La scena è sempre la stessa: si fa lo shampoo, si guarda la mano o il fondo della doccia, e la quantità di capelli sembra impressionante. La reazione più comune è immediata e istintiva, cioè decidere di lavare i capelli meno spesso, nella convinzione che sia proprio il lavaggio a provocare la caduta. È una conclusione comprensibile e quasi sempre sbagliata, perché confonde il momento in cui i capelli si vedono con il momento in cui si sono staccati. La caduta durante il lavaggio non è un evento che accade sotto la doccia: è un evento che si è già verificato nei giorni precedenti e che lo shampoo rende semplicemente visibile tutto insieme. Come regolarsi allora? Guardando al ciclo del capello e ai gesti, non al calendario dei lavaggi.

Caduta capelli e lavaggio, sos telogen e trazione

Ogni capello attraversa un ciclo composto da una fase di crescita, una brevissima fase di transizione e una fase finale di riposo, il telogen, al termine della quale il capello si stacca dal follicolo. Il punto decisivo è che staccarsi dal follicolo non significa cadere immediatamente: il capello resta trattenuto meccanicamente all'interno della chioma, incastrato tra gli altri, finché qualcosa non lo libera. Quel qualcosa è quasi sempre il lavaggio, con l'acqua che scorre e le dita che si muovono sulla cute, oppure la spazzolatura.

Da qui deriva la conseguenza pratica più importante: la quantità di capelli che si vede durante un lavaggio non misura la caduta di quel giorno, ma quella accumulata dall'ultimo lavaggio. Il numero di capelli raccolti in una singola doccia non è quindi un dato interpretabile, perché dipende interamente da quanti giorni sono passati. È il motivo per cui contarli, confrontare due lavaggi tra loro o allarmarsi per una manciata particolarmente abbondante porta quasi sempre a conclusioni sbagliate.

Ne deriva anche che diradare i lavaggi non riduce la caduta: la concentra. Chi passa da lavaggi frequenti a lavaggi radi vedrà quantità maggiori ogni volta, perché l'intervallo accumulato è più lungo, e ricaverà da questa osservazione la conferma di un peggioramento che in realtà non è avvenuto. Il capello che si è staccato dal follicolo se ne andrà comunque, prima o poi: rimandare il momento in cui viene liberato non lo riporta indietro.

C'è però un elemento su cui il lavaggio incide davvero, ed è la trazione. Capelli aggrovigliati lavati senza essere stati districati prima, shampoo lavorato trascinando le lunghezze invece di massaggiare la cute, spazzola passata sul bagnato, asciugamano strofinato con energia: sono tutti gesti che tirano il capello e che possono staccarne di non ancora pronti, oltre a spezzare il fusto a metà lunghezza. È qui che il lavaggio smette di essere un semplice rivelatore e diventa una causa.

Come correre ai ripari? Non cambiando la frequenza, ma i quattro gesti che la accompagnano.

Caduta capelli e lavaggio, la routine SOS da attuare subito

1. Districare prima di bagnare

La prima correzione avviene fuori dalla doccia. I capelli vanno districati da asciutti, con un pettine a denti larghi, partendo dalle punte e risalendo progressivamente verso la radice, senza forzare mai un nodo dall'alto. Entrare in doccia con i capelli già liberi elimina gran parte della trazione che si esercita durante il lavaggio, perché l'acqua e la schiuma non devono più attraversare grovigli. Su capelli lunghi conviene dividere la massa in sezioni e lavorarle una alla volta.

2. Lavare la cute senza tirare le lunghezze

Lo shampoo va emulsionato tra le mani e applicato sulla radice, lavorandolo con i polpastrelli e non con le unghie, con un movimento che massaggia la cute restando fermo su di essa invece di scendere lungo le ciocche. Le lunghezze non vanno raccolte in cima alla testa né strofinate tra loro: si lavano con la schiuma che scende durante il risciacquo. L'acqua va tenuta tiepida. È una modifica piccola che riduce sensibilmente la quantità di capelli tirati via meccanicamente.

3. Non diradare i lavaggi per paura

Se la frequenza abituale funzionava, va mantenuta. Saltare i lavaggi non protegge il follicolo e produce due effetti indesiderati: accumula i capelli in telogen, rendendo ogni lavaggio successivo più impressionante, e favorisce la formazione di nodi, che al momento del lavaggio aumentano proprio la trazione che si voleva evitare. Su una cute che tende a ungersi, poi, diradare non riduce la produzione di sebo, che dipende da altro.

4. Gestire il dopo doccia e sapere quando chiedere aiuto

I capelli bagnati sono nella loro condizione più fragile. Vanno tamponati premendo, mai strofinati, districati di nuovo dalle punte con il pettine a denti larghi e mai con la spazzola, e asciugati con il phon tenuto in movimento e a distanza. Da asciutti, vanno legati senza stringere e cambiando il punto del raccolto. Detto questo, ci sono situazioni in cui la routine non è la risposta: una caduta che si prolunga per mesi senza attenuarsi, una riga che si allarga, una coda che diventa visibilmente più sottile, o una cute che presenta arrossamento, desquamazione o dolore. In questi casi l'osservazione fatta a casa non basta e serve una valutazione dermatologica, che è l'unica in grado di distinguere le diverse forme di caduta e di stabilire se ci sia qualcosa da trattare.