il riccio si apre. Il capello di Saussure faceva lo stesso, e per questo misurava.
Capelli crespi vengono capiti male in tre modi, e ogni volta il crespo aumenta. Il primo è pensare che il crespo sia secchezza e basta. È vero a metà: il capello secco beve di più, ma un capello sano si increspa lo stesso se l'aria è satura e lui è stato asciugato male. Chi mette solo maschere e non cambia asciugatura ha il crespo lo stesso, un po' più lucido.
Il secondo è la piastra al mattino per spianarlo. La piastra toglie l'acqua e chiude la forma per un'ora. Poi il capello, che è più secco di prima, riprende acqua dall'aria più in fretta, e all'ora di pranzo il crespo è tornato peggiore. Il giorno dopo la piastra serve di più. È un giro che consuma la cuticola in un mese.
Il terzo è strofinare con l'asciugamano. Il gesto sembra innocuo. Capelli crespi nascono spesso lì, perché lo sfregamento sulle scaglie aperte le solleva e le spezza, e il capello asciugato così è già increspato prima di uscire di casa.
Le applicazioni che promettono di prevedere il crespo
Il telefono ha un'idea anche per questo. Ci sono applicazioni del tempo che danno un indice del crespo per ogni ora del giorno, calcolato dall'umidità e dal punto di rugiada. Altre fotografano la chioma e dicono quanto è crespa in una scala. Altre ancora, dal questionario, consigliano il prodotto anticrespo per il tuo tipo.
Fanno bene una cosa: l'indice del tempo. Capelli crespi dipendono dall'aria, e sapere che alle tre del pomeriggio l'umidità sale aiuta a decidere se raccogliere o lasciare sciolto. Sbagliano quando promettono di misurare la chioma. La foto vede la luce sulle scaglie sollevate, e la stessa testa in ombra viene letta come liscia. Il numero cambia con la finestra, non con il capello.
Il prodotto consigliato dal questionario poi non sa come asciughi i capelli, e l'asciugatura conta più del prodotto. Capelli crespi con il siero migliore e l'asciugamano strofinato restano crespi. L'applicazione può dire che ore sono e che aria c'è. Come asciugare lo decide la mano. Il perché il capello reagisce così all'aria lo spiega perché si increspano con l'umidità, che va letto prima di comprare qualcosa.
Capelli crespi fra la tradizione e la ricerca
La tradizione italiana conosceva il crespo con un altro nome, e lo copriva. Le contadine del Sud, e in molte zone di campagna fino agli anni Cinquanta, portavano il fazzoletto in testa anche per questo: il capello coperto non prende l'umidità e non si increspa. C'è del vero, ed è la cosa più semplice che esista. In Sicilia e in Calabria si passava un velo di olio d'oliva sulle mani e poi sui capelli asciutti, la mattina. Anche qui c'è del vero: l'olio sta sopra le scaglie e rallenta l'acqua che entra dall'aria. In Liguria si usava l'acqua di rose come spruzzo per fissare la piega, e qui c'è meno di vero: l'acqua di rose è acqua, e aggiunge umidità.
La ricerca ha misurato quanto beve il capello. Robbins, nel manuale di riferimento sulla chimica del capello, riporta che un capello a umidità di stanza contiene poco più di un decimo del suo peso in acqua e che immerso ne assorbe fino a circa un terzo. Fra i due valori sta tutto il crespo: ogni goccia presa dall'aria gonfia la fibra e solleva le scaglie.
La ricerca dice anche che cosa lo rallenta. Gli studi sui condizionanti, sempre raccolti da Robbins, mostrano che uno strato di silicone o di olio sulla superficie riduce la velocità con cui il capello prende acqua, senza fermarla. Capelli crespi non si curano, si rallentano. La tradizione del fazzoletto e dell'olio sulle mani si dà ragione con la ricerca. L'acqua di rose no. E Saussure, nel 1783, aveva già capito che un capello lasciato all'aria si muove sempre, e che per fermarlo bisognava metterlo dentro una scatola. Capelli crespi chiedono la scatola, cioè uno strato che li isoli dall'aria.
I gesti che tengono a bada i capelli crespi, un passo alla volta
Questo è l'ordine per i mesi umidi, e si vede dal primo giorno se funziona.
- Lava con acqua tiepida, non calda. L'acqua calda gonfia di più la fibra e la lascia più aperta.
- Metti il balsamo dalle orecchie in giù e sciacqua lasciando un velo. Capelli crespi hanno bisogno di qualcosa addosso quando escono dalla doccia.
- Tampona con una maglietta di cotone o un asciugamano in microfibra, premendo. Mai strofinare.
- Su capelli umidi metti un siero anticrespo o due gocce di olio sui palmi, e passa le mani sulle lunghezze, non sulla radice. Uno strato sottile, uniforme.
- Asciuga con il phon con il beccuccio, aria dall'alto verso il basso, seguendo le scaglie, e finisci con aria fredda. Il capello asciugato dal basso si apre.
- Non uscire con i capelli umidi nei giorni di pioggia. Capelli crespi si formano nei primi dieci minuti di aria umida su una fibra ancora bagnata.
- Nei giorni peggiori raccogli morbido, in una treccia o in uno chignon basso, e sciogli in casa.
Il risultato si vede lo stesso giorno, verso sera, dal confronto con il giorno prima. In due settimane il crespo di settembre si tiene con questi gesti e senza piastra. Non sparisce del tutto quando l'aria è satura, e quel giorno la treccia è la risposta.
Lo stesso metodo vale anche per altri capelli e altre stagioni
Il principio dello strato che isola vale per ogni capello. Il riccio prende la crema per ricci al posto del siero e la mette a capelli fradici, non umidi. Il liscio fine mette meno olio, una goccia, e solo sulle punte, altrimenti si appiattisce. Il capello tinto è più poroso e beve di più, e per lui il balsamo lasciato in parte è la differenza.
In estate, con l'aria secca del caldo, il crespo cambia faccia: non è più acqua che entra ma acqua che manca, e allora serve la maschera più dell'olio. In inverno, con il cappello e la sciarpa, lo sfregamento della lana solleva le scaglie e il crespo torna alla nuca: la fodera in raso del cappello, o un foulard sotto, fa quello che faceva il fazzoletto delle contadine. Capelli crespi hanno una stagione per l'acqua che entra, che è l'autunno, e una per l'acqua che manca, che è l'estate, e il gesto cambia con la stagione.
Il capello misura l'umidità dal 1783, quando Saussure ne mise uno in un igrometro. Le tre frasi dell'inizio hanno avuto risposta. Il crespo non è un tipo di capello, è uno stato che l'aria umida dà a tutti. La piastra lo toglie per un'ora e lo peggiora per un mese. L'olio sulle punte aiuta, ma il gesto che conta è come si asciuga. Le applicazioni del tempo dicono a che ora sale l'umidità e sbagliano a misurare la chioma dalla foto. La tradizione del fazzoletto e dell'olio sulle mani si dà ragione con Robbins, che ha misurato quanto beve il capello e quanto lo strato sopra lo rallenta. I passi sono acqua tiepida, balsamo lasciato in parte, tamponare, uno strato sottile sulle lunghezze, phon dall'alto e freddo alla fine, e la treccia nei giorni di pioggia. Capelli crespi si tengono a bada isolandoli dall'aria, come faceva Saussure con la sua scatola.
