Ci si accorge di solito per caso. Un elastico che fa un giro in più del solito, una fotografia in cui la riga sembra più larga, la luce del bagno che rivela il cuoio capelluto dove prima non si vedeva. Non è caduta improvvisa, non ci sono chiazze: è la chioma che nel suo insieme ha perso corpo.

Che cosa vuol dire davvero avere i capelli che si assottigliano

La prima cosa da capire è che sotto la stessa sensazione si nascondono situazioni molto diverse tra loro.

C'è la densità, cioè quanti capelli crescono su un centimetro quadrato di cute. È un numero che dipende dal patrimonio genetico e che non aumenta nel corso della vita: i follicoli con cui si nasce sono quelli, e nessun intervento esterno può crearne di nuovi.

Poi c'è lo spessore del singolo capello, che è tutt'altra cosa. Una persona può avere pochi capelli ma molto grossi e sembrare foltissima, e un'altra averne moltissimi ma sottili e sembrare rada. È qui che avvengono i cambiamenti più frequenti: il capello si assottiglia progressivamente, e la chioma perde volume anche se il numero resta simile.

C'è infine la rottura, che spesso viene scambiata per caduta. Se sulla spazzola si trovano capelli corti, spezzati, senza il piccolo bulbo bianco all'estremità, non si stanno perdendo: si stanno rompendo lungo il fusto. È un problema completamente diverso, e ha soluzioni diverse.

Distinguere tra queste tre cose è il primo passo, perché rimedi che funzionano per una sono inutili per le altre.

Che cosa comporta, oltre all'aspetto

Chi non ci è passato tende a considerarlo un fatto puramente estetico. Chi ci sta passando sa che non è così.

C'è una componente pratica, quotidiana: acconciature che non tengono più, la necessità di studiare la posizione della riga, il riflesso di controllare lo scarico della doccia ogni mattina. Sono piccoli gesti che occupano spazio mentale ogni giorno.

E c'è una componente più difficile da dire ad alta voce. I capelli sono una delle poche parti di noi che gli altri vedono sempre, e cambiarne l'aspetto significa vedersi diversi allo specchio. Studi condotti su ampi campioni europei hanno rilevato che chi convive con una perdita di capelli riferisce livelli significativi di ansia e di umore basso, e che il disagio non è proporzionale a quanto la cosa si veda: c'è chi ha un diradamento minimo e ne soffre molto, e chi ha una situazione più marcata e la porta con leggerezza.

Vale la pena dirlo perché toglie un peso: se la cosa vi turba più di quanto vi aspettavate, non è una reazione sproporzionata, è una reazione comune.

Quello che si continua a fare, ma non serve

Arrivati a questo punto quasi tutti provano la stessa cosa, perché è quella che si sente ripetere da sempre: tagliare i capelli per rinforzarli. L'idea è che accorciandoli si concentrino le energie sulla parte che resta, e che ricrescano più forti e più numerosi.

Non funziona, e la ragione è semplice quanto definitiva. Il capello che si taglia è tessuto morto: la parte viva è il follicolo, che sta sotto la pelle, a qualche millimetro di profondità. Le forbici non lo raggiungono, non lo stimolano e non lo modificano in alcun modo. Un dermatologo del Policlinico di Milano lo dice senza giri di parole: tagliare i capelli non porta nessuna utilità a chi li sta perdendo.

Il numero di follicoli, poi, non cambia con il taglio, come non cambia con nient'altro. È fissato alla nascita.

Da dove nasce allora questa convinzione così radicata? Da un'analogia con il mondo vegetale: si è pensato che come potare una pianta la rinforza, così accorciare i capelli li rinvigorisca. È un ragionamento per somiglianza, non per causa, e il paragone non regge perché una pianta è viva in ogni sua parte, un capello no.

C'è un dettaglio che alimenta l'equivoco. Dopo un taglio i capelli sembrano davvero più corposi, e non è un'illusione: eliminando le punte assottigliate e rovinate, tutta la lunghezza ha uno spessore più uniforme, quindi al tatto e alla vista la massa appare maggiore. Ma è un effetto ottico che riguarda quello che c'è, non qualcosa di nuovo che cresce.

Nella stessa famiglia di credenze rientrano altre due cose che è bene lasciar perdere: pettinarsi a testa in giù per stimolare la crescita, che non ha alcun effetto sul follicolo, e i cento colpi di spazzola serali, che su capelli con nodi provocano più rotture che benefici.

Come si convive con capelli che cambiano

Detto ciò che non funziona, resta la domanda vera: e allora?

La risposta parte da una distinzione che libera parecchio. Sulla densità non si può intervenire, ed è inutile spendere energie su quel fronte. Sullo spessore e sulla rottura, invece, si può fare molto: sono le due cose che dipendono da come si trattano i capelli ogni giorno, e sono anche quelle che incidono di più sull'aspetto finale.

In pratica: non si può avere più capelli, ma si può evitare di perdere quelli che si hanno per rottura, e si può fare in modo che ognuno resti il più spesso possibile per il tempo in cui vive.

C'è poi una considerazione che i parrucchieri fanno spesso e che vale più di molti prodotti: una chioma tagliata bene sembra più folta di una chioma trascurata, indipendentemente dal numero di capelli. La forma conta quanto la quantità.

I tre consigli che fanno la differenza

Il primo riguarda la trazione. Code, chignon e trecce strette tirano il capello nel punto in cui esce dalla pelle, e ripetuto ogni giorno nello stesso punto questo produce un assottigliamento reale, che ha anche un nome: alopecia da trazione. La regola pratica è duplice: acconciature morbide, e soprattutto cambiare punto ogni giorno, alternando raccolto alto, basso e laterale. È il consiglio che costa meno di tutti e che quasi nessuno segue.

Il secondo riguarda il capello bagnato. Da bagnato il capello è nella sua condizione più fragile, e la maggior parte delle rotture avviene proprio in quel momento: quando si strofina con l'asciugamano, quando si pettina con forza, quando si lega ancora umido. Tamponare invece di sfregare, districare partendo dalle punte e risalendo, e non legare finché non è asciutto sono tre gesti che nel giro di qualche mese cambiano visibilmente la quantità di capelli spezzati.

Il terzo riguarda il taglio, ma per la ragione giusta. Andare dal parrucchiere serve, solo non per il motivo che si crede. Serve a togliere le punte aperte prima che la spaccatura risalga lungo il fusto rendendo fragile tutta la lunghezza, e serve a dare una forma che valorizzi quello che c'è. Su capelli fini, per esempio, una lunghezza media con un perimetro pieno sembra molto più consistente di una lunghezza estrema e sfilata.

C'è un quarto punto che non è un consiglio ma un avvertimento: se il diradamento è comparso all'improvviso, se procede in fretta o se compaiono zone senza capelli, nessuno di questi accorgimenti è la risposta giusta. In quel caso serve una visita dermatologica, perché le cause possono essere ormonali, carenziali o di altro tipo, e vanno individuate.

In sintesi

Quando i capelli perdono consistenza si mescolano tre fenomeni diversi: la densità, che è genetica e non si modifica; lo spessore del singolo capello, che può cambiare; e la rottura, che spesso viene scambiata per caduta.

Il disagio che ne deriva è reale e documentato, e non riguarda solo l'aspetto.

Tagliare i capelli per rinforzarli non funziona, perché la parte che si taglia è morta e il follicolo non viene raggiunto dalle forbici. L'effetto di maggior corpo che si nota dopo un taglio riguarda l'uniformità della lunghezza, non una crescita nuova.

Quello che funziona davvero è proteggere i capelli che già ci sono: acconciature morbide e a rotazione, attenzione estrema quando sono bagnati, e un taglio regolare fatto per eliminare le punte aperte e per dare una forma che valorizzi la chioma. Tre accorgimenti che non promettono miracoli e proprio per questo mantengono quello che dicono.