Capelli lavati la mattina, e nel pomeriggio l'odore è già tornato. È una situazione che chi la vive descrive quasi sempre negli stessi termini, e con lo stesso sospetto: che il problema sia una questione di pulizia, e che quindi basti lavare di più. Chi cerca informazioni sul cuoio capelluto che odora, in genere, ha già provato ad aumentare la frequenza degli shampoo e ha constatato che non è cambiato nulla, o che è addirittura peggiorato. È un dato utile, perché indica che la direzione era sbagliata fin dall'inizio. Il sudore, da solo, non ha praticamente odore: quello che si sente arriva da un processo che avviene dopo, sulla superficie della cute. Come intervenire allora? Guardando alle condizioni che permettono a quel processo di svilupparsi.
Cuoio capelluto e odore, sos sebo, residui e umidità
Sulla pelle vive una popolazione di batteri e di lieviti che, in condizioni normali, non crea alcun problema. Questi microrganismi si nutrono dei componenti del sebo e delle sostanze presenti nel sudore, e nel farlo li trasformano in molecole volatili: sono queste ultime a produrre l'odore, non il sudore in sé, che appena emesso è quasi inodore. La conseguenza pratica è che l'intensità dell'odore non dipende da quanto si suda, ma da quanto materiale è disponibile e da quanto a lungo resta lì.
Il primo fattore che amplifica il fenomeno è quindi la quantità di sebo. Un cuoio capelluto che ne produce molto offre più substrato, e questo spiega perché il problema sia più frequente su chi ha già radici che si ungono rapidamente.
Il secondo sono i residui di prodotto. Shampoo risciacquato in fretta, balsamo arrivato sulla cute, prodotti senza risciacquo applicati troppo in alto, shampoo secco usato più volte senza un lavaggio nel mezzo: tutto questo resta sulla superficie e si mescola a sebo e sudore. È una delle cause più sottovalutate, e la più facile da correggere.
Il terzo è la ventilazione. Capelli tenuti legati stretti, caschi indossati a lungo, cappelli, cuffie e copricapi da lavoro creano una zona chiusa in cui calore e umidità restano intrappolati: sono esattamente le condizioni in cui l'attività microbica si intensifica. Chi indossa un casco quotidianamente riconosce il fenomeno senza bisogno di spiegazioni.
Il quarto è l'asciugatura incompleta. Andare a dormire con la radice ancora umida, o raccogliere i capelli prima che siano asciutti, significa lasciare per ore un ambiente caldo e umido a contatto con la cute. È probabilmente il fattore che pesa di più tra quelli quotidiani, e quasi nessuno lo collega all'odore.
Va poi considerato che l'odore può accompagnare condizioni della cute che hanno un nome preciso. Nella dermatite seborroica e nella forfora grassa la desquamazione, il prurito e l'untuosità si presentano insieme, e l'odore è uno degli elementi che possono comparire. In questi casi non si tratta di igiene e nessuna correzione della routine risolve il quadro: serve una diagnosi, che solo un medico può fare.
Ci sono infine gli errori che peggiorano la situazione. Lavare più volte nella stessa giornata irrita la cute e non riduce l'attività microbica, che riparte comunque. Coprire l'odore con profumi o con shampoo a secco applicati in successione aggiunge residui proprio dove il problema è l'accumulo. E l'acqua molto calda, usata nella convinzione che pulisca meglio, rende la cute più reattiva senza migliorare nulla.
Come correre ai ripari? Con quattro correzioni che agiscono sulle condizioni, non sull'odore.
Cuoio capelluto e odore, la routine SOS da attuare subito
1. Risciacquare fino in fondo
Il risciacquo è il passaggio su cui quasi tutti tagliano, ed è quello che conta di più. Va prolungato oltre il momento in cui la schiuma sembra sparita, lavorando con le dita sulla cute mentre l'acqua scorre, e va fatto su tutta la testa e non solo sulla parte anteriore: la nuca e la zona dietro le orecchie sono i punti in cui i residui restano più spesso. L'acqua deve essere tiepida, non calda, e il risciacquo va ripetuto anche dopo il balsamo, controllando che le dita scorrano sulla cute senza sensazione di patina.
2. Lavare la cute, non i capelli
Lo shampoo serve a detergere la pelle. Va emulsionato tra le mani con un po' d'acqua prima di applicarlo, distribuito sulla radice e lavorato con i polpastrelli, mai con le unghie, con un movimento che massaggia la cute invece di trascinare le lunghezze. Il balsamo e i prodotti condizionanti restano dalla metà in giù. Se serve molto prodotto per fare schiuma, quasi sempre significa che i capelli non erano abbastanza bagnati: aumentare la dose peggiora il problema dei residui invece di risolverlo.
3. Asciugare completamente la radice
È la correzione con l'effetto più immediato. La cute va asciugata prima delle lunghezze e va asciugata davvero, sollevando i capelli con le dita e dirigendo l'aria alla base, con il phon in movimento e a temperatura media. Non vanno raccolti capelli ancora umidi, e non si va a dormire con la radice bagnata. Chi lascia asciugare all'aria deve tenerne conto: sulle chiome dense la radice resta umida molto più a lungo di quanto sembri al tatto in superficie.
4. Rivedere quello che sta sulla testa durante il giorno
Caschi, cappelli e cuffie non si possono sempre evitare, ma si può ridurre il tempo in cui restano su una cute già umida: indossarli solo a capelli asciutti cambia molto. Le fodere interne dei caschi e i cappelli portati ogni giorno andrebbero lavati con regolarità, perché accumulano esattamente lo stesso materiale della cute. Lo stesso vale per le federe. E i capelli raccolti molto stretti per l'intera giornata andrebbero alternati con momenti in cui la cute respira. Se, applicate queste correzioni, l'odore resta persistente e si accompagna a prurito, croste, arrossamento o dolore al tatto, il passo successivo non è un altro prodotto: è la visita da un dermatologo, che è l'unico in grado di stabilire se ci sia una condizione della cute da trattare.
