Nel 1961 il dermatologo americano Albert Kligman pubblicò sugli Archives of Dermatology un articolo in cui descriveva una caduta diffusa che compariva mesi dopo un evento difficile. Fu lui a dare un nome a quel quadro e a spiegarne il meccanismo. Prima di allora il legame fra un dispiacere e i capelli sul cuscino era considerato una fantasia. Stress da rientro è la versione quotidiana di quello che Kligman descrisse allora.

Ogni settembre torna puntuale, con le sveglie che si anticipano e le scadenze che si accumulano. E tornano con lui tre idee che vale la pena verificare. La prima dice che se i capelli cadono adesso è per quello che sta succedendo adesso. La seconda dice che si perdono per sempre. La terza dice che serve un integratore e la cosa si risolve. Questo articolo le mette sul tavolo e le guarda una per una.

Come si vede lo Stress da rientro sui capelli

Il capello non cresce senza sosta. Ogni bulbo alterna una fase in cui produce, che dura anni, e una fase di riposo, che dura qualche mese e finisce con la caduta. In condizioni normali i bulbi sono sfasati fra loro, quindi ne cade sempre qualcuno e non si nota.

Quando il corpo affronta una situazione pesante, una quota di bulbi passa in riposo tutta insieme. Il capello resta attaccato per i mesi del riposo e poi cade. È per questo che la caduta arriva con due o tre mesi di ritardo rispetto a quello che l'ha provocata.

Stress da rientro produce quindi il suo effetto visibile a novembre o a dicembre, e quello che si vede a settembre viene da giugno o da luglio.

Vediamo come la cosa viene capita male. Primo caso: si collega la caduta alla settimana in corso e si cerca la causa nel presente. Si cambia shampoo, si compra un prodotto, e quando la caduta finisce da sola si dà il merito all'ultima cosa comprata.

Secondo caso: ci si spaventa e si comincia a controllare i capelli in continuazione, tirandoli per vedere quanti vengono via. La trazione ripetuta li spezza e il conto diventa più alto, e la paura cresce.

Terzo caso: si smette di lavarli per paura che il lavaggio li faccia cadere. I capelli già arrivati a fine ciclo se ne vanno comunque, tutti insieme al primo lavaggio, e il mucchio nello scarico spaventa il doppio. Stress da rientro non si ferma rimandando lo shampoo.

Le applicazioni che contano i capelli e misurano l'ansia

Ci sono programmi per il telefono che chiedono di fotografare i capelli raccolti dopo il lavaggio e li contano. Altri misurano la larghezza della riga nel tempo. Altri ancora tengono un diario dell'umore e lo incrociano con la caduta.

Una cosa la fanno bene. Mettere insieme le date serve davvero, perché il ritardo di due o tre mesi è proprio quello che sfugge a chiunque. Vedere in un grafico che la caduta di novembre segue un periodo difficile di agosto rende il meccanismo evidente.

Dove sbagliano è nel conteggio. Stress da rientro non si misura con il numero di capelli nel lavandino, perché quel numero dipende da quando hai lavato l'ultima volta e da come li hai pettinati. Due giorni senza shampoo raddoppiano il conto senza che sia cambiato nulla.

C'è poi un effetto che nessuno considera. Contare i capelli ogni giorno aumenta l'attenzione al problema, e l'attenzione continua è essa stessa una fonte di tensione. Stress da rientro si nutre anche di questo, ed è un giro che conviene interrompere subito.

Usa questi strumenti per le date e non per i numeri. Sul motivo per cui la caduta arriva in ritardo il discorso si chiarisce del tutto, ed è la cosa che toglie più paura.

Quello che facevano le nonne e quello che dice la ricerca

In molte case italiane si spazzolavano i capelli la sera, con calma, per un tempo lungo. Era un gesto di cura e insieme un momento di quiete alla fine della giornata. Un fondo di verità c'è, ma non sta nella spazzola: sta nei minuti passati fermi a fare una cosa lenta. Spazzolare con troppa energia, invece, spezza i capelli.

Un'altra abitudine diffusa era tagliare i capelli dopo un dispiacere. È documentata in tutta Italia e in molte culture. Non fa ricrescere niente, ma toglie la parte più rovinata e cambia il modo in cui ci si vede allo specchio, che in un momento difficile non è poco.

C'era anche il massaggio della testa con le dita, fatto dalla madre o dalla nonna. Quel gesto rilassa davvero. Stress da rientro non si toglie con il massaggio, ma il rilassamento è l'unica parte del problema su cui si può agire subito.

La ricerca ha descritto il quadro con precisione. L'articolo di Albert Kligman del 1961 resta il riferimento: individuò l'intervallo di due o tre mesi fra la causa e la caduta, e osservò che il fenomeno si esaurisce da solo.

Nel 2015 Shashikant Malkud ha pubblicato sul Journal of Clinical and Diagnostic Research una revisione degli studi su questo tipo di caduta. Stress da rientro rientra nella forma acuta che gli autori descrivono, quella che dura in genere dai tre ai sei mesi e si risolve senza lasciare diradamenti permanenti. La revisione precisa anche che le forme che durano oltre i sei mesi hanno altre cause e vanno guardate dal medico.

Che cosa fare contro lo Stress da rientro, un passo alla volta

I gesti utili sono pochi e nessuno di questi si compra.

Stress da rientro finisce da solo, ed è la cosa più importante da sapere. Il grosso passa in due o tre mesi, e i capelli nuovi si vedono come una frangia corta lungo la riga dopo circa quattro mesi. Se dura oltre i sei mesi, o se compaiono zone vuote, prendi appuntamento.

Lo stesso meccanismo vale anche in altri momenti

Quello che si è detto qui funziona tale e quale dopo una gravidanza, dopo un'influenza con la febbre alta, dopo un intervento o dopo una dieta molto ristretta. In tutti questi casi l'intervallo è lo stesso e il decorso pure.

Vale anche per la primavera, quando molte donne notano una seconda caduta più piccola. Il calendario cambia, il meccanismo resta.

E vale per i gesti quotidiani. Le code strette, la piastra tutti i giorni, i capelli legati da bagnati: aggiungono rotture a una chioma che sta già perdendo volume, e le due cose insieme fanno sembrare tutto peggiore. Stress da rientro si gestisce togliendo, non aggiungendo.

Si è partiti dal 1961 e da Albert Kligman, che per primo mise in fila la causa e il ritardo di due o tre mesi. Poi sono stati messi sul tavolo tre luoghi comuni. Il primo, che la caduta dipenda da quello che succede adesso, non regge: quello che vedi oggi viene dall'estate. Il secondo, che i capelli si perdano per sempre, è falso: la revisione del 2015 conferma che questa forma si risolve senza diradamenti permanenti. Il terzo, che basti un integratore, va ridimensionato: non c'è niente da correggere se non manca niente.

Le applicazioni servono a mettere in ordine le date e non a contare i capelli. La spazzolata serale delle nonne funzionava per i minuti di calma, non per la spazzola. I passi da fare sono gratuiti e chiedono soprattutto di smettere di controllare. Stress da rientro che dura oltre i sei mesi non è più quello, e a quel punto la parola passa al medico.