Le donne veneziane del Cinquecento si scolorivano i capelli al sole sulle terrazze dei tetti, con una soluzione di liscivia e limone e un cappello senza cupola che lasciava fuori solo i capelli, come descrive Cesare Vecellio nel suo libro sugli abiti del 1590. Il biondo veneziano nasceva così, e così nascevano anche le punte secche di settembre. Capelli dopo l'estate: è la stessa storia di allora, con il sole, il sale e il cloro al posto della liscivia. Su questo girano tre luoghi comuni. Il primo dice che basta una maschera ristrutturante per rimettere tutto a posto. Il secondo dice che i capelli rovinati dal sole vanno tagliati tutti. Il terzo dice che a settembre bisogna fare subito la tinta per coprire il colore spento. Ognuno ha una ragione, e l'articolo la cerca prima di correggerli.
Capelli dopo l'estate: che cosa vuol dire davvero
Il capello è una fibra morta, rivestita dalla cuticola, cioè lo strato di scaglie che lo protegge. Il sole rompe i legami della cheratina, cioè la proteina di cui è fatto, e scolorisce il pigmento. Il sale toglie acqua alla fibra e la lascia rigida. Il cloro solleva le scaglie e porta via i grassi che le tengono appoggiate. Capelli dopo l'estate sono quindi capelli con la cuticola sollevata, la fibra più povera di acqua e di proteine e il colore più chiaro. Il danno è fatto e non si ripara: un capello non guarisce, si copre o si taglia. Quello che si può fare è non peggiorarlo, ed è qui che si sbaglia.
Chi lo capisce male fa tre cose. Compra la maschera più ricca del negozio, la lascia in posa un'ora e la ripete ogni giorno per una settimana: le lunghezze diventano pesanti e opache, e le punte restano aperte come prima. Prende la piastra per stirare le punte crespe, e cuoce una fibra che ha già perso l'acqua. Oppure fa la tinta a inizio settembre su capelli porosi, e il colore entra a chiazze e scappa in tre lavaggi. Capelli dopo l'estate chiedono prima di tutto di essere lasciati in pace, e il primo errore è avere fretta.
Le applicazioni che provano il taglio e il colore
I programmi per il telefono che provano il taglio o il colore sulla foto sono divertenti e in settembre si usano molto. Fanno bene a mostrare come stanno le lunghezze accorciate di cinque centimetri, e aiutano a decidere se il taglio vale la pena. Quelli che analizzano la cute dallo scatto ingrandito mostrano la cute arrossata dal sole, ed è utile per chi non se ne è accorta. Quelli che consigliano il prodotto giusto dalla foto delle punte sbagliano, perché la foto non distingue una punta secca da una punta spezzata, e i due problemi vogliono due cose diverse.
Capelli dopo l'estate non si giudicano dalla foto ma dal tatto e dall'acqua. Un capello che tirato si allunga come un elastico e non torna ha perso proteine. Uno che si spezza secco ha perso acqua. Uno che in acqua affonda in pochi secondi ha le scaglie aperte. Nessuna applicazione fa queste tre prove. Per rimediare passo per passo ai danni del mare, c'è già un articolo sui capelli rovinati dopo il mare. Capelli dopo l'estate si riconoscono con le mani, e lo vediamo nei passi.
Quello che dicevano le nonne e quello che dice la ricerca
Le nonne del Sud facevano gli impacchi di olio d'oliva sui capelli dopo il mare, la sera, e li lavavano la mattina: l'olio d'oliva resta in superficie, ma protegge le lunghezze dall'attrito e dà lucentezza, e la tradizione regge a metà. In Sicilia e in Puglia si usava il risciacquo con acqua e aceto, e l'aceto abbassa il pH, cioè rende l'acqua un poco acida, e le scaglie si appoggiano meglio: qui la tradizione ha ragione. In molte zone si diceva che i capelli bruciati dal sole vanno tagliati alla luna nuova di settembre: la luna non c'entra, il taglio delle punte sì.
La ricerca ha misurato l'olio. Uno studio pubblicato nel 2003 sul Journal of Cosmetic Science da Rele e Mohile ha confrontato olio di cocco, olio di girasole e olio minerale: solo il cocco, messo prima dello shampoo, riduceva la perdita di proteine del capello, perché la sua molecola principale è piccola e dritta e passa fra le scaglie. Sul sole, gli studi raccolti dalla dermatologa Antonella Tosti dell'Università di Bologna mostrano che la luce ultravioletta rompe i legami della cheratina e ossida il pigmento, e che il capello scuro resiste più a lungo di quello chiaro perché il pigmento fa da schermo. Capelli dopo l'estate, per la ricerca, hanno perso proteine e acqua in una misura che dipende dal colore e dai giorni di sole. Tradizione e ricerca si danno ragione sull'aceto e sull'olio prima dello shampoo, e torto sulla luna. Capelli dopo l'estate non tornano come prima: si portano a novembre senza altri danni.
Capelli dopo l'estate: i cinque errori da evitare, un passo alla volta
Capelli dopo l'estate chiedono pochi gesti, e il loro ordine conta più della quantità.
- Non fare la tinta nelle prime due settimane: aspetta che le scaglie si siano appoggiate con qualche lavaggio e un balsamo acido, altrimenti il colore entra a chiazze.
- Non stirare le punte con la piastra: il calore toglie l'acqua che manca già. Se serve, tampona con l'asciugamano e asciuga con il phon a quindici centimetri.
- Non fare la maschera ogni giorno: una volta a settimana, sulle lunghezze, per dieci minuti, e lava bene. Il resto pesa e opacizza.
- Non lavare con acqua molto calda: apre le scaglie che stai cercando di richiudere. Tiepida, e ultimo risciacquo con un cucchiaio di aceto in mezzo litro d'acqua.
- Non pettinare i capelli bagnati con la spazzola: pettine largo, dalle punte, con il balsamo ancora sopra.
- Taglia solo le punte aperte, un centimetro o due, a fine settembre. Il resto della lunghezza si può portare.
- Metti un olio leggero sulle punte asciutte, poche gocce, ogni due giorni, per proteggerle dall'attrito del colletto e del cuscino.
Capelli dopo l'estate migliorano al tatto in tre o quattro settimane, quando le scaglie si appoggiano e l'olio ha fatto il suo. Le punte aperte non si chiudono: si tagliano, e il capello nuovo che cresce sotto arriva sano.
Lo stesso metodo vale anche dopo altri danni
Gli stessi passi valgono per i capelli dopo un inverno di piastra, che hanno perso acqua allo stesso modo, e per i capelli dopo una decolorazione, che hanno perso proteine e chiedono lo stesso olio prima dello shampoo. Valgono per i capelli ricci, che d'estate perdono la definizione e la ritrovano con l'aceto e il pettine largo. Valgono per chi va in montagna, dove il sole è più forte che al mare e il vento fa il lavoro del sale. E l'ordine dei gesti, prima le scaglie e poi il colore, vale ogni volta che si vuole fare una tinta su capelli stanchi. Capelli dopo l'estate sono solo il caso più comune di una fibra che ha perso qualcosa e che va portata al taglio successivo senza perderne altro.
Le veneziane sui tetti lo sapevano già: il sole schiarisce e secca. I tre luoghi comuni finiscono così: la maschera aiuta una volta a settimana e pesa ogni giorno, si tagliano le punte aperte e non tutta la lunghezza, e la tinta aspetta due settimane. Le applicazioni mostrano il taglio e non sentono la fibra. Le nonne avevano ragione sull'aceto e sull'olio, e la ricerca di Rele e Mohile ha detto quale olio e quando. I passi sono sette: niente tinta subito, niente piastra, maschera una volta a settimana, acqua tiepida e aceto, pettine largo, un centimetro di forbice, olio sulle punte. Capelli dopo l'estate non si riparano: si portano in salvo fino a novembre.
