Nessuno dice che sotto un padiglione chiuso la pelle e i capelli smettono di scambiare aria con l'esterno. In quel poco spazio la temperatura sale, l'umidità del sudore non evapora e il capello resta schiacciato contro un cuscinetto che sfrega a ogni movimento della testa. Sono tre cose diverse, con tre effetti diversi, e agiscono in tempi diversi: l'attrito da subito, il calore in una decina di minuti, l'umidità in mezz'ora. Nessuna delle tre fa cadere i capelli, ma tutte e tre lasciano un segno che vedi la sera. Questo pezzo racconta che cosa succede davvero al capello sotto le cuffie, perché la piega dell'archetto resta anche dopo che le hai tolte, e che cosa cambia fra le cuffie chiuse e quelle appoggiate.
La riga sulla testa alle sei di sera
Te ne accorgi quando le togli. C'è una riga schiacciata dove passava l'archetto, i capelli intorno alle orecchie sono appiattiti e un po' umidi, e se li tocchi sopra la nuca sembrano più caldi del resto. Provi a scompigliarli con le dita e la riga torna al suo posto. Se li hai fini, sembrano più unti proprio dove il padiglione appoggiava.
Quanto sia diffuso il problema nessuno lo ha misurato. Esistono dati sulle ore di ascolto e sull'udito, raccolti dall'Organizzazione mondiale della sanità, ma nessuna indagine ha contato quante persone si trovano la riga dell'archetto la sera. Chi lavora con le cuffie le tiene però addosso per sei o otto ore, e i tre effetti si sommano.
Otto ore fra calore, sudore e un cuscinetto che sfrega
La prima cosa che succede è l'attrito. Il capello è rivestito dalla cuticola, uno strato di squame sovrapposte come le tegole di un tetto. Ogni volta che giri la testa il cuscinetto scivola sui capelli in una direzione e poi nell'altra, e le squame che vengono spinte contro verso si sollevano. Non si rompono: si alzano di poco, riflettono meno luce e si agganciano al capello accanto. Per questo la sera i capelli intorno alle orecchie sembrano opachi e si annodano più facilmente.
La seconda cosa è il calore. Un padiglione chiuso intrappola l'aria intorno all'orecchio. Le misurazioni fatte sulla pelle sotto le cuffie chiuse mostrano un aumento di qualche grado nella prima mezz'ora, ma un valore standard non esiste, perché dipende dal materiale del cuscinetto e dalla stanza. Quel calore fa lavorare di più le ghiandole sebacee, quelle che producono il grasso del cuoio capelluto, e da lì viene l'effetto unto localizzato.
La terza cosa è l'umidità, ed è quella che spiega la piega. Il capello è igroscopico, cioè assorbe l'acqua dall'aria che lo circonda, e secondo i dati raccolti nei manuali di chimica del capello, come quello di Clarence Robbins, può trattenere fino a un terzo del suo peso. La sua forma è tenuta da due tipi di legami fra le catene di cheratina, la proteina di cui è fatto. I legami più forti, quelli di zolfo, non li tocca niente se non una permanente. I legami più deboli, quelli a idrogeno, si rompono quando il capello assorbe acqua e si riformano quando la perde. Sotto il cuscinetto il sudore non evapora, il capello si carica di umidità e i legami a idrogeno si aprono. Il capello è tenuto premuto dall'archetto. Quando togli le cuffie l'umidità evapora in pochi minuti e i legami si richiudono nella forma in cui il capello si trovava in quel momento: schiacciato. È lo stesso meccanismo della piega con la spazzola e il phon, solo che qui nessuno l'ha scelta.
Che cosa cambia la sera e che cosa la peggiora
Il gesto che cambia di più è spostare l'archetto. Non serve toglierlo: basta farlo scorrere di un paio di centimetri avanti o indietro ogni ora, così la pressione non cade sempre sugli stessi capelli e nessuna zona resta chiusa a lungo. Il secondo gesto è togliere le cuffie per cinque minuti ogni ora, il tempo che il sudore evapori. Il terzo è, la sera, bagnare solo la riga con le dita umide e lasciarla asciugare libera: l'acqua riapre i legami a idrogeno e la piega si perde. Non serve lavare tutta la testa.
Che cosa non fare. Non tirare i capelli sotto l'archetto per nascondere la riga: li tiri quando la cuticola è già sollevata e li spezzi. Non usare uno spray o una lacca per tenerli fermi prima di mettere le cuffie: il prodotto trattiene l'umidità sotto il cuscinetto e la piega viene peggio. Non appoggiare le cuffie sui capelli bagnati: un capello bagnato ha già tutti i legami aperti e prende la forma dell'archetto in modo molto più netto.
Quello che non si risolve è il calore in una stanza calda con cuffie chiuse: lì puoi solo alternare con quelle aperte o fare pause più lunghe.
I consigli che girano e non reggono
Si legge spesso che le cuffie fanno cadere i capelli. Non ci sono studi che lo mostrino. La pressione dell'archetto è di pochi grammi per centimetro quadrato e non arriva alla radice, che sta due o tre millimetri sotto la pelle. La caduta da trazione esiste, ma richiede una tensione forte e continua per mesi, come quella delle trecce strette, non un cuscinetto appoggiato.
Si legge anche che basta scegliere cuffie con l'archetto imbottito per non avere la riga. L'imbottitura distribuisce la pressione ma non cambia l'umidità, e la piega la fa l'umidità.
La cosa da portare via
La differenza fra chiuse e aperte è tutta nell'aria. Una cuffia chiusa isola l'orecchio e crea una piccola serra: il calore sale, il sudore resta, i legami si aprono. Una cuffia appoggiata lascia passare l'aria, e degli effetti resta quasi solo l'attrito. Se puoi scegliere e non ti serve l'isolamento, la seconda lascia i capelli come li ha trovati.
Il numero da ricordare è cinque: cinque minuti senza cuffie ogni ora bastano perché l'umidità sotto il cuscinetto se ne vada prima di fissare la piega. E il capello, una volta asciutto, torna dove lo ha lasciato l'ultima acqua che ha visto.