I romani avevano già capito che la temperatura conta. Nelle terme si passava dal calidarium, la sala calda, al frigidarium, la sala fredda, e Vitruvio nel primo secolo avanti Cristo descrisse come si costruivano quegli ambienti nel suo De architectura. Era un rito sociale, e nessuno pensava ai capelli.

Oggi la domanda si è ristretta alla doccia di casa. Acqua calda è quello che quasi tutte apriamo per prime la mattina, e in autunno la temperatura sale insieme al freddo fuori.

Su questo girano tre idee diffuse. La prima è che il caldo apra le squame del capello e il freddo le chiuda. La seconda è che l'acqua bollente faccia cadere i capelli. La terza è che l'ultimo getto gelato risolva tutto.

Vale la pena verificarle, perché una è quasi giusta, una è falsa e una è falsa ma con dentro qualcosa di vero.

Che cosa fa davvero l'Acqua calda al capello

Il capello è rivestito dalla cuticola, cioè lo strato di scaglie sovrapposte che lo protegge, come le tegole di un tetto. Sotto c'è la parte che dà forza e spessore.

Quando il capello si bagna, l'acqua entra e la fibra si gonfia. Gonfiandosi, le scaglie si sollevano dal basso. Più l'acqua è calda, più in fretta e più a fondo l'acqua entra, quindi più le scaglie si sollevano.

Qui va corretta subito la prima idea. Le scaglie non sono porte e non hanno un meccanismo che le apra e le chiuda. Si sollevano perché la fibra si gonfia, e tornano giù quando il capello asciuga. Il freddo non le sigilla: rallenta il gonfiore, che è un'altra cosa.

L'Acqua calda fa poi una seconda cosa, sulla pelle. Scioglie il sebo meglio di quella tiepida, e una cute lasciata senza il suo velo di grasso risponde producendone altro. È il motivo per cui dopo una doccia bollente i capelli sembrano puliti e il giorno dopo sono già unti.

Ecco come questo si vede in casa. Il primo caso è la doccia lunga e fumante di novembre: i capelli escono morbidi e si annodano appena si passa la spazzola, perché sono ancora gonfi e le scaglie stanno su.

Il secondo caso è la tinta che sbiadisce in tre settimane invece di sei. Con le scaglie sollevate i pigmenti se ne vanno più in fretta a ogni lavaggio.

Il terzo caso è la cute che prude e si desquama d'inverno. Non è la forfora: è pelle seccata dal calore, e succede sulle gambe come sulla testa. Acqua calda tutti i giorni, in una casa riscaldata, secca la pelle due volte.

Le applicazioni e i soffioni che misurano i gradi

Oggi esistono programmi per il telefono collegati a soffioni che mostrano la temperatura dell'acqua, il consumo e i minuti passati sotto il getto. Altri fanno una fotografia dei capelli e propongono una routine. Altri contano i giorni e mandano la notifica.

La parte buona c'è ed è concreta. Vedere un numero sullo schermo toglie l'opinione dal discorso: quasi tutte crediamo di stare sui trentotto gradi e stiamo sopra i quarantatré. Chi vuole abbassare l'Acqua calda della doccia parte proprio da questa misura.

Anche il conto dei minuti aiuta, perché il tempo conta quanto la temperatura: cinque minuti a quaranta gradi gonfiano il capello più di un minuto a quarantacinque.

Dove sbagliano è nel passo dopo. Un programma che guarda una foto non sa se quel capello è poroso perché schiarito o perché tirato con la piastra per anni, e la temperatura che regge un capello nero spesso non è quella che regge un capello fine e decolorato.

Poi c'è il consiglio di comprare. Molte applicazioni finiscono con l'elenco dei prodotti, quando la cosa che serviva era gratis e stava nel rubinetto. Abbassare la manopola non costa niente, e nessun prodotto ripara un capello che ogni giorno passa sotto Acqua calda per dieci minuti.

Se la cute si arrossa, si squama o brucia anche con acqua tiepida, il problema non è la doccia e va guardato dal dermatologo.

Quello che si faceva un tempo e quello che dice la ricerca

Le tradizioni italiane sull'acqua sono legate a dove l'acqua si prendeva, e Acqua calda in casa è una comodità recente.

La prima è il risciacquo con l'acqua piovana raccolta nel mastello, diffusa in pianura padana e in Emilia dove l'acqua dei pozzi è ricca di calcare. La parte vera è grande: l'acqua piovana è dolce, cioè povera di sali, e lascia il capello più morbido. La parte da dire è che oggi l'acqua raccolta in città non è pulita.

La seconda è il lavaggio nel catino con acqua appena intiepidita, non bollente, comune ovunque quando scaldare costava fatica. Il risultato era un capello meno gonfio e meno aggrovigliato, e nessuno lo sapeva spiegare.

La terza è l'asciugatura al sole o davanti al camino, con i capelli avvolti nel panno di lino. Il panno di lino assorbe senza strofinare, e su questo le nonne avevano ragione: è l'attrito dell'asciugamano di spugna a rovinare le punte.

La ricerca ha misurato due cose vicine. Gamez-Garcia, sul Journal of the Society of Cosmetic Chemists nel 1998, ha mostrato che cicli ripetuti di bagnato e asciutto con calore spaccano la cuticola: non è un singolo lavaggio a fare danno, è la ripetizione. Lee e colleghi, su Annals of Dermatology nel 2011, hanno confrontato l'asciugatura all'aria con il phon a distanze diverse e hanno visto che il danno alla superficie cresce con la temperatura e cala allontanando l'apparecchio di quindici centimetri.

Tradizione e ricerca qui si danno ragione: quello che rovina il capello è la somma di Acqua calda, tempo e calore ripetuti. Il ragionamento vale anche per il calore secco, e se usi la piastra conviene sapere a che temperatura tenerla.

Acqua calda, la temperatura giusta e come si trova

Ecco i gesti, in ordine, per togliere all'Acqua calda il danno che fa sotto la doccia.

Il risultato di una doccia senza Acqua calda si vede prima di quanto si pensi. La differenza sui nodi e sulla morbidezza si nota in una settimana, quella sulle punte e sul colore in un mese o due.

Lo stesso principio vale anche fuori dalla doccia

Il ragionamento sul calore non finisce nel bagno.

Vale per il phon e per la piastra, dove il danno cresce con la temperatura e con il tempo di contatto. Un passaggio lento a duecento gradi rovina più di tre passaggi veloci a centosessanta.

Vale per la piscina e per il mare, dove il capello resta bagnato a lungo e gonfio per ore. Un risciacquo veloce prima di entrare in acqua riduce quanta acqua salata o clorata riesce a entrare.

Vale infine per i capelli ricci e per quelli schiariti, che hanno la cuticola già sollevata di suo. Su di loro l'Acqua calda pesa il doppio, e la stessa doccia che una chioma spessa sopporta senza problemi li lascia opachi e nodosi.

Ripercorriamo la strada. Dalle terme romane descritte da Vitruvio siamo arrivati al soffione di casa, e la domanda è rimasta la stessa: quanto caldo serve.

Dei tre luoghi comuni iniziali, il primo va corretto: le scaglie si sollevano perché la fibra si gonfia, non perché si aprano, e il freddo non le sigilla. Il secondo è falso, perché la temperatura dell'acqua non tocca la radice del capello. Il terzo è falso a metà: il getto gelato non chiude niente, ma un risciacquo meno caldo lascia davvero il capello meno gonfio.

Le applicazioni e i soffioni che misurano i gradi servono a smettere di andare a sensazione, e finiscono per proporre prodotti dove bastava una manopola. Le nonne lavavano nel catino tiepido e asciugavano nel lino, e avevano ragione. La ricerca ha misurato che il danno viene dalla ripetizione e dal calore, non da una volta sola.

I passi sono otto e costano zero. Acqua calda quanto il corpo, due minuti di risciacquo, pettine dopo, phon lontano: è tutto qui.