Succede a metà uscita, spesso quando il ritmo sembra finalmente quello giusto: il polpaccio si indurisce, tira, a volte si blocca in una contrattura che costringe a rallentare o a fermarsi. Per chi corre è uno dei fastidi più comuni e più frustranti, perché arriva senza preavviso e può compromettere un allenamento o una gara preparata per settimane. Il polpaccio lavora a ogni singolo appoggio: assorbe l'impatto, stabilizza la caviglia e restituisce la spinta. Se arriva alla corsa poco preparato, rigido o già affaticato, è tra i primi muscoli a protestare.
Non esiste una formula che azzeri il rischio, ma una piccola routine costante aiuta a rendere i polpacci più forti, più elastici e più pronti al lavoro. I cinque esercizi che seguono richiedono un minuto ciascuno e nessuna attrezzatura complicata: una ringhiera o un muro, un tappetino, una fascia elastica o un asciugamano e un foam roller. I primi due si prestano anche al riscaldamento, gli altri trovano il loro posto dopo la corsa o nei giorni di riposo.
1. Sollevamenti sui talloni. È l'esercizio più semplice e uno dei più utili, perché rinforza il muscolo che durante la corsa lavora di più. In piedi, con i piedi paralleli alla larghezza delle anche, ci si appoggia leggermente con una mano a una ringhiera o a un muro per mantenere l'equilibrio. Si sale lentamente sulle punte, si tiene la posizione per un istante e si scende controllando il movimento, senza lasciarsi cadere sui talloni.

Per un minuto si alternano salite e discese a ritmo regolare, senza fretta. Il lavoro conta più della velocità: una discesa lenta impegna il muscolo anche in allungamento, ed è proprio in quella fase che il polpaccio viene sollecitato durante l'appoggio di corsa. Chi trova l'esercizio troppo facile può eseguirlo su una gamba sola, sempre con la mano d'appoggio, oppure sul bordo di un gradino per aumentare l'escursione.
2. Allungamento del soleo. Il polpaccio non è un muscolo unico. Accanto al gastrocnemio, la parte più visibile, lavora il soleo, più profondo, che si allunga bene solo quando il ginocchio è piegato. Molti runner lo trascurano, eppure è tra i più sollecitati durante la corsa. Ci si mette in piedi davanti a un muro o allo schienale di una panchina, con le mani in appoggio e la gamba da allungare arretrata: si piegano entrambe le ginocchia, si abbassa il bacino e si tiene il tallone posteriore ben appoggiato a terra.

La sensazione di tensione deve comparire nella parte bassa del polpaccio, vicino al tendine, e restare tollerabile. Si mantiene la posizione per una trentina di secondi per lato, respirando con calma. Se il tallone si stacca da terra l'esercizio perde efficacia: meglio ridurre l'ampiezza del piegamento che forzare.
3. Allungamento con la fascia. Seduti su un tappetino con la gamba da allungare distesa e l'altra piegata, si passa una fascia elastica, una cinghia o un asciugamano arrotolato sotto l'avampiede. Con la schiena dritta si tirano delicatamente le estremità verso di sé, così che la punta del piede si avvicini al busto e la parte posteriore della gamba entri in tensione. Il ginocchio resta disteso, in modo da coinvolgere soprattutto il gastrocnemio.

Il vantaggio di questa posizione è il controllo: la trazione si regola con le braccia e il peso del corpo non entra in gioco, quindi è adatta anche dopo uscite lunghe, quando i muscoli sono stanchi. Trenta secondi per gamba, senza molleggiare e senza arrivare al dolore. Chi ha poca flessibilità può sedersi con la schiena appoggiata a un muro.
4. Mobilità della caviglia. Un polpaccio che si contrae spesso è a volte il segnale di una caviglia rigida, che costringe il muscolo a compensare a ogni passo. Seduti su una panchina o su una sedia, si accavalla una gamba sull'altra e la si sostiene con le mani all'altezza del ginocchio, così che il piede resti sollevato e la caviglia libera di muoversi. Si disegnano lentamente cerchi ampi con la punta del piede, prima in un senso e poi nell'altro, quindi si alternano flessioni ed estensioni, portando la punta verso di sé e poi spingendola in avanti.

Trenta secondi per lato bastano per sentire l'articolazione più sciolta. È un esercizio che si può fare anche alla scrivania o davanti alla televisione, ed è utile soprattutto per chi passa molte ore seduto e poi esce a correre senza transizione.
5. Automassaggio con il foam roller. L'ultimo minuto è dedicato al rilascio. Seduti su un tappetino, si posiziona il rullo sotto il polpaccio e ci si sostiene con le mani appoggiate a terra dietro il corpo, sollevando il bacino. Spostando il peso, si fa rotolare lentamente il polpaccio sul rullo dalla caviglia fino a sotto il ginocchio, senza passare sul tendine d'Achille e sulla parte posteriore del ginocchio.

Quando si incontra un punto più sensibile ci si può fermare qualche secondo, respirando, e poi riprendere. Per aumentare la pressione si accavalla l'altra gamba sopra quella che lavora; per diminuirla si appoggia di più il peso sulle mani. Trenta secondi per gamba, con movimenti lenti e senza dolore acuto.
Gli esercizi funzionano se diventano un'abitudine e non un rimedio dell'ultimo momento. Sollevamenti sui talloni e mobilità della caviglia possono entrare nel riscaldamento, insieme a qualche minuto di corsa lenta; allungamenti e foam roller trovano il loro spazio a fine allenamento o nei giorni di scarico. Anche il resto conta: aumentare chilometri e intensità in modo graduale, bere a sufficienza soprattutto nelle giornate calde, curare il recupero e usare scarpe adatte, non consumate.
Se durante la corsa il polpaccio comincia a indurirsi, la scelta più saggia è rallentare o passare al cammino, invece di stringere i denti. E se il dolore è improvviso e acuto, se compare gonfiore o se il fastidio si ripresenta a ogni uscita nonostante la routine, è il caso di fermarsi e rivolgersi a un medico o a un fisioterapista: una contrattura trascurata può trasformarsi in una lesione che richiede settimane di stop.
