Nel 1590 Cesare Vecellio, nel suo libro sugli abiti antichi e moderni stampato a Venezia, descrive le donne veneziane che salivano sulle altane, le terrazze di legno sui tetti, e stavano ore al sole con i capelli bagnati di infusi per schiarirli e farli asciugare. Era l'asciugatura più antica che ci sia: niente calore, solo aria e tempo. Oggi il gesto torna di moda con un altro nome, quello della cura minima, meno prodotti e meno attrezzi. Asciugatura all'aria è la scelta che a settembre, con i capelli stanchi di sole e sale, sembra la più gentile. Intorno a questa scelta girano tre luoghi comuni. Il primo: che lasciare asciugare da soli i capelli sia sempre la cosa più sana. Il secondo: che andare a letto con i capelli bagnati faccia venire il raffreddore e rovini la cute. Il terzo: che il phon vada messo via del tutto. Ognuna di queste idee ha un pezzo di ragione, e per questo dura. Vediamo dove finisce la ragione e dove comincia il luogo comune.

Che cosa vuol dire davvero Asciugatura all'aria

Asciugatura all'aria vuol dire lasciare che l'acqua evapori dal capello da sola, senza calore. Sembra il gesto più innocente. Il problema è il tempo. Un capello bagnato è un capello gonfio: l'acqua entra dentro la fibra e la fa espandere, e la cuticola, cioè lo strato di scaglie che riveste il capello, si solleva. Finché il capello resta bagnato, resta gonfio e fragile. Con il phon a distanza il capello si asciuga in dieci minuti. All'aria, con i capelli lunghi, ci vogliono due o tre ore, e per tutto quel tempo la fibra resta aperta.

Primo esempio di casa: chi esce con i capelli bagnati e li raccoglie nell'elastico. Il capello gonfio, stretto e strofinato, si spezza all'altezza dell'elastico. Secondo esempio: chi va a dormire con i capelli umidi. Non prende il raffreddore, questa è una leggenda, ma il cuscino strofina per ore un capello aperto e al mattino il crespo è il doppio. Terzo esempio: chi ha la cute che tende a ungersi e la tiene bagnata per ore sotto un asciugamano. L'umidità ferma sulla pelle della testa la irrita e fa prudere. Asciugatura all'aria non è sbagliata in sé. È sbagliata quando dura troppo e quando nel frattempo i capelli si toccano, si stringono e si strofinano.

Le applicazioni che ti dicono se fa bene o male

Il telefono, anche qui, vuole dire la sua. Ci sono applicazioni che ti mostrano il risultato di una piega al naturale sulla foto, per decidere se rinunciare al phon. Altre ti chiedono il tipo di capello e ti dicono quante volte a settimana lasciarli asciugare da soli. Altre ancora leggono l'umidità della stanza dai dati del telefono e ti avvisano che oggi ci vorrà di più. Fanno una cosa buona: ricordano che l'aria non è uguale ogni giorno. A settembre, sulle coste, l'aria è umida, e i capelli ci mettono il doppio ad asciugare rispetto a un pomeriggio di gennaio con i termosifoni accesi.

Dove sbagliano è nella regola. Asciugatura all'aria, per un'applicazione, è una scelta uguale per tutte. Non sa se hai i capelli fini che si asciugano in mezz'ora o una chioma spessa che alle sei di sera è ancora umida alla nuca. Non sa se li tocchi, se li leghi, se ci dormi sopra. Asciugatura all'aria va provata sui capelli che hai, e si giudica dalla nuca, non dalla foto. Il telefono dice quanto è umido fuori. Quanto è umido dentro il capello lo senti solo con le dita.

Quello che dicevano le nonne e quello che dice la ricerca

Le nonne asciugavano i capelli all'aria per forza, non per scelta. In Sicilia e in Puglia si stendevano al sole, sul balcone, con una pezza di cotone sulle spalle, e si pettinavano solo quando erano asciutti. C'è del vero: pettinare il capello bagnato lo strappa, e loro aspettavano. Nel Veneto delle altane il sole serviva a schiarire, e qui il vero è poco: il sole secca la fibra. In molte case del Nord, d'inverno, i capelli si asciugavano davanti alla stufa, e le nonne dicevano di stare a un braccio di distanza. Anche qui c'è del vero, ed è la regola della distanza.

La ricerca ha rovesciato un'idea diffusa. Lee e colleghi, sugli Annals of Dermatology in Corea nel 2011, hanno asciugato ciocche in modi diversi e le hanno guardate al microscopio. Il phon a contatto fa il danno peggiore. Ma il phon a 15 centimetri, tenuto in movimento, ha rovinato la fibra meno dei capelli lasciati asciugare da soli, perché il capello bagnato a lungo resta gonfio e la sua parte interna si guasta. Asciugatura all'aria, in quello studio, non è risultata la scelta più sana. Gavazzoni Dias, sull'International Journal of Trichology nel 2015, aggiunge che il capello bagnato si allunga di più e si spezza più facile sotto la spazzola. Asciugatura all'aria e ricerca vanno d'accordo solo a una condizione: che duri poco e che nel frattempo i capelli non si tocchino.

Asciugatura all'aria senza danni, un passo alla volta

Asciugatura all'aria si fa così, se vuoi tenerla senza pagarla in crespo e punte rotte.

Asciugatura all'aria dà un risultato diverso da capello a capello, e ci vogliono due o tre settimane di prove per capire se è la strada giusta. Se le punte peggiorano, il phon a distanza è la scelta più sana.

Lo stesso metodo vale anche in altre stagioni

Il metodo, poco tempo bagnati, nessun tocco, phon a distanza dove serve, vale tutto l'anno. D'inverno l'aria di casa è più secca e i capelli asciugano prima, ma il freddo fuori rende la fibra rigida: uscire con i capelli umidi a gennaio li spezza più che a settembre. D'estate, al mare, l'acqua salata resta nei capelli se non si sciacquano con l'acqua dolce prima di lasciarli asciugare. Sui capelli ricci l'asciugatura senza phon dà la forma migliore, ed è l'unico caso in cui il tempo lungo ha un senso: si aspetta senza toccare, e si accetta la nuca umida per un'ora in più. Asciugatura all'aria, sui capelli fini e corti, è quasi sempre la scelta buona, perché finisce in mezz'ora. Sui capelli lunghi e spessi il phon a distanza, almeno alla nuca, resta la cosa più gentile.

Si è partiti dalle altane di Venezia, dal libro di Cesare Vecellio del 1590 e dalle donne che stavano ore al sole con i capelli bagnati. Si è visto che il problema non è l'aria: è il tempo, perché il capello bagnato è gonfio e fragile finché non asciuga. I tre luoghi comuni sono stati messi alla prova. Non è sempre la scelta più sana. Dormire con i capelli bagnati non fa venire il raffreddore, ma raddoppia il crespo. Il phon a distanza non va bandito, anzi. Le applicazioni dicono quanto è umida l'aria, non il capello. Le nonne che aspettavano ad asciugare per pettinarsi avevano ragione, e Lee nel 2011 ha guardato al microscopio quello che loro sapevano a occhio. Poi i sette passi, dall'orario del lavaggio ai due minuti di phon sulla nuca. Lo stesso metodo vale per l'inverno, il mare, i ricci e i capelli corti. Asciugatura all'aria fa bene se dura poco e se le mani stanno ferme. Il resto lo decide la nuca. Chi ha i ricci e non usa il diffusore trova altrove che cosa si perde e che cosa si può fare.