Nessuno dice che il calcare sui capelli non viene dall'acqua da sola. Viene dall'incontro fra l'acqua e il sapone: il calcio e il magnesio disciolti reagiscono con lo shampoo e formano un sale che non si scioglie e che si posa sul capello. È lo stesso alone grigio che vedi sul vetro della doccia, in versione microscopica, e resta attaccato anche dopo il risciacquo. Per questo con l'acqua dura i capelli sembrano ruvidi e opachi anche se li hai appena lavati, e per questo il problema non si risolve lavandoli di più. Questo pezzo spiega che cos'è la durezza, da che numero un'acqua si chiama dura, che cosa fa davvero al capello e al cuoio capelluto, e quali sono i gesti che cambiano qualcosa.
Quando li lavi e sembrano sporchi lo stesso
Lo noti quando cambi casa, o quando torni da una vacanza. Lo stesso shampoo, che a casa tua faceva schiuma subito, in un altro posto ne fa poca e devi metterne il doppio. Dopo l'asciugatura i capelli sono rigidi, si pettinano male, e passandoci la mano senti un attrito che prima non c'era. Se sono lunghi le punte si annodano. Se sono chiari, con il tempo prendono una sfumatura spenta. Se hai il cuoio capelluto delicato, lo senti tirare e a volte prudere.
In Italia il problema riguarda gran parte del paese. La durezza dell'acqua di rete è pubblicata dai gestori, che per legge devono renderla nota, e in molte città del centro e del nord i valori stanno sopra i 25 gradi francesi, mentre nelle zone alpine e in parte del sud scendono sotto i 15. Il numero della tua zona lo trovi nella scheda del tuo acquedotto.
Che cosa c'è dentro un grado francese
La durezza è la quantità di calcio e magnesio sciolti nell'acqua. In Italia si misura in gradi francesi: un grado francese equivale a 10 milligrammi di carbonato di calcio per litro. La normativa italiana sull'acqua potabile, il decreto legislativo 31 del 2001, indica come intervallo consigliato fra 15 e 50 gradi francesi. Sotto i 15 l'acqua si chiama dolce, fra 15 e 25 mediamente dura, fra 25 e 35 dura, oltre i 35 molto dura. Questi minerali vengono dalle rocce che l'acqua attraversa prima di arrivare al rubinetto: dove ci sono calcari, l'acqua è dura.
Il capello, quando lo bagni, assorbe una piccola parte di quei minerali, ma il grosso resta in superficie. Il punto è che cosa succede quando aggiungi lo shampoo. Le molecole che lavano, i tensioattivi, hanno una parte che si lega allo sporco e una che si lega all'acqua. Il calcio e il magnesio si attaccano alla parte che dovrebbe legarsi all'acqua e la bloccano: la molecola non lava più e non fa schiuma, e forma con il minerale un sale insolubile. Quel sale si deposita sulla cuticola, lo strato di squame che riveste il capello, e ne riempie gli spazi. Il capello diventa più pesante, più rigido, e le squame non si chiudono bene.
Uno studio pubblicato nel 2016 sull'International Journal of Trichology ha tenuto ciocche di capelli per trenta giorni in acqua dura e in acqua distillata e non ha trovato differenze nella resistenza alla rottura: il capello non si indebolisce. Uno studio successivo, del 2018, ha però misurato al microscopio una superficie più ruvida e un diametro leggermente ridotto dopo la stessa esposizione. Il danno è di superficie, non di struttura, e si accumula lavaggio dopo lavaggio.
Sul cuoio capelluto succede la stessa cosa: il sale si deposita sulla pelle, la asciuga e la irrita. È una secchezza da residuo, non una malattia, e va via quando il residuo va via.
Il risciacquo che scioglie il deposito
Il gesto che cambia di più è un risciacquo leggermente acido dopo lo shampoo. Il sale di calcio si scioglie in ambiente acido: un cucchiaio di aceto bianco in un litro di acqua, versato sui capelli e lasciato un minuto prima dell'ultimo risciacquo, porta via gran parte del deposito. L'odore sparisce con l'asciugatura. Non serve farlo a ogni lavaggio: una volta ogni due o tre basta.
Il secondo gesto è usare meno shampoo, non di più. Meno tensioattivo, meno sale insolubile. Il terzo è risciacquare più a lungo, perché il sale che si è appena formato è ancora in parte sospeso e l'acqua che scorre lo trascina via prima che si fissi.
Che cosa non fare. Non aumentare la dose di shampoo per avere più schiuma: ottieni più deposito. Non lavare tutti i giorni per togliere la sensazione di sporco: aggiungi uno strato a ogni lavaggio. Non usare acqua molto calda, che fa precipitare il carbonato più in fretta, come nel bollitore.
Quello che non si risolve è la durezza in sé: l'acqua che esce dal rubinetto è quella, e dal lavandino non si cambia.
Le due frasi che leggi ovunque
Si legge che l'acqua dura fa cadere i capelli. Non c'è nessuno studio che lo mostri, e il deposito sta sul fusto, non sulla radice. Un capello che sembra spezzarsi con l'acqua dura si spezza perché è più ruvido e si impiglia nel pettine, non perché è più debole.
Si legge anche che basta uno shampoo chiarificante ogni tanto. Uno shampoo più forte porta via il sebo insieme al deposito, e il cuoio capelluto già seccato dal calcare resta senza difesa. Il deposito si scioglie con l'acido, non con più sapone.
Il numero da cercare sulla scheda del tuo acquedotto
La soglia da ricordare è 25 gradi francesi. Sotto, i capelli non se ne accorgono quasi. Sopra, il deposito si vede nel giro di poche settimane, e il risciacquo acido diventa un'abitudine che vale la pena tenere.
La falsa credenza più grossa è che l'acqua dura sia acqua sporca. È l'opposto: è acqua che ha attraversato molta roccia e ne ha portato con sé i minerali, ed è perfettamente potabile. Il problema non è nel bicchiere. È nell'incontro fra quei minerali e il sapone, e quell'incontro puoi governarlo tu.