Sul colore dei capelli facciamo moltissime cose. Li tingiamo, li schiariamo, li scuriamo, cerchiamo di coprire i capelli bianchi, scegliamo shampoo che promettono luminosità e trattamenti che dovrebbero mantenere più a lungo i riflessi. Quasi sempre ragioniamo guardando il fusto, cioè la parte del capello che vediamo. Eppure il colore nasce molto più in profondità, dentro il follicolo, dove i melanociti producono la melanina che viene trasferita al capello mentre cresce.

C'è però un elemento di cui si parla molto meno: sulla testa e dentro i follicoli vivono comunità di microrganismi. Batteri, lieviti e altri organismi microscopici formano quello che gli scienziati chiamano microbioma del cuoio capelluto. La domanda nuova è questa: in autunno, quando cambiano temperatura, umidità, abitudini e condizioni della pelle, questi microbi possono modificare l'ambiente del follicolo e, indirettamente, influenzare anche i meccanismi che producono il colore? Oggi la scienza non ha ancora dimostrato che un particolare microbo renda direttamente un capello più scuro, più chiaro o più bianco. Esistono però alcuni indizi biologici che rendono la domanda interessante.

Sulla testa vivono microbi: perché ci sono e a cosa servono

Il cuoio capelluto non è una superficie sterile e non dovrebbe esserlo. Sebo, sudore, cellule della pelle, temperatura e follicoli creano un ambiente nel quale diversi microrganismi possono vivere stabilmente. Molti fanno parte della normale flora cutanea e convivono con noi senza provocare alcun problema. Il loro equilibrio può contribuire all'omeostasi della pelle, mentre alterazioni della composizione microbica sono state associate a condizioni come forfora, dermatite seborroica e alcune forme di alopecia.

I nomi scientifici che ricorrono più spesso negli studi sul cuoio capelluto sono Cutibacterium acnes, diversi Staphylococcus — tra cui Staphylococcus epidermidis e Staphylococcus capitis — e i lieviti del genere Malassezia, soprattutto Malassezia restricta e Malassezia globosa. Uno studio sui follicoli umani ha mostrato che C. acnes e M. restricta non si trovano soltanto sulla superficie, ma possono essere presenti in compartimenti profondi del follicolo. Questo significa che il follicolo non è soltanto una fabbrica di capelli: è anche un piccolo ecosistema.

Quali microbi ci sono in autunno?

Qui bisogna distinguere ciò che sappiamo da ciò che ancora non sappiamo. Non esiste oggi una mappa affidabile che dica: in autunno aumenta precisamente questo microbo del cuoio capelluto e diminuisce quest'altro in tutte le persone. Gli studi sul microbioma cutaneo mostrano che le comunità della pelle possono variare con le stagioni, la temperatura e l'umidità, ma i dati specifici sul cuoio capelluto autunnale sono ancora limitati. Non sarebbe quindi corretto inventare un “microbo dell'autunno”.

Possiamo però dire che anche in questa stagione i protagonisti principali restano generalmente Cutibacterium, Staphylococcus e Malassezia. Ciò che può cambiare è la loro proporzione relativa. Uno studio recente condotto su giovani donne ha mostrato, per esempio, che il tipo di cuoio capelluto conta: i cuoi capelluti più oleosi erano maggiormente caratterizzati da Cutibacterium e Staphylococcus, mentre quelli più secchi mostravano una maggiore presenza relativa di altri generi e specie. Sebo, sensibilità cutanea e abitudini personali possono quindi cambiare l'ecosistema molto più di quanto suggerisca una semplice divisione per stagione.

Le evidenze che fanno pensare a un possibile legame con il colore

Il punto più interessante arriva dagli studi sul follicolo. Una ricerca pubblicata nel 2023 ha analizzato la distribuzione dei microbi all'interno dei follicoli del cuoio capelluto umano. Quando i ricercatori hanno modificato sperimentalmente la presenza di prodotti legati a Staphylococcus epidermidis, hanno osservato cambiamenti nell'espressione di geni coinvolti anche nella melanogenesi, cioè nei processi biologici che portano alla produzione di pigmento. Inoltre, il butirrato, un metabolita che può essere prodotto da S. epidermidis e da altri microbi follicolari, ha modificato diverse funzioni del follicolo in coltura.

Questo non significa che S. epidermidis cambi il colore dei capelli nella vita quotidiana. Significa una cosa più prudente ma importante: i prodotti dei microbi presenti nel follicolo possono dialogare con le cellule follicolari e influenzare vie biologiche nelle quali compare anche la melanogenesi.

Ci sono poi indizi provenienti dalla pigmentazione della pelle. Un metabolita prodotto da Cutibacterium acnes, l'acido propionico, ha mostrato in esperimenti cellulari e animali la capacità di ridurre l'attività della tirosinasi e la produzione di melanina. Anche Malassezia produce molecole biologicamente attive: la malassezina, derivata da M. furfur, è stata studiata per la sua capacità di interferire con la melanogenesi cutanea. Questi lavori riguardano soprattutto la pelle e non dimostrano che gli stessi effetti determinino il colore dei capelli. Ma mostrano che alcuni microbi possono produrre sostanze capaci di interagire con i sistemi della pigmentazione.

Colore dei capelli: le fake news più diffuse

Quando si parla di capelli bianchi, colore naturale e pigmentazione, le spiegazioni semplici abbondano. Alcune confondono ciò che modifica il fusto già cresciuto con ciò che modifica veramente la produzione di pigmento nel follicolo.

Cosa si diceVero o falso?Cosa sappiamo davvero
Strappare un capello bianco ne fa crescere molti altriFALSOStrappare un capello non trasforma i follicoli vicini. Il capello che ricresce da quel follicolo tenderà però a mantenere il proprio stato di pigmentazione.
Uno shampoo può riportare sicuramente un capello bianco al colore naturaleFALSONon esiste oggi uno shampoo universalmente dimostrato capace di ripristinare la pigmentazione naturale dei capelli bianchi legati all'età.
Lo stress non ha alcun rapporto con i capelli bianchiFALSOLo stress è stato collegato biologicamente all'ingrigimento, ma non è l'unica causa e non spiega tutti i casi.
Il colore dipende soprattutto dalla melanina prodotta nel follicoloVEROLa pigmentazione del capello nasce dalla melanogenesi follicolare e dal trasferimento della melanina alle cellule che formano il fusto.
I microbi sono una causa già dimostrata dei capelli bianchiFALSOEsistono indizi di interazioni tra microbi, metaboliti e vie della pigmentazione, ma non è dimostrato che il microbioma provochi direttamente l'ingrigimento umano.
Genetica, età e stress ossidativo possono influenzare l'ingrigimentoVEROSono tra i fattori maggiormente studiati. Anche stile di vita, alcune condizioni di salute e fattori nutrizionali possono contribuire in alcuni casi.

Perché questi microbi non sono uguali in tutte le teste

Non esistono due cuoi capelluti perfettamente identici. La quantità di sebo è uno dei fattori più importanti perché alcuni microrganismi utilizzano i lipidi presenti sulla pelle. Contano poi età, clima, umidità, frequenza dei lavaggi, cosmetici utilizzati, forfora, infiammazione, caratteristiche della barriera cutanea e abitudini personali. Per questo non ha senso parlare di microbi “buoni” e “cattivi” come se ogni persona dovesse possedere la stessa combinazione.

La ricerca ha mostrato differenze evidenti tra cuoio capelluto sano e alcune condizioni specifiche. Nei soggetti con forfora, per esempio, alcuni studi hanno rilevato una maggiore presenza relativa di Malassezia restricta e Staphylococcus capitis e una minore presenza di Cutibacterium acnes rispetto ai soggetti senza forfora. In altri studi, il rapporto tra Cutibacterium e Staphylococcus è risultato collegato allo stato del cuoio capelluto. Questo ci dice che l'ecosistema può cambiare; non ci dice ancora che una determinata combinazione produca un particolare colore di capelli.

Possiamo avere più di un microbo e meno di un altro?

Sì, le proporzioni possono cambiare. Un cuoio capelluto oleoso può creare condizioni diverse da uno secco; una situazione di forfora può accompagnarsi a un equilibrio microbico diverso; perfino alcuni shampoo terapeutici sono stati associati a cambiamenti misurabili del microbioma. Questo però non significa che possiamo scegliere individualmente i microbi come scegliamo il colore di una tinta.

Studi su shampoo contenenti principi attivi antiforfora hanno documentato spostamenti nelle proporzioni di Malassezia, Staphylococcus e Cutibacterium insieme al miglioramento dei sintomi. Ma modificare il microbioma per trattare la forfora non equivale a modificare il colore dei capelli. Non esiste oggi un trattamento microbiologico dimostrato che permetta di mantenere, scurire o recuperare il colore naturale modificando volontariamente questi microrganismi.

Cosa possiamo fare nella pratica

La prima regola è mantenere il cuoio capelluto in buone condizioni senza cercare di sterilizzarlo. Lavaggi regolari e adatti alla propria produzione di sebo, prodotti non inutilmente aggressivi e attenzione a prurito, desquamazione o infiammazione sono più sensati della ricerca del prodotto capace di “uccidere i microbi del colore”. Se compare una forfora persistente o un'alterazione importante del cuoio capelluto, il problema va affrontato per quello che è, eventualmente con il consiglio del dermatologo, non perché si teme che un batterio possa cambiare la tonalità dei capelli.

Per il colore naturale, le evidenze più solide continuano a riguardare la biologia dei melanociti, la genetica, l'età, lo stress ossidativo e alcuni fattori di salute e stile di vita. Proteggere i capelli e il cuoio capelluto dal sole eccessivo, non fumare, seguire un'alimentazione equilibrata e far valutare eventuali ingrigimenti molto precoci o associati ad altri sintomi ha basi più concrete che tentare di manipolare autonomamente il microbioma.

Forse abbiamo guardato il colore dei capelli sempre dalla parte sbagliata

Quando guardiamo il colore dei nostri capelli pensiamo quasi sempre a ciò che possiamo vedere: il castano che perde brillantezza, il biondo che cambia riflesso, i primi capelli bianchi, la ricrescita dopo una tinta. Di conseguenza cerchiamo quasi sempre la risposta sulla superficie: un nuovo shampoo, una maschera, una colorazione o un trattamento.

La ricerca sul microbioma ci costringe invece a guardare qualche millimetro più in profondità. Dentro e intorno al follicolo esiste un ecosistema che produce sostanze, dialoga con le cellule e può modificare alcune funzioni biologiche. Sappiamo già che alcuni prodotti microbici possono influenzare vie legate alla melanogenesi. Non sappiamo ancora se le variazioni stagionali di questi microbi possano tradursi in cambiamenti misurabili del colore dei capelli umani.

Ed è proprio questo il punto interessante. La risposta, oggi, non è una nuova certezza da aggiungere alle tante promesse sul colore dei capelli. È una nuova domanda da approfondire: quanto dell'ambiente biologico del follicolo, compresi i microbi che lo abitano, partecipa alla costruzione del colore che vediamo? Capirlo meglio potrebbe cambiare in futuro il modo in cui pensiamo non soltanto ai capelli bianchi, ma al rapporto stesso tra cuoio capelluto, follicolo e pigmentazione.