A settembre Zendaya si è presentata alla settimana della moda di New York, a un evento di Prada, con i capelli cortissimi: nuca corta e una corona di ricci morbidi e vaporosi sulla sommità. Pochi giorni dopo, il 14 settembre, alla 78ª edizione degli Emmy, lo stesso taglio è comparso più scolpito e lucido, abbinato a un abito argentato coperto di cristalli. In poche ore il paragone era su tutti i giornali: era il corto che Halle Berry aveva reso celebre negli anni Novanta, e in particolare quello sfoggiato alla prima di «La morte può attendere», il film di James Bond del 2002.
La stessa Halle Berry ha pubblicato le due foto affiancate sul suo profilo Instagram, con un cuore e un commento entusiasta. Da allora il pixie, il corto «da folletto», è tornato tra le richieste nei saloni. Resta la domanda che conta davvero: a chi sta bene?
Com'è costruito il pixie di Zendaya
Il parrucchiere di Zendaya, Coree Moreno, ha spiegato di aver cercato un pixie classico con un tono moderno, «femminile e raffinato, con un pizzico di ribellione». La forma si regge su tre elementi: un contorno pulito, ciocche separate e un volume controllato sulla corona. Sotto, la nuca e i lati intorno alle orecchie sono corti e sfumati, così da lasciare scoperto il collo e mettere in risalto il profilo.

Sopra, invece, i capelli restano più lunghi e mobili. È proprio questo contrasto a distinguere il pixie da un taglio maschile: la lunghezza in cima permette di spostare la frangia, di dare movimento e di cambiare acconciatura senza cambiare taglio.
Perché il pixie del 2026 non è quello degli anni Novanta
Il corto di Halle Berry era compatto e ordinato. La versione di Zendaya, soprattutto quella vista a New York, è più ariosa: le ciocche in cima non sono appiattite, ma separate e lasciate leggermente imperfette. È il dettaglio che, secondo le riviste di bellezza americane, rende il taglio attuale invece che nostalgico.
Questa differenza ha una conseguenza pratica. La definizione delle ciocche si ottiene con pochissimo prodotto, una piccola quantità di cera scaldata tra le dita e passata sulla sommità, pizzicando le punte. L'errore più comune è esagerare: troppa cera appiattisce il volume e fa sembrare i capelli sporchi.

A chi sta bene il pixie
Il pixie scopre il viso, e per questo mette in primo piano i lineamenti: occhi, zigomi, collo. Sta bene in particolare a chi ha un collo lungo e un profilo definito, e a chi ha i tratti del viso marcati, che il corto valorizza invece di nascondere. Sui visi più tondi o più larghi conviene lavorare sull'altezza: più volume in cima allunga otticamente la figura, mentre un corto piatto e aderente tende ad allargarla.
Anche la natura del capello conta. I capelli molto sottili e lisci possono essere difficili da gestire in un pixie, perché tendono ad appiattirsi sulla testa. Al contrario, i capelli mossi e ricci sono un ottimo punto di partenza, come dimostra la stessa Zendaya: la loro struttura naturale dà volume e movimento alla sommità senza bisogno di molta piega. In quel caso si può tenere la frangia più morbida e pettinarla in diagonale, per incorniciare il viso.

Il pixie richiede più cura di quanto sembri
Un luogo comune vuole che il taglio corto sia il più comodo da portare. È vero solo in parte: la mattina si fa prima, ma un pixie perde la forma in fretta. Con la ricrescita, nuca e contorni si allungano e il taglio diventa una via di mezzo poco definita, motivo per cui chi lo porta deve mettere in conto passaggi frequenti dal parrucchiere.
C'è poi il problema della fase di ricrescita, per chi un giorno vorrà tornare ai capelli lunghi. Passare dal pixie a un caschetto richiede mesi e qualche taglio intermedio, ed è bene saperlo prima di decidere. Zendaya, del resto, ha cambiato acconciatura molte volte nel corso dell'anno, e il pixie è solo l'ultima tappa. Proprio questa libertà è forse il messaggio più interessante del suo taglio: un corto deciso non è più una scelta definitiva, ma una fase che si può attraversare e poi lasciare.
Il corto di Halle Berry è rimasto nella memoria di una generazione, e Zendaya lo ha riportato sul tappeto rosso con la sua impronta. Prima di imitarlo, però, è meglio guardarsi allo specchio con attenzione: collo, zigomi e natura dei capelli contano più della foto portata al parrucchiere.
