Fino ai primi del Novecento i capelli lunghi si tagliavano poco e si raccoglievano: il gesto di accorciare le punte a data fissa non esisteva. Il taglio regolare delle punte è arrivato con i saloni e con i tagli corti degli anni Venti. In Brasile, negli anni Sessanta, è nata la velaterapia, il taglio delle punte con la fiamma di una candela, e le cronache dei giornali brasiliani la raccontano come una moda di quegli anni. Da lì viene l'idea che le punte vadano curate con un rito, a una certa stagione.
Oggi l'idea ha una data: settembre. Dopo il mare, il sole e il cloro, la spuntatina di settembre è un luogo comune che tutte ripetono. Insieme girano altre due frasi. La prima dice che tagliare le punte fa crescere i capelli più in fretta. La seconda dice che una buona maschera le richiude. Questo articolo prende le tre frasi e le guarda una alla volta. Prima spiega che cosa sono davvero le punte che si aprono. Poi dice quando tagliarle serve e quando no.
Che cosa vuol dire davvero avere le doppie punte
Doppie punte vuol dire che l'estremità del capello si è divisa in due o più fili. Il capello ha uno strato esterno di scaglie, la cuticola, che lo protegge. Sotto c'è la parte spessa, la corteccia, cioè le fibre di cheratina che gli danno forza. Con il tempo le scaglie della punta si consumano e cadono. La corteccia resta scoperta e si sfilaccia. Il capello si apre come una corda logora.
La punta è la parte più vecchia del capello. Un capello lungo trenta centimetri ha una punta che ha tre anni, secondo la velocità di crescita di circa un centimetro al mese indicata dall'American Academy of Dermatology. In tre anni ha visto mille lavaggi, mille spazzolate e qualche centinaio di asciugature calde. Non c'è niente di strano se si è aperta.
Il primo modo sbagliato di capire il problema è pensare che le punte aperte siano una malattia del capello. Non lo sono. Sono usura. Il secondo modo sbagliato è pensare che restino ferme. Non restano ferme. Una punta aperta continua a dividersi verso l'alto, e in qualche mese la spaccatura sale di due o tre centimetri. Il terzo modo sbagliato è pensare che si vedano solo in fondo. Doppie punte si formano anche a metà lunghezza, dove la piastra passa più spesso, e lì si chiamano nodi o spaccature.
Che cosa succede se si aspetta. Le punte aperte si agganciano fra loro e i capelli si annodano. Il pettine tira e spezza. Le lunghezze sembrano più rade, perché ogni capello finisce a un'altezza diversa. Il colore, se c'è, sulle punte aperte si spegne, perché la luce non trova una superficie liscia da riflettere. E la piega non tiene, perché le punte non hanno più peso.
Le applicazioni che promettono di dire se tagliare
Oggi il telefono promette di rispondere anche a questo. Ci sono applicazioni che analizzano una foto delle lunghezze e dicono se le punte sono da tagliare. Altre provano il taglio sulla foto del viso, così vedi come staresti con cinque centimetri in meno. Altre ancora ti fanno rispondere a un questionario e ti dicono quale maschera comprare.
Quelle che provano il taglio sulla foto fanno una cosa utile: tolgono la paura di tagliare. Una donna che ha portato i capelli lunghi per dieci anni vede il risultato prima di sedersi in poltrona, e va dal parrucchiere più tranquilla. Quelle che analizzano la foto delle punte fanno meno bene il loro lavoro. Una foto mostra la luce e il colore, non la spaccatura. Doppie punte piccole non si vedono in uno scatto fatto in bagno con la luce gialla. E la foto non dice se il capello si apre perché è vecchio o perché la piastra è troppo calda.
Il questionario che consiglia il prodotto ha lo stesso limite. Ti chiede se i capelli sono secchi. Non sa quanto è dura l'acqua di casa tua e non sa quante volte passi il phon. Doppie punte hanno cause diverse, e una risposta automatica le tratta tutte allo stesso modo. L'applicazione può aiutare a guardare. Non può sostituire le dita che scorrono lungo la ciocca e sentono dove il capello diventa ruvido.
Quello che dicevano le nonne e quello che dice la ricerca
La tradizione italiana sulle punte è fatta di tre gesti. Nel Sud si usava l'olio d'oliva, messo sulle punte la sera e lavato la mattina: in molte case della Sicilia e della Calabria era il solo trattamento che i capelli lunghi conoscevano. Nel Centro le nonne dicevano di tagliare i capelli con la luna crescente, così sarebbero cresciuti più forti. In diverse zone si passava la candela, come in Brasile, per bruciare i fili aperti.
Che cosa c'è di vero. L'olio d'oliva copre la punta e la rende più scivolosa, così si aggancia meno e si spezza meno. Non la richiude, ma la protegge. La luna non ha effetto sulla crescita: nessuno studio lo ha mai trovato. La candela brucia i fili aperti e chiude la punta con una crosta, ma la crosta è cheratina bruciata, più fragile di prima.
La ricerca dice una cosa semplice. Clarence Robbins, nel suo manuale sulla chimica del capello, edizione del 2012, descrive la punta aperta come la fine di un processo che comincia con la perdita delle scaglie. Una volta persa la cuticola, la corteccia non si ricostruisce. Il capello è materia morta e non si ripara da solo. Maria Fernanda Gavazzoni Dias, in una rassegna del 2015 sull'International Journal of Trichology, ha spiegato che i prodotti chiamati riparatori incollano i fili per qualche lavaggio. Poi la spaccatura torna. Doppie punte si tagliano, non si curano, e su questo tradizione e ricerca si danno ragione. Chi non taglia mai le punte lo scopre da sola, come raccontiamo in cosa succede se non tagli mai le punte. Doppie punte lasciate lì risalgono, e alla fine il taglio è più lungo.
Doppie punte a settembre: che cosa fare, un passo alla volta
Settembre è un mese buono per tagliarle, ma non perché lo dice il calendario. È buono perché l'estate le ha fatte aprire. Ecco come si fa, in ordine.
- Prendi una ciocca asciutta e falla scorrere fra pollice e indice, dalla radice alla punta. Dove il capello diventa ruvido comincia la parte da togliere.
- Guarda le punte contro la luce della finestra. Se vedi fili bianchi che si dividono, sono aperte. Se vedi solo la punta assottigliata, puoi aspettare.
- Taglia due centimetri sopra il punto dove la spaccatura finisce. Un centimetro sotto non basta: la spaccatura sale e la ritrovi in un mese.
- Fai fare il taglio a forbici asciutte o appena umide. Le forbici da cucina schiacciano il capello e lo riaprono.
- Nelle due settimane dopo il taglio usa il phon a temperatura media e tienilo a venti centimetri. Doppie punte nuove nascono dal calore, non dal tempo.
- Metti una goccia di olio sulle punte asciutte, una volta al giorno. Serve a farle scivolare, non a chiuderle.
- Controlla le punte una volta al mese con lo stesso gesto delle dita. Doppie punte che tornano dopo un mese dicono che il problema è un gesto quotidiano, non la stagione.
Il taglio si vede subito. Il risultato sulle lunghezze si vede in due o tre mesi, quando i capelli crescono senza aprirsi. Se le punte si riaprono in poche settimane, guarda la spazzola, la piastra e l'acqua di casa prima di tagliare ancora.
Lo stesso metodo vale anche per altri capelli
Il gesto delle dita e il taglio due centimetri sopra valgono per tutti i capelli, ma il calendario cambia. Sui capelli fini le punte si aprono prima, e il controllo va fatto ogni sei settimane. Sui capelli ricci le punte si vedono meno, perché il riccio le nasconde. Vanno cercate con le dita, ciocca per ciocca, e tagliate a secco, così il riccio resta in forma. Sui capelli decolorati le punte si aprono anche a metà lunghezza, e il taglio va fatto più spesso e più corto.
Le stagioni contano. Dopo l'inverno le punte si aprono per il cappello e la sciarpa che sfregano. Dopo l'estate per il sale e il sole. Chi porta la coda tutti i giorni ha le punte aperte dove passa l'elastico. Doppie punte non hanno un mese: hanno una causa, e la causa si trova guardando i gesti di ogni giorno.
Le punte aperte hanno una storia lunga e un nome che tutte conoscono. Il rito di tagliarle a settembre è recente, ma ha una ragione: l'estate le fa aprire. Delle tre frasi messe sul tavolo all'inizio, una è vera a metà e due no. Tagliare non fa crescere più in fretta. Le maschere non richiudono. Settembre è un buon momento perché il danno è fresco. Le applicazioni aiutano a vedere il taglio prima di farlo, ma non sentono il capello con le dita. Le nonne avevano ragione sull'olio e torto sulla luna e sulla candela. La ricerca dice che il capello aperto non si ripara. I passi sono pochi: sentire con le dita, guardare contro la luce, tagliare due centimetri sopra, proteggere dal calore, controllare ogni mese. Doppie punte si tolgono con le forbici, e il resto serve a farle tornare più tardi.
