È novembre, ci si pettina davanti allo specchio e sul bordo del lavabo resta qualche capello di troppo. La tentazione è dare la colpa al freddo, allo shampoo o al cambio di stagione. Uno studio dell'Ospedale universitario di Zurigo, pubblicato nel 2009 sulla rivista Dermatology, racconta un'altra storia: quei capelli hanno deciso di cadere mesi fa, in piena estate.
Capire questo ritardo aiuta a leggere ciò che succede in autunno senza allarmi inutili, e a riconoscere quando invece la caduta merita un controllo.

Cosa ha scoperto lo studio di Zurigo su 823 donne
I dermatologi Michael Kunz e Ralph Trüeb, con lo statistico Burkhardt Seifert dell'Università di Zurigo, hanno riesaminato sei anni di visite a donne apparentemente sane che si erano rivolte all'ospedale perché perdevano capelli. Hanno escluso chi aveva malattie o assumeva farmaci noti per provocare la caduta, e sono rimaste 823 donne.
Per tutte era disponibile il tricogramma, un esame in cui si preleva un piccolo campione di capelli e si osserva al microscopio in quale fase del loro ciclo si trovano. I risultati hanno mostrato un andamento annuale preciso: la quota di capelli in fase di riposo era massima d'estate, con un secondo picco più modesto in primavera, e minima alla fine dell'inverno. Gli autori hanno presentato il lavoro come il primo studio sistematico di questo tipo su un gruppo rappresentativo di donne.
Perché i capelli che cadono a novembre si sono fermati d'estate
Il ciclo del capello ha tre momenti. C'è una lunga fase di crescita, che dura anni; una breve fase di passaggio; e una fase di riposo, chiamata telogen, in cui il capello smette di crescere e resta ancorato al follicolo, la piccola sacca della pelle da cui nasce, per alcuni mesi. Solo alla fine del riposo il capello si stacca, spinto via da quello nuovo che comincia a formarsi.
È qui il ritardo. Il tricogramma misura quanti capelli sono entrati in riposo, non quanti stanno cadendo. Se d'estate molti follicoli si fermano insieme, la caduta visibile arriva dopo, tra la fine dell'estate e l'autunno. Il conto, appunto, arriva dall'estate.
Gli autori non hanno stabilito con certezza perché i follicoli rallentino proprio d'estate. Lo studio si limita a misurare il fenomeno, e lo fa su un numero di donne abbastanza grande da renderlo credibile. Quello che conta, per chi si pettina a novembre, è il risultato: la caduta d'autunno è in buona parte l'onda lunga di un riposo cominciato mesi prima.

Come riconoscere un capello caduto da uno spezzato
C'è un controllo semplice, che pochi conoscono. Un capello arrivato alla fine del suo ciclo porta all'estremità un piccolo rigonfiamento chiaro, quasi bianco: è la parte che era ancorata al follicolo. Se quel bulbo c'è, il capello è caduto in modo naturale. Se invece il capello ha entrambe le estremità sottili o sfilacciate, non è caduto ma si è spezzato, e allora il problema riguarda le lunghezze, non la radice.
La distinzione è utile perché i rimedi sono diversi. Contro la caduta stagionale non c'è molto da fare: è un ritmo naturale. Contro la rottura, invece, contano i gesti quotidiani. I capelli bagnati sono più fragili, quindi è meglio tamponarli con un asciugamano morbido senza strofinare, e sciogliere i nodi con un pettine a denti larghi, partendo dalle punte.

Quando la caduta di novembre merita il dermatologo
Lo studio di Zurigo descrive un ritmo comune, ma non tutto ciò che cade in autunno è stagionale. Conviene rivolgersi al dermatologo se la caduta è molto abbondante, se continua oltre l'inverno invece di attenuarsi, se compaiono chiazze senza capelli o se la riga si allarga in modo evidente. Lo stesso vale se il cuoio capelluto prude, si arrossa o si desquama. Anche un forte stress, una malattia con febbre alta o una dieta drastica nei mesi precedenti possono far entrare molti capelli in riposo nello stesso momento, e meritano di essere raccontati al medico.
Va ricordato anche il limite dello studio: è un'analisi a posteriori di donne che si erano rivolte all'ospedale per la caduta, e quindi non rappresenta tutta la popolazione. Il risultato, però, conferma osservazioni precedenti sul ritmo stagionale della crescita dei capelli.
Resta un'ultima indicazione pratica, che deriva proprio dalla scoperta del secondo picco primaverile. Se una caduta più intensa ritorna anche in aprile o maggio, non è per forza il segno di un problema nuovo: lo stesso andamento compariva nelle donne seguite a Zurigo. Tenere nota dei mesi in cui la spazzola si riempie, magari con un semplice appunto sul calendario, aiuta a riconoscere il proprio ritmo e a raccontarlo con precisione al medico, se un giorno servirà.
Quei capelli sul bordo del lavabo, quindi, raccontano l'estate più che l'autunno. Nella maggior parte dei casi, quando arriverà la fine dell'inverno, la spazzola tornerà più leggera.
