Nei bagni turchi, dal Cinquecento in poi, la pelle si strofinava con un guanto ruvido, il kese, e la testa non faceva eccezione: i viaggiatori europei che descrivevano l'hammam di Istanbul, come Lady Mary Wortley Montagu nelle sue lettere del 1717, raccontano lo strofinamento di tutto il corpo. In Italia le donne di campagna usavano il sale grosso o la crusca sulla testa prima del lavaggio, per portare via il grasso della settimana. Il barattolo di scrub per la testa in vendita è arrivato intorno al 2018, con la moda di curare la pelle della testa come quella del viso.

Con il barattolo sono arrivate tre frasi. La prima dice che lo scrub fa crescere i capelli. La seconda dice che va fatto ogni settimana. La terza dice che toglie la forfora. Questo articolo le prende una alla volta. Prima spiega che cosa toglie davvero uno scrub dalla pelle della testa. Poi dice come si fa e ogni quanto, e a chi non conviene.

Che cosa vuol dire davvero fare uno scrub cuoio capelluto

Scrub cuoio capelluto vuol dire strofinare la pelle della testa con qualcosa di ruvido, o con un acido leggero, per togliere quello che lo shampoo non toglie. Che cosa c'è da togliere. Le cellule morte della pelle, che si rinnova ogni quattro settimane come quella del viso. Il sebo che si è indurito intorno al bulbo, cioè la sacca da cui esce il capello. I residui dei prodotti: lacca, schiuma, olio, secco dopo secco. Il calcare dell'acqua, che si deposita anche sulla pelle.

Lo scrub può essere di due tipi. Quello meccanico ha granelli, di zucchero, di sale, di semi tritati, e lavora con le dita. Quello chimico ha un acido, di solito salicilico, che scioglie il legame fra le cellule morte e le fa staccare senza strofinare. I barattoli in vendita hanno spesso tutti e due.

Il primo modo sbagliato di capirlo è pensare che più si strofina, meglio è. La pelle della testa è sottile, e i granelli passati con forza la graffiano. I graffi si vedono come puntini rossi il giorno dopo. Il secondo modo sbagliato è farlo sulle lunghezze. Scrub cuoio capelluto va sulla pelle, e sui capelli i granelli sollevano le scaglie e li rendono ruvidi. Il terzo è pensare che serva a tutte. Su una pelle secca e che prude, lo scrub toglie anche il poco grasso che la difende, e il giorno dopo prude di più.

Che cosa succede quando si sbaglia. La donna che lo fa ogni settimana con forza ha la pelle rossa e i capelli che si ungono prima, perché la pelle graffiata produce più sebo per difendersi. Quella che lo fa sulle lunghezze ha le punte aperte in un mese. Quella che lo fa con la pelle irritata ha un prurito che non passa.

Le applicazioni che promettono di dire quando serve

Le applicazioni per il telefono si sono buttate anche sulla pelle della testa. Alcune chiedono una foto della riga e dicono se c'è accumulo di sebo. Altre ti fanno un calendario: oggi shampoo, domenica scrub, mercoledì siero. Altre ancora leggono l'etichetta di un prodotto con la fotocamera e ti dicono se contiene un acido esfoliante.

Quella che legge l'etichetta è utile. Ti dice se stai comprando uno scrub con i granelli o con l'acido, e ti fa evitare di usare tutti e due lo stesso giorno. Il calendario ha il difetto di tutti i calendari: non guarda la tua testa. Ti dice di fare lo scrub di domenica anche se giovedì hai fatto un colore e la pelle brucia ancora. Scrub cuoio capelluto ha un solo momento giusto, ed è quando la pelle lo chiede, non quando lo dice il telefono.

La foto della riga ha il limite della luce e dei capelli che coprono. Il sebo accumulato si vede con una telecamera che ingrandisce, non con lo scatto fatto in bagno. Scrub cuoio capelluto deciso da una foto scura rischia di arrivare su una pelle che non ne ha bisogno. L'applicazione può ricordare che esiste un gesto. Non può sentire se la pelle è pronta. Quello si sente con i polpastrelli.

Quello che dicevano le nonne e quello che dice la ricerca

La tradizione conosce lo scrub della testa senza chiamarlo così. In Puglia e in Basilicata si usava il sale grosso sciolto a metà nell'acqua, strofinato piano sulla testa prima del sapone, per togliere il grasso e la polvere del lavoro nei campi. In Piemonte e in Lombardia si usava la crusca bagnata, che è più morbida del sale. In molte case del Sud si passava l'olio d'oliva la sera prima, per sciogliere il sebo secco, e lo scrub veniva da solo con il lavaggio.

Che cosa c'è di vero. Il sale toglie il grasso, ma i cristalli grandi graffiano: il sale fine sciolto a metà funziona meglio. La crusca è un granello morbido e non graffia, e resta un buon scrub di casa. L'olio la sera prima ammorbidisce le cellule morte e il sebo indurito, ed è lo scrub più gentile che esista.

La ricerca ha guardato la pelle della testa da vicino. Claudine Piérard-Franchimont e colleghi, all'Università di Liegi, in Belgio, hanno pubblicato negli anni Duemila una serie di studi sulla desquamazione della pelle della testa, e hanno mostrato che le cellule morte si accumulano dove il sebo è più abbondante e che gli acidi esfolianti leggeri le tolgono senza irritare. Ralph Trüeb, a Zurigo, nel 2018 sull'International Journal of Trichology, ha collegato la pelle della testa infiammata al capello che nasce più sottile: una pelle pulita aiuta il capello nuovo, ma lo scrub non lo fa crescere. Scrub cuoio capelluto è quindi un gesto che la tradizione faceva con il sale e la crusca e che la ricerca approva con l'acido leggero, purché sia raro. Ne abbiamo parlato dopo l'estate in scrub del cuoio capelluto dopo l'estate. Scrub cuoio capelluto ogni settimana, invece, non lo consiglia nessuno studio.

Scrub cuoio capelluto: come si fa e ogni quanto, un passo alla volta

Scrub cuoio capelluto si fa nel giorno del lavaggio, prima dello shampoo. Ecco l'ordine.

La pelle si sente più leggera subito. I capelli alla radice hanno più volume dal primo lavaggio, perché il sebo indurito non li appesantisce. Il beneficio sui capelli che nascono si vede dopo tre mesi, se si vede. Se la pelle è rossa, ha ferite o scaglie grasse e gialle, lo scrub non si fa e si va dal dermatologo.

Lo stesso metodo vale anche per altre stagioni e altri capelli

Lo scrub cambia con l'anno. A settembre serve di più, perché l'estate ha lasciato sale, sudore e residui di prodotti solari. D'inverno serve di meno, perché la pelle è più secca e il cappello non la unge. In primavera un solo scrub toglie il peso dei mesi con il riscaldamento.

Cambia con i capelli. Sui ricci, che si lavano meno, l'accumulo è più grande e lo scrub ogni tre settimane è la misura giusta. Sui fini e grassi, che si lavano ogni giorno, lo scrub mensile con l'acido leggero è meglio dei granelli, perché la pelle è già sollecitata. Sui capelli tinti lo scrub si fa la settimana prima del colore, mai i giorni dopo. Scrub cuoio capelluto è un gesto solo, e il calendario si sposta con la stagione e con il capello.

Lo scrub della testa ha secoli di storia, dai bagni turchi al sale delle campagne, e un barattolo di pochi anni. Le tre frasi dell'inizio hanno avuto tre risposte. Non fa crescere i capelli: pulisce la pelle da cui nascono. Non si fa ogni settimana: ogni tre o quattro. Non toglie la forfora grassa: quella è un altro discorso. Le applicazioni leggono le etichette e fanno calendari, ma non sentono la pelle. Le nonne usavano il sale, la crusca e l'olio, e la ricerca conferma i granelli morbidi e gli acidi leggeri, purché rari. I passi sono sette: dividere, mettere sulla pelle, massaggiare piano, sciacquare, lavare, aceto, segnare la data. Scrub cuoio capelluto si fa poco e bene, e il resto lo fa lo shampoo.