Nel 1819 il chimico tedesco Friedlieb Ferdinand Runge isolò per la prima volta una sostanza dai chicchi di caffè, a Jena, dopo che Goethe gli aveva chiesto di studiarli. Quella sostanza prese il nome dalla pianta da cui veniva. Per quasi due secoli è rimasta una cosa da bere. Poi, negli ultimi vent'anni, è comparsa sulle etichette degli shampoo, e oggi si trova in decine di prodotti che promettono capelli più forti. Caffeina è diventata una delle parole che si leggono più spesso al supermercato e in profumeria.

Intorno a questo ingrediente girano tre idee che vale la pena verificare. La prima dice che uno shampoo con questa sostanza fa ricrescere i capelli. La seconda dice che agisce sul bulbo, cioè sulla parte viva sotto la pelle da cui il capello nasce. La terza dice che serve tenerlo in posa a lungo, altrimenti non fa niente. Sono tre cose che si sentono ripetere in negozio e si leggono sulle confezioni. Questo articolo le mette sul tavolo e le guarda una per una, con quello che la ricerca ha trovato davvero.

Che cosa fa davvero la Caffeina sul capello

Uno shampoo resta sulla testa pochi minuti, poi va via con l'acqua. È la prima cosa da tenere a mente. Qualunque sostanza ci sia dentro ha quel tempo per fare quello che deve fare.

Caffeina è una molecola piccola, e questo conta. Le molecole piccole attraversano la pelle e scendono lungo il fusto del capello più facilmente di quelle grandi. Una parte quindi arriva davvero all'imbocco del bulbo. Ma arrivarci non vuol dire cambiarlo.

Quello che questa sostanza fa in laboratorio è interferire con l'effetto degli ormoni maschili sul follicolo, cioè sulla piccola sacca da cui esce il capello. Negli uomini predisposti quegli ormoni accorciano la fase di crescita, e il capello esce ogni volta più sottile. Nelle donne il quadro è diverso e più complicato.

Qui nascono i fraintendimenti. Il primo: si compra lo shampoo aspettandosi di vedere capelli nuovi dopo un mese. Non succede, e a quel punto si smette. Il secondo: si usa solo quel prodotto e si trascura tutto il resto, cioè l'alimentazione, il sonno, il modo di pettinarsi, il calore della piastra. I capelli continuano a spezzarsi e sembra che il prodotto non funzioni, mentre il problema sta altrove. Il terzo: si strofina forte la testa per farlo penetrare meglio. Lo sfregamento con le unghie irrita la pelle e non aumenta l'assorbimento.

C'è poi un effetto pratico che nessuno racconta. Molti shampoo di questo tipo sono formulati per lasciare i capelli molto puliti e leggeri. Su capelli fini l'effetto è gradevole. Su capelli secchi o trattati possono seccare, e le punte si aprono. Caffeina non c'entra in questo: il problema è la formula intorno.

Le applicazioni che promettono di dirti che cosa comprare

Oggi basta il telefono. Si scatta una foto alla testa e un programma dice che tipo di cute hai, quanto è diradata la zona sopra le tempie e quale prodotto fa per te. Alcune applicazioni chiedono anche l'età, le abitudini, se ci sono state gravidanze, e restituiscono un piano di cura in pochi secondi.

Qualcosa fanno bene. Fotografare la testa sempre dallo stesso punto, una volta al mese, è utile davvero: l'occhio non registra i cambiamenti lenti, la fotografia sì. Alcune applicazioni aiutano anche a ricordare i tempi, e sulla costanza si gioca quasi tutto. Il promemoria vale più del consiglio.

Dove sbagliano è nel passo successivo. Una fotografia mostra la superficie, non la causa. Due donne con la stessa riga che si allarga possono avere due situazioni completamente diverse, e il programma consiglierà a entrambe lo stesso prodotto. Caffeina compare quasi sempre in quei consigli, perché è l'ingrediente che il mercato spinge di più in questo momento, non perché il programma abbia capito qualcosa dei tuoi capelli.

C'è anche una questione di interesse. Molte di queste applicazioni sono fatte da chi vende i prodotti che consigliano. La risposta arriva già orientata.

Usa la fotografia per vedere come cambiano le cose nel tempo. Per capire perché cambiano, serve altro. Se la caduta è forte o veloce, o se la pelle della testa fa male, la cosa da fare è parlarne col medico o col dermatologo. Su come funziona la caduta stagionale dei capelli il discorso è diverso e più rassicurante, ed è utile conoscerlo prima di allarmarsi. Caffeina, in tutto questo, è un ingrediente fra i tanti e non una diagnosi.

Quello che si faceva con il caffè e quello che dice la ricerca

Il caffè sui capelli non è un'invenzione recente. In molte zone d'Italia si usava il fondo del caffè come impacco sui capelli scuri, per ravvivare il colore. In Sicilia e in Campania era un gesto comune nelle case, e in effetti una parte funziona: i pigmenti del caffè si depositano sul fusto e scuriscono leggermente, come fa qualunque tisana colorata. È un effetto di superficie e va via nei lavaggi.

Un'altra abitudine diffusa era il massaggio della testa con i fondi ancora tiepidi, prima del lavaggio. Qui il beneficio, se c'è, viene dal massaggio e dall'azione leggermente ruvida dei granuli, che tolgono le squame morte dalla pelle. Non viene dal caffè.

La ricerca ha guardato la cosa in modo diverso. Nel 2007 Tobias Fischer e i suoi colleghi dell'Università di Jena hanno pubblicato sull'International Journal of Dermatology uno studio condotto su follicoli umani tenuti in coltura, quindi fuori dal corpo. Caffeina contrastava l'effetto del testosterone, che nei campioni rallentava la crescita. È un risultato interessante e va letto per quello che è: un esperimento in provetta, non su persone.

Sempre nel 2007, Nina Otberg e altri ricercatori di Berlino hanno studiato quanto di questa molecola, applicata con uno shampoo, arrivi dentro il follicolo. Hanno trovato che una quota ci arriva, e in fretta. Anche qui il dato dice che la sostanza raggiunge il posto, non che una volta lì faccia ricrescere i capelli.

Tradizione e ricerca, su questo punto, non si danno ragione. Caffeina nel fondo del caffè fa colore, non fa crescita. E negli studi seri il passaggio dalla provetta alla testa non è ancora stato dimostrato.

Come usare uno shampoo alla Caffeina, un passo alla volta

Se vuoi provarlo, tanto vale usarlo nel modo in cui è stato pensato. Questi sono i passi.

Serve tempo. Il capello cresce piano e ogni cambiamento si vede solo quando il tratto nuovo è uscito abbastanza: tre mesi sono il minimo per farsi un'idea, sei per una risposta seria. Caffeina non accorcia questa attesa e nessun prodotto lo fa.

Lo stesso ragionamento vale anche per gli altri ingredienti

Quello che si è detto qui funziona per quasi tutti gli ingredienti di moda. Il rosmarino, i peptidi, la cheratina: ognuno ha uno studio alle spalle, spesso piccolo e spesso in laboratorio, e un mercato che lo spinge molto più in là di quanto lo studio dica.

Vale anche per le stagioni. A settembre la caduta aumenta in molte donne, e in quelle settimane si compra di tutto. Il prodotto arriva mentre la caduta stagionale sta già finendo da sola, e si prende il merito.

E vale per i gesti di tutti i giorni. Lavarsi i capelli con acqua tiepida, asciugarli senza appoggiare il phon alla testa, pettinarli partendo dalle punte: sono cose che non si vendono e che cambiano più di molte formule. Caffeina compresa.

Un ingrediente isolato quasi mai fa la differenza. La fa l'insieme delle abitudini.

Si è partiti dal 1819 e da un chimico di Jena che, su richiesta di Goethe, isolò una sostanza dai chicchi di caffè. Poi sono stati messi sul tavolo tre luoghi comuni. Il primo, che lo shampoo faccia ricrescere i capelli, non regge: nessuno studio su persone lo ha dimostrato. Il secondo, che agisca sul bulbo, è in parte vero, perché la molecola ci arriva, ma arrivarci non basta. Il terzo, che serva una posa lunga, non ha fondamento: due minuti sono quello che serve.

Le applicazioni che analizzano la foto servono a vedere i cambiamenti nel tempo, non a scegliere al posto tuo. Il fondo del caffè delle nonne dava colore, non crescita. Gli studi del 2007 hanno mostrato qualcosa di interessante in provetta e nel passaggio del prodotto dentro il follicolo, e si sono fermati lì. I passi da fare sono semplici e chiedono costanza, con una fotografia al mese per misurare. Caffeina è un ingrediente ragionevole da provare, purché si sappia che cosa aspettarsi e in quanto tempo.