Ogni anno, tra settembre e novembre, la scena si ripete: più capelli del solito sulla spazzola, nel lavandino, sul cuscino, nello scarico della doccia. Per molte persone è un fenomeno atteso, il famoso cambio di stagione. Per altre diventa motivo di ansia, soprattutto quando la perdita sembra durare troppo o si accompagna a stanchezza e pallore. Capire la differenza tra una caduta stagionale, che si risolve da sola, e una caduta legata a una carenza, per esempio di ferro, è il primo passo per non preoccuparsi inutilmente e, allo stesso tempo, per non trascurare un segnale del corpo.
Che cosa succede ai capelli in autunno
Ogni capello attraversa un ciclo che si ripete per tutta la vita. C'è una lunga fase di crescita, chiamata anagen, che dura diversi anni; una breve fase di transizione, il catagen; e una fase di riposo, il telogen, che dura circa tre mesi, al termine della quale il capello si stacca per lasciare posto a uno nuovo. Normalmente i follicoli non sono sincronizzati e si trovano in fasi diverse, per questo ogni giorno perdiamo un certo numero di capelli senza accorgercene: secondo i dermatologi, una perdita di 50-100 capelli al giorno è considerata nella norma.
Diverse osservazioni indicano che nell'essere umano rimane una lieve stagionalità di questo ciclo, un'eredità di ciò che avviene in modo molto più evidente negli animali con il cambio del pelo. In estate una quota maggiore di capelli entra in fase di riposo e, qualche settimana più tardi, tra la fine dell'estate e l'autunno, quei capelli cadono. È il motivo per cui in questi mesi molte persone notano una perdita più abbondante.
La caduta stagionale ha alcune caratteristiche riconoscibili. È diffusa su tutta la testa, senza zone diradate o chiazze; i capelli caduti hanno spesso alla radice un piccolo bulbo chiaro e arrotondato, segno che hanno completato il ciclo naturale; e soprattutto è temporanea. Di solito si attenua nel giro di qualche settimana, al massimo due o tre mesi, mentre già spuntano i nuovi capelli, riconoscibili come piccoli ciuffi corti e più ribelli lungo l'attaccatura. Non c'è bisogno di terapie: bastano una dieta equilibrata, lavaggi delicati e un po' di pazienza.
Quando il problema può essere il ferro
Il ferro è indispensabile per la produzione dell'emoglobina e interviene in molti processi delle cellule che si dividono rapidamente, tra cui quelle del bulbo pilifero. Una carenza di ferro, con o senza anemia, è considerata una delle possibili cause di una caduta diffusa dei capelli, in particolare nelle donne in età fertile, per via delle perdite legate al ciclo mestruale, in gravidanza e dopo il parto, nelle persone che seguono diete molto restrittive o che hanno problemi di assorbimento intestinale, e in chi pratica molto sport di resistenza. Il rapporto tra carenza di ferro e perdita di capelli è ancora oggetto di studio e discussione tra i ricercatori, ma la verifica dei valori di ferro è una delle indagini che i dermatologi richiedono più spesso di fronte a una caduta persistente.
Alcuni elementi possono far pensare che la perdita non sia solo stagionale. Il primo è la durata: una caduta abbondante che continua oltre i tre mesi, o che si ripresenta in modo intenso in periodi diversi dell'anno, merita attenzione. Il secondo è l'aspetto della chioma: se i capelli diventano progressivamente più radi, se la riga si allarga o la coda di cavallo si assottiglia in modo evidente, non si tratta più di un semplice ricambio. Il terzo sono i sintomi che accompagnano la caduta. Stanchezza costante, affanno sotto sforzo, pallore della pelle e delle mucose, unghie fragili o che si sfaldano, mal di testa frequenti, mani e piedi freddi sono segnali che possono indicare una carenza di ferro, ma anche altri problemi, e vanno valutati da un medico.
Va ricordato, poi, che una caduta improvvisa e diffusa può seguire, di solito con due o tre mesi di ritardo, un evento stressante per l'organismo: una febbre alta, un intervento chirurgico, un parto, una dieta drastica, un forte stress emotivo, l'inizio o la sospensione di alcuni farmaci. Anche in questi casi la perdita tende a risolversi, ma è utile riferire al medico quello che è successo nei mesi precedenti.
Esami e integratori: perché non fare da soli
Davanti al sospetto di una carenza la tentazione è comprare in farmacia un integratore di ferro o un prodotto anticaduta e iniziare subito. È una scelta da evitare. Il ferro in eccesso non è innocuo: può dare disturbi gastrointestinali e, in alcune condizioni, accumularsi nell'organismo. Inoltre una carenza ha sempre una causa, che va individuata, e assumere ferro senza un controllo può mascherare un problema che invece richiede attenzione.
Il percorso corretto parte dal medico di famiglia, che può prescrivere semplici esami del sangue. Tra quelli più utili ci sono l'emocromo e la ferritina, che riflette le riserve di ferro dell'organismo, spesso insieme ad altri parametri come la sideremia, la transferrina e, a seconda dei casi, gli esami della tiroide, perché anche gli squilibri tiroidei possono causare caduta dei capelli. Sarà il medico a interpretare i risultati, a decidere se e come integrare, con quale dose e per quanto tempo, e a indicare un eventuale controllo dal dermatologo, che può valutare la cute e i capelli con strumenti specifici.
Anche l'alimentazione ha il suo peso. Il ferro si trova nella carne, nel pesce e nelle uova, in una forma che l'organismo assorbe più facilmente, ma anche in legumi, cereali integrali, frutta secca e verdure a foglia verde scura. Per migliorare l'assorbimento del ferro di origine vegetale è utile abbinare a questi alimenti una fonte di vitamina C, come agrumi, kiwi o peperoni, ed evitare di bere tè o caffè subito dopo i pasti, perché ne riducono l'assorbimento.
Nel frattempo, conviene trattare i capelli con delicatezza: shampoo non aggressivi, phon a temperatura moderata, niente acconciature troppo tirate, spazzole morbide. Non fermeranno una caduta legata a una carenza, ma evitano di aggiungere danni meccanici. La maggior parte delle volte, quei capelli in più sulla spazzola d'autunno sono solo il segno di un ricambio naturale; quando invece la perdita dura troppo o si accompagna ad altri sintomi, la risposta giusta non è uno scaffale di integratori ma un esame del sangue.
