Nessuno dice che ogni capello ha una data di scadenza fissata prima ancora di nascere. Un capello cresce per un numero di anni deciso dal suo follicolo, poi si ferma, si stacca e ne nasce un altro. Quel numero di anni è diverso da persona a persona, e moltiplicato per la velocità di crescita dà la lunghezza massima che potrai raggiungere. Non è una questione di cura o di tagli. Se i tuoi capelli si fermano all'altezza delle spalle, non è che hanno smesso di crescere: è che ogni singolo capello cade prima di arrivare più in basso. Questo pezzo spiega come funziona il ciclo del capello, perché la lunghezza massima è già scritta, e perché a volte quello che sembra un limite è invece un'altra cosa.

La lunghezza oltre la quale non vai

Lo hai notato se hai provato a farli crescere. I primi mesi vanno bene, poi arrivano a un punto, spesso fra le scapole, e lì restano. Passano sei mesi e sono uguali. Non li hai tagliati, ma la lunghezza è la stessa. Intanto conosci qualcuno che li ha fino alla vita senza fare niente di speciale, e non capisci che cosa fa di diverso.

Non esiste un dato su quante persone abbiano un limite basso, perché nessuno lo misura. Ma la variabilità è documentata da un secolo, e sta tutta in una fase del ciclo che dura da due a sette anni a seconda della persona.

Sette anni, poi tre settimane, poi tre mesi

Ogni capello nasce da un follicolo, la piccola sacca nella pelle che lo fabbrica. Il follicolo lavora a cicli, e il ciclo ha tre fasi. La prima si chiama anagen ed è la fase di crescita: le cellule alla base del follicolo si dividono di continuo, si riempiono di cheratina, la proteina di cui il capello è fatto, e spingono in su quelle sopra. Secondo l'American Academy of Dermatology il capello si allunga di circa un centimetro al mese, e la fase di crescita dura da due a sei anni; altre fonti, come i manuali di dermatologia, allargano l'intervallo fino a sette.

Poi il follicolo si ferma. È la seconda fase, il catagen, che dura due o tre settimane: la base del follicolo si restringe e il capello si stacca dalla sua fonte di nutrimento, ma resta nella pelle. La terza fase è il telogen, il riposo, che dura circa tre mesi. Alla fine cade, spinto da quello nuovo che comincia a crescere sotto di lui. In ogni momento circa nove capelli su dieci sono in crescita e uno su dieci a riposo, e questo spiega perché ne perdi ogni giorno qualche decina senza che si veda.

Ora il conto. Se la tua fase di crescita dura due anni, ogni capello fa ventiquattro mesi per un centimetro: circa venticinque centimetri, e poi cade. Se dura sei anni, arriva a settanta. Se dura sette, si avvicina al metro. La durata la decide il follicolo, e il follicolo la eredita: è scritta nei geni, come il colore. Nessun gesto dall'esterno la allunga. Due persone che fanno le stesse cose arrivano a lunghezze diverse perché non hanno lo stesso orologio.

C'è un secondo effetto che si somma. La velocità di crescita non è uguale per tutti e cambia con l'età: uno studio giapponese pubblicato nel 2004 sul Journal of Dermatological Science ha misurato una crescita più lenta dopo i cinquant'anni. Chi cresce più piano e ha un ciclo corto si ferma prima ancora.

Distinguere il limite dalla rottura

La prima cosa da fare è capire se sei davvero al limite o se i capelli si spezzano prima di arrivarci. Il segnale è la punta. Un capello caduto alla fine del suo ciclo ha alla base un bulbo bianco, morbido, e la punta è intera. Un capello che si è rotto non ha bulbo e la punta è aperta o sfilacciata. Guarda quelli che trovi sulla spazzola: se sono corti e senza bulbo, non è il ciclo, è la rottura, e quella si può ridurre.

Se è rottura, i gesti che rendono di più sono togliere le punte aperte ogni due o tre mesi, un centimetro, non di più, perché un'estremità aperta risale lungo il capello e lo spezza più in alto; pettinare dalle punte verso la radice, non il contrario; e non pettinare da bagnato, quando i legami che tengono la forma del capello sono aperti e si strappa con niente.

Se invece i capelli caduti hanno il bulbo, sei al limite del tuo ciclo, e lì non c'è niente da fare.

Che cosa non fare: non smettere di tagliare le punte per guadagnare lunghezza. Il taglio non rallenta la crescita, che avviene alla radice e non sa niente di quello che succede in fondo. E non tirare i capelli in code strette: la tensione continua sul follicolo ne accorcia la vita.

Le tre frasi che si leggono ovunque

Si legge che tagliare i capelli li fa crescere più forti e più in fretta. Il follicolo sta nella pelle e non riceve nessun segnale dalle forbici: la velocità resta la stessa. Sembrano crescere meglio perché le punte rotte non ci sono più.

Si legge che massaggiare la testa allunga la fase di crescita. Un piccolo studio giapponese del 2016 ha misurato capelli leggermente più spessi dopo mesi di massaggio quotidiano, ma non più lunghi: la durata del ciclo non è cambiata.

Il numero da cercare sulla tua spazzola

La cosa da portare via è il bulbo. Guarda i capelli caduti: con il bulbo bianco, hai raggiunto il tuo limite e la lunghezza che hai è quella che avrai. Senza bulbo, non sei al limite, sei alla rottura, e c'è margine.

La falsa credenza più grossa viene dalle pubblicità: che esista qualcosa da mettere sui capelli per farli crescere più lunghi. Il capello cresce alla radice per il tempo che il follicolo decide, e il follicolo non legge le etichette. Quello che puoi fare è arrivare, tutti insieme, in fondo al tratto che ti spetta.