Il primo capello bianco viene quasi sempre trovato per caso, davanti allo specchio, e produce una reazione sproporzionata rispetto alla cosa in sé. Si tratta di un capello, e la domanda che segue non riguarda quel capello ma qualcosa di più ampio: è presto? È normale? Che cosa significa?

La risposta rassicurante è che significa molto meno di quanto sembri, e che l'età in cui succede non è un verdetto personale.

È soprattutto una questione ereditaria

L'età in cui i capelli cominciano a perdere pigmento è determinata in larghissima parte da fattori genetici. Chi ha genitori che sono incanutiti presto ha probabilità elevate di seguire un percorso simile, e chi viene da una famiglia in cui il fenomeno è arrivato tardi tende a fare altrettanto.

È anche una caratteristica che varia in modo marcato fra popolazioni diverse: l'età media di comparsa non è la stessa in tutto il mondo, e le differenze fra gruppi con origini geografiche diverse sono consistenti.

Questo significa che confrontarsi con i coetanei ha poco valore informativo. Il riferimento utile, se proprio se ne cerca uno, è la propria famiglia — non l'ufficio o il gruppo di amici.

Va aggiunto che il legame fra stress e comparsa dei capelli bianchi, che circola come un fatto acquisito, non è dimostrato in modo conclusivo. È un'ipotesi studiata, con risultati che non consentono di affermarlo come rapporto di causa certo, e va trattata con la cautela che merita. Le esperienze personali che sembrano confermarlo hanno il limite di non poter distinguere l'effetto dell'evento da quello del tempo che passa comunque.

Che cosa succede nel follicolo

Il meccanismo è più semplice di quanto la sua irreversibilità farebbe pensare.

Il colore di un capello non è una proprietà del fusto: è il risultato di un'operazione che avviene alla base, nel follicolo. Lì si trovano i melanociti, cellule specializzate nella produzione di melanina, che cedono il pigmento alle cellule che formeranno il capello mentre questo si costruisce.

Il capello esce dal cuoio capelluto già colorato, e da quel momento il colore è fissato. Non viene mantenuto, non viene rinnovato, non viene alimentato.

Con il tempo i melanociti riducono progressivamente la propria attività, e in molti casi il loro numero diminuisce. Quando la produzione di pigmento si riduce, il capello che cresce risulta più chiaro; quando cessa, il capello cresce privo di melanina.

La conseguenza va sottolineata perché contraddice il modo in cui si descrive comunemente il fenomeno: il capello non perde il colore, semplicemente non lo riceve più. Un capello scuro non sbianca; viene sostituito, alla fine del proprio ciclo, da un capello nuovo che nasce senza pigmento.

È anche il motivo per cui il processo appare graduale: i follicoli non si esauriscono tutti insieme, e per anni convivono capelli pigmentati e capelli privi di pigmento. Quello che si percepisce come una progressiva sbiancatura è in realtà una proporzione che cambia.

Va precisato che il capello privo di melanina non è bianco nel senso di colorato di bianco: è trasparente, e appare bianco o argenteo per il modo in cui riflette e diffonde la luce.

Perché nulla di applicato dall'esterno lo ferma

Da questa descrizione discende direttamente il limite di qualunque intervento cosmetico.

Il melanocita si trova nel follicolo, cioè sotto la superficie del cuoio capelluto, all'interno di una struttura che ha proprie barriere. La fibra visibile — quella su cui si applica qualunque prodotto — è materiale già formato e privo di attività biologica: non comunica con le cellule che stanno alla base e non può trasmettere loro nulla.

Applicare qualcosa sui capelli, per quanto ben formulato, significa quindi agire su un materiale che ha già ricevuto o non ricevuto il proprio pigmento, e la decisione è stata presa altrove e in un momento precedente.

Non esistono, allo stato attuale, prodotti cosmetici in grado di riattivare la produzione di melanina o di rallentarne la riduzione. Le formulazioni che promettono di farlo agiscono sull'aspetto della fibra — lucentezza, consistenza, tonalità — non sul processo.

Le strade disponibili sono quindi due, ed entrambe riguardano la superficie: coprire con una colorazione, oppure lavorare sul tono e sulla convivenza fra capelli pigmentati e non. La scelta del colore, quando si opta per la prima, è affrontata in quale colore scegliere, mentre le opzioni per un pubblico maschile sono raccolte in coprire, sfumare o lasciare.

Due cose da chiarire

Restano due convinzioni molto diffuse che vale la pena sistemare.

La prima è che strappare un capello bianco ne faccia nascere altri. Non accade, e la ragione è strutturale: ogni follicolo produce un capello alla volta, e strapparlo non modifica il follicolo né influenza quelli vicini. Il capello che ricrescerà da quel follicolo sarà bianco come il precedente, perché il melanocita che lo serviva ha smesso di produrre pigmento — ma sarà uno solo.

Detto questo, strappare non è una buona idea per altri motivi: la trazione ripetuta sullo stesso follicolo lo sollecita, e su un'abitudine protratta nel tempo può danneggiarlo. Tagliare, quando la presenza è ancora sporadica, è preferibile.

La seconda riguarda l'ingiallimento, che viene spesso interpretato come una fase successiva dell'incanutimento. Non lo è: è un fenomeno completamente diverso, che riguarda la superficie della fibra e non il pigmento.

Un capello privo di melanina è privo anche della protezione che il pigmento offre contro la luce, ed è quindi più esposto agli effetti di sole, salsedine, calore, residui di prodotti e sostanze presenti nell'acqua. Quello che si deposita o si altera in superficie produce una tonalità giallastra, che a differenza della perdita di pigmento è in buona parte gestibile. Il tema è affrontato in come evitare che ingialliscano.