Chi ha la cute grassa e insieme la forfora si trova davanti a un problema che sembra contraddittorio. Da una parte i capelli si appesantiscono in fretta, dall'altra compaiono scaglie che tutti associano alla secchezza. La reazione tipica è comprare due prodotti che tirano in direzioni opposte — uno che sgrassa e uno che lenisce — e alternarli senza ottenere granché da nessuno dei due.

La contraddizione è però solo apparente, e nasce da un'idea sbagliata su che cosa produca la desquamazione.

La forfora non viene dalla secchezza

È il punto che ribalta tutto il ragionamento, ed è controintuitivo perché le scaglie assomigliano a pelle secca.

La forma più comune di desquamazione del cuoio capelluto non è legata a una carenza di lipidi ma alla loro presenza. Sulla cute di tutte le persone vive un lievito che fa parte della normale popolazione microbica, e che si nutre proprio delle sostanze grasse prodotte dalle ghiandole sebacee.

Quando il sebo è abbondante, quel lievito trova un ambiente favorevole e la sua presenza aumenta. Nel processo con cui utilizza i lipidi vengono liberate sostanze che, in alcune persone, provocano una risposta irritativa della cute.

La cute reagisce accelerando il proprio ricambio cellulare. Normalmente le cellule dello strato superficiale si rinnovano gradualmente e si staccano una alla volta, in modo impercettibile. Quando il ciclo accelera, le cellule si distaccano in gruppi ancora legati fra loro, e diventano visibili come scaglie.

La forfora, in questa forma, è quindi un segnale di reazione a un ambiente ricco di sebo — non di aridità. È il motivo per cui compare tipicamente sulle cute grasse e non su quelle secche.

Va aggiunto che la sensibilità a queste sostanze varia molto da persona a persona: due individui con la stessa quantità di sebo e la stessa popolazione di lieviti possono avere risposte completamente diverse. Le ragioni per cui il fenomeno tende a ripresentarsi sono affrontate in perché la forfora torna sempre.

Il circolo dei lavaggi aggressivi

Capito il meccanismo, si capisce anche perché l'approccio sgrassante peggiori la situazione invece di risolverla.

Un detergente molto energico rimuove il sebo in modo indiscriminato, lasciando la cute priva della propria copertura lipidica. Nell'immediato l'effetto è quello desiderato: capelli leggeri, cute che non sembra unta.

La cute, però, non resta ferma. Privata della barriera, reagisce: la sottrazione ripetuta stimola una produzione compensatoria, e le ghiandole sebacee tendono a lavorare di più. Il risultato è che dopo poco il sebo torna, in alcuni casi in quantità maggiore di prima.

A questo punto il ciclo si chiude su sé stesso. Più sebo significa condizioni migliori per il lievito, quindi più desquamazione; più desquamazione porta a lavare più spesso e più energicamente; più aggressione porta a più produzione.

C'è un secondo effetto, meno evidente. Una cute privata della barriera lipidica è anche più esposta e più reattiva, quindi risponde in modo più marcato agli stessi stimoli che prima tollerava. L'irritazione aumenta indipendentemente dalla quantità di lievito.

È questo che rende inefficace l'alternanza fra un prodotto sgrassante e uno lenitivo: il primo alimenta il problema che il secondo cerca di calmare, e nessuno dei due agisce sul meccanismo.

Esiste anche l'altra desquamazione

Qui arriva la distinzione che rende utile o inutile qualunque scelta successiva, perché non tutte le scaglie hanno la stessa origine.

La desquamazione legata al sebo ha caratteristiche riconoscibili: le scaglie sono relativamente grandi, tendono al giallastro, hanno un aspetto untuoso e aderiscono alla cute e ai capelli invece di staccarsi. Spesso si accompagnano a prurito e a cute arrossata, e si concentrano nelle zone dove le ghiandole sebacee sono più numerose.

La desquamazione secca è diversa: le scaglie sono fini, piccole, di colore bianco, poco aderenti, e cadono facilmente sui vestiti. La cute appare tesa e può dare una sensazione di tiraggio. Si presenta tipicamente in relazione a fattori ambientali — aria secca, freddo, ambienti riscaldati — o all'uso di prodotti troppo aggressivi.

I due quadri richiedono approcci opposti: nel primo caso serve intervenire sulla componente che alimenta il fenomeno, nel secondo serve reintegrare ciò che manca. Applicare l'approccio sbagliato non è neutro — peggiora attivamente la situazione.

Osservare l'aspetto delle scaglie prima di scegliere qualunque cosa è quindi il passaggio che decide se ciò che si farà avrà senso.

Quando serve una valutazione

Va detto con chiarezza, perché il confine non sempre è netto.

Esistono condizioni infiammatorie del cuoio capelluto che presentano desquamazione fra i propri segni e che non si gestiscono con l'igiene ordinaria. Quando la cute è persistentemente arrossata, quando compaiono zone dai contorni definiti, croste o lesioni, quando il prurito è intenso o quando il quadro non si modifica nonostante i cambiamenti nella routine, la valutazione spetta a un dermatologo.

Non è un rinvio di cortesia: distinguere una desquamazione comune da una condizione che richiede un trattamento specifico non è possibile osservandosi allo specchio, e continuare a provare prodotti diversi mentre il quadro resta invariato è tempo perso.

Il criterio generale, per il resto, è quello che discende dal meccanismo: né aggredire né lasciar fare, ma lavare con regolarità e con un detergente delicato, perché il sebo va gestito e non azzerato.