Che il cloro faccia male ai capelli è una di quelle affermazioni che nessuno mette in discussione. Chi frequenta la piscina lo dà per scontato, e la spiegazione che circola è che secchi: si immagina un'azione simile a quella del sole o del vento, che porta via acqua e lascia la fibra arida.
La conclusione è corretta, la spiegazione no. E siccome dalla spiegazione dipende che cosa ha senso fare, vale la pena sostituirla con il meccanismo reale.
Non secca: ossida
Il cloro presente nelle acque di piscina non agisce sottraendo acqua. Agisce come agente ossidante, cioè modificando chimicamente le sostanze con cui entra in contatto.
Sul capello i bersagli sono due.
Il primo è la cheratina, la proteina di cui il fusto è composto. La sua struttura è tenuta insieme da legami di vario tipo, e fra questi i ponti disolfuro sono quelli che le danno resistenza e forma. Un ossidante può alterare quei legami, e il risultato è una fibra che perde compattezza, elasticità e capacità di mantenere la propria struttura.
Il secondo è la melanina, cioè il pigmento che dà il colore. L'ossidazione la degrada, esattamente come avviene nei processi di schiaritura, e il capello risulta progressivamente più chiaro. È un effetto che si accumula sessione dopo sessione, e che sui capelli colorati si somma alla perdita del pigmento artificiale.
La sensazione di secchezza che si avverte uscendo dall'acqua è quindi una conseguenza e non la causa: una cuticola danneggiata trattiene peggio l'acqua, e la fibra risulta ruvida, opaca e difficile da districare. Il danno era già avvenuto prima che l'asciugatura cominciasse.
Tre variabili, e una pesa più delle altre
Quanto tutto questo incida non è uguale per tutti, e dipende da tre fattori.
La concentrazione del disinfettante nell'acqua è il primo, ed è quello su cui il singolo non ha alcun controllo. Varia fra impianti diversi e nel corso della giornata in funzione della frequentazione e dei cicli di trattamento.
Il tempo di contatto è il secondo, ed è in parte gestibile. L'azione ossidante procede finché il cloro resta a contatto con la fibra, e non si interrompe uscendo dall'acqua: se i capelli restano bagnati di acqua clorata, continua fino a quando non vengono risciacquati.
Lo stato della fibra prima di entrare è il terzo, ed è quello che fa la differenza maggiore.
Un capello con cuticola integra ha una superficie compatta, con le squame ben appiattite e sovrapposte, che rallenta l'ingresso dell'acqua e di ciò che vi è disciolto. La corteccia resta relativamente protetta, e l'ossidazione agisce soprattutto in superficie.
Un capello con cuticola già sollevata — per effetto di trattamenti chimici, schiariture, calore ripetuto o sollecitazioni meccaniche — ha una superficie discontinua che lascia entrare l'acqua rapidamente e in profondità. L'ossidante raggiunge la corteccia e agisce dove il danno è irreversibile.
È il motivo per cui due persone che nuotano nella stessa vasca per lo stesso tempo escono con risultati molto diversi. Non è una questione di robustezza generale: è che una delle due aveva le difese in ordine e l'altra no.
Da qui discende anche il senso di quello che si può fare prima di entrare, cioè saturare la fibra di acqua dolce in modo che abbia meno capacità di assorbire quella clorata: il ragionamento è sviluppato in come proteggere i capelli dal cloro.
Quello che non si recupera
Un punto va detto senza ambiguità, perché intorno a esso circolano molte promesse.
Il capello che esce dal cuoio capelluto è materiale privo di attività biologica. Non ha metabolismo, non si rinnova, non ricostruisce ciò che ha perso. Un legame chimico alterato dall'ossidazione resta alterato, e nessun prodotto applicato dall'esterno lo ripristina.
Quello che i prodotti possono fare è compensare: depositare sostanze che rendono la fibra più scorrevole, più compatta al tatto e più gestibile, riducendo così le sollecitazioni meccaniche quotidiane. È un obiettivo legittimo e utile, ma va tenuto distinto dall'idea di un ritorno alla condizione precedente, che non è ottenibile.
Il verde non è colpa del cloro
Resta la precisazione che merita più di un accenno, perché la confusione è estesa e resiste.
Il riflesso verdastro che compare sui capelli chiari dopo un periodo di piscina viene attribuito universalmente al cloro. Non è così: la sostanza responsabile è il rame.
Il rame è presente nell'acqua di molti impianti, e ci arriva da fonti diverse — le tubature, alcuni prodotti utilizzati nel trattamento delle vasche, le acque di approvvigionamento. In forma disciolta è incolore, e finché resta tale non produce alcun effetto visibile.
Il ruolo del cloro è indiretto ma decisivo. In quanto ossidante, trasforma il rame in composti che hanno una tonalità verdastra e che, a differenza della forma disciolta, si legano alla cheratina del capello. Contemporaneamente il cloro apre la cuticola, e una fibra con superficie sollevata trattiene quei composti molto più facilmente.
Il cloro è quindi il complice: mette il rame nella condizione di depositarsi e prepara la superficie che lo accoglie. Ma senza rame nell'acqua, per quanto clorata sia, il riflesso verde non compare.
La conseguenza pratica è che il verde colpisce soprattutto i capelli chiari, biondi o schiariti — non perché siano più fragili, ma perché su una base scura un deposito verdastro non è visibile, mentre su una chiara lo è immediatamente. Come si presenta il fenomeno e che cosa si può fare è descritto in capelli verdi da cloro e piscina.
