Nessuno dice che lo shampoo che usi non è lo stesso in due case diverse. La formula è identica, ma la prima cosa che incontra è l'acqua del rubinetto, e l'acqua del rubinetto cambia da città a città, a volte da quartiere a quartiere. Dentro ci sono calcio e magnesio, in quantità che in Italia vanno da pochissimo a moltissimo, e questi sali si depositano sul capello e reagiscono con la parte dello shampoo che pulisce. È il motivo per cui i capelli cambiano quando ti trasferisci, quando vai in vacanza, quando torni a casa dei tuoi. Questo articolo spiega che cosa fa l'acqua dura sul capello, che cosa si sente al tatto, che cosa si vede nel colore e quanto tempo serve perché si noti.

Il cambio di casa che i capelli sentono per primi

Te ne accorgi dopo una settimana in un posto nuovo. Lo shampoo fa meno schiuma, o ne fa di più. I capelli, appena lavati, sono più ruvidi, si aggrovigliano di più, oppure al contrario sono più morbidi di come li ricordavi. Chi li ha chiari nota una sfumatura spenta che prima non c'era. E lo shampoo è lo stesso, nella stessa bottiglia portata da casa.

In Italia il fenomeno riguarda quasi tutti, perché l'acqua dura è la regola più che l'eccezione. La durezza si misura in gradi francesi, e la normativa italiana sulle acque potabili indica come intervallo consigliato fra quindici e cinquanta gradi. Sopra i trenta si parla di acqua dura, e molte città del centro e del nord stanno lì. Non esiste un dato su quante persone attribuiscono ai capelli quello che fa l'acqua: quasi tutti danno la colpa allo shampoo.

Calcio e magnesio si attaccano alla fibra

L'acqua che arriva al rubinetto ha attraversato rocce calcaree e ha raccolto sali di calcio e di magnesio. Sono disciolti, invisibili, e restano tali finché l'acqua non evapora o non incontra qualcosa con cui reagire. Il capello è tutte e due le cose.

Primo passaggio. La superficie del capello è la cuticola, uno strato di squame sovrapposte come tegole, e ha una carica elettrica leggermente negativa. Gli ioni di calcio e magnesio hanno carica positiva. Si attaccano alla cuticola come il metallo a una calamita e ci restano anche dopo il risciacquo, un po' a ogni lavaggio. Su un capello lavato per mesi con acqua dura il deposito si accumula, e al tatto si sente: la superficie è più ruvida, perché le squame sono coperte da uno strato minerale che le tiene sollevate e le fa attaccare fra loro.

Secondo passaggio. La parte dello shampoo che pulisce sono i tensioattivi, molecole con una testa che ama l'acqua e una coda che ama il grasso. Il calcio e il magnesio si legano alle teste e ne mettono fuori uso una parte: quella parte non pulisce più e non fa schiuma. È il motivo per cui in una casa con acqua dura serve più shampoo per lo stesso risultato. Con il sapone in panetto il legame produce un residuo bianco che si vede nella doccia. Con i detergenti sintetici il residuo è minore ma il deposito sul capello resta.

Terzo passaggio, il colore. Lo strato minerale è opaco e riflette meno luce: i capelli chiari e quelli decolorati tendono a una sfumatura spenta, a volte gialla. Quanto sia grave per la fibra è discusso. Uno studio pubblicato nel 2013 sull'International Journal of Trichology non ha trovato differenze di resistenza fra ciocche lavate con acqua dura e con acqua distillata; studi successivi ne hanno trovate. La cosa certa è l'effetto sulla superficie, non quello sulla forza.

Sciogliere il deposito, non coprirlo

Il gesto che cambia di più è rimuovere lo strato minerale, una volta ogni due o tre settimane. Il deposito si scioglie con un acido debole: un risciacquo finale con acqua e aceto di mele, o con acqua e succo di limone, riporta la cuticola liscia e il capello riprende luce. Lo si nota al primo tentativo. Esistono anche shampoo pensati per questo, chiamati chelanti, che legano il calcio e lo portano via: funzionano, ma non sono da usare a ogni lavaggio, perché tolgono anche il resto.

Il secondo gesto è usare meno shampoo, non di più. Aggiungere prodotto per ottenere la schiuma di casa significa mettere sul capello tensioattivi in eccesso che poi vanno risciacquati con la stessa acqua dura. Meglio due passaggi leggeri.

Quello che non fare: cambiare shampoo in continuazione cercando quello che funziona come a casa, perché il problema non è nel prodotto. E non insistere con balsami e maschere sopra il deposito: coprono la ruvidità con uno strato che si attacca ai minerali e appesantisce. Prima si toglie, poi si nutre.

Un filtro per la doccia toglie una parte del calcio, non tutto. Un addolcitore in casa lo toglie davvero, ma è un'altra spesa e un'altra decisione.

L'acqua dura fa cadere i capelli, si legge

Si legge spesso che l'acqua dura fa cadere i capelli. Non c'è un meccanismo: il deposito sta sulla fibra, fuori dalla pelle, e non tocca la radice. Se i capelli sembrano di meno è perché sono più opachi e più piatti, non perché sono di meno.

Si legge anche che basta l'acqua in bottiglia per l'ultimo risciacquo. L'acqua minerale è spesso più dura di quella del rubinetto: guarda il residuo fisso sull'etichetta prima di versarla in testa.

Un risciacquo acido ogni tre settimane

La cosa da portare via: se i capelli sono cambiati dopo un trasloco o una vacanza, prima di cambiare shampoo prova un risciacquo con acqua e aceto. Se tornano lucidi, era l'acqua.

La credenza più grossa è che lo shampoo che fa poca schiuma sia scadente. La schiuma non pulisce: è solo il segno che i tensioattivi hanno finito di litigare con il calcio. Uno shampoo che schiuma poco a Roma può essere lo stesso che schiuma molto a Torino, dove l'acqua è più dolce. Il capello che hai in testa è il tuo, l'acqua che gli scorre sopra no.