Nessuno dice che i capelli di una persona a letto si lavano con l'acqua che scende, non con la testa che si sposta. In un reparto la persona non si alza e non si gira: è il letto che diventa un lavandino, con una bacinella sagomata sotto la nuca, un telo che protegge il materasso e un tubo che porta l'acqua sporca in un secchio a terra. È un gesto che gli infermieri imparano nei primi mesi di formazione e che nessun sito di bellezza descrive, anche se riguarda chiunque assista a casa un familiare che non può alzarsi. Questo pezzo racconta che cosa serve, in che ordine si fa, quanto tempo ci vuole e dove si sbaglia. Non è un consiglio sanitario: è la sequenza di un lavaggio, spiegata passo per passo.

Quando la doccia non è un'opzione

Ti trovi in questa situazione all'improvviso. Una persona di casa esce dall'ospedale, o cade, o semplicemente non ce la fa più a stare in piedi sotto la doccia, e dopo una settimana i capelli sono unti, il cuscino ha un odore e lei stessa lo sente. Hai provato con una salvietta bagnata: pulisce la fronte, non la testa. Hai provato a farla sedere sul bordo del letto con una bacinella sulle ginocchia: l'acqua è finita sul pavimento e sulla schiena.

Quante persone siano in questa condizione in Italia non è un dato che si trovi, perché nessuno conta i lavaggi. L'Istat conta però che oltre due milioni e mezzo di persone con più di sessantacinque anni hanno gravi limitazioni nelle attività di cura personale, e il lavaggio dei capelli è fra le prime che saltano.

Il letto che diventa un lavandino

Il metodo usato in ambito assistenziale gira intorno a un oggetto: la bacinella per lo shampoo, a forma di ferro di cavallo, con un incavo per il collo e un beccuccio di scarico. Ne esistono di rigide e di gonfiabili; quella gonfiabile si usa più spesso a casa, perché si sgonfia e sta in un cassetto. Al beccuccio si attacca un tubo che scende in un secchio sul pavimento.

Prima di cominciare si prepara tutto, perché una volta bagnata la testa non ci si può allontanare: due brocche di acqua tiepida, intorno ai 37 gradi, la temperatura che sul polso non si sente né calda né fredda; lo shampoo; tre asciugamani; un telo cerato o un sacco di plastica aperto; un pettine; due batuffoli di cotone; un panno piccolo.

Poi la sequenza. Si toglie il cuscino e si stende il telo cerato sotto le spalle e la testa, in modo che copra anche il bordo del letto. Sopra il telo si mette un asciugamano arrotolato a rullo sotto le spalle, che solleva un po' il collo e fa scendere la testa nell'incavo della bacinella. Si sistema la bacinella con lo scarico verso il bordo del letto e il tubo nel secchio. Si mettono i batuffoli di cotone nelle orecchie, perché l'acqua che scende lungo la nuca cerca proprio quella strada, e si appoggia il panno piegato sugli occhi. Si pettina prima di bagnare: un nodo bagnato si stringe.

Poi si versa l'acqua dalla brocca partendo dalla fronte verso la nuca, con la mano libera che segue l'acqua e impedisce che coli sul viso. Un po' di shampoo, non tanto, sfregato con i polpastrelli dalla nuca in su. Si risciacqua con la seconda brocca finché l'acqua che esce dal tubo è pulita. Si tampona con un asciugamano, si toglie la bacinella con un gesto solo, tenendola orizzontale, e si passa il phon a bassa temperatura. Dall'inizio alla fine, venti o trenta minuti.

Che cosa fare e che cosa non fare

La cosa che cambia di più è la posizione delle spalle: il rullo sotto le scapole deve essere abbastanza alto da far pendere la nuca dentro l'incavo, altrimenti l'acqua ristagna dietro il collo e finisce nel letto. Se la persona può, le si chiede di piegare le ginocchia: la schiena si appoggia meglio e le spalle si rilassano.

La seconda cosa è parlare mentre lo fai. Dire che cosa stai per fare prima di farlo, soprattutto prima di versare l'acqua: una testa che non vede l'acqua arrivare si irrigidisce, e un collo rigido esce dall'incavo.

Che cosa non fare. Non riempire la bacinella: l'acqua ci passa, non ci sta. Non usare acqua calda per compensare il freddo della stanza: la nuca la sente più che le mani. Non tirare la testa per sistemarla: si sposta il corpo, non il capo. Non lasciare i capelli umidi sul cuscino: il cuscino resta bagnato per ore.

Se la persona non può stare supina, se non può girare la testa, se ha ferite o medicazioni sul capo, quello è un altro discorso e lo decide chi la segue.

Le scorciatoie che non funzionano

Si legge che basta uno shampoo secco. Lo shampoo secco assorbe il grasso in superficie, non lava la pelle, e dopo qualche giorno si accumula insieme al sebo. Serve per tirare avanti due giorni, non due settimane.

Si legge che si può fare con una bacinella normale tenuta da qualcuno sotto la testa. Chi tiene la bacinella non può versare l'acqua, e dopo due minuti le braccia cedono: l'incavo e lo scarico esistono per questo.

Si legge che una cuffia monouso preumidificata sostituisce tutto. Pulisce, e a volte è l'unica cosa possibile, ma non risciacqua: il residuo resta sulla pelle.

Il gesto da ricordare

La cosa da portare via è una: l'acqua deve avere una strada per uscire prima ancora di entrare. Bacinella, tubo, secchio, e solo dopo la brocca. Tutto il resto del metodo serve a proteggere quella strada.

La falsa credenza da smontare è che lavare i capelli a letto sia un'operazione da ospedale, con attrezzature che a casa non si hanno. La bacinella gonfiabile costa quanto uno shampoo e il resto è già in casa. Quello che manca, di solito, non è l'attrezzatura: è sapere in che ordine si fanno le cose. Adesso lo sai.