Succede quasi sempre allo stesso modo. Si torna dalle vacanze, si passa la mano tra i capelli e ne restano più del solito. Poi la spazzola, poi lo scarico della doccia, e a quel punto la preoccupazione comincia a montare.
È la ricerca più frequente di questo periodo dell'anno, e non per caso: la caduta di fine estate riguarda moltissime persone e arriva puntuale ogni anno. Nella grande maggioranza dei casi è un fenomeno transitorio con una spiegazione precisa.
Qui trovi come riconoscere una caduta fisiologica, quanto dura, che cosa fare nell'immediato e quali sono i segnali che invece richiedono una valutazione medica.
Perché accade proprio adesso
Ogni capello attraversa tre fasi. L'anagen è la crescita e dura anni. Il catagen è una breve transizione. Il telogen è il riposo, al termine del quale il capello si stacca e il follicolo ricomincia da capo.
Il punto decisivo è che tra l'ingresso in telogen e la caduta effettiva passano circa cento giorni. Il follicolo non lascia andare il capello subito: lo trattiene ancora per circa tre mesi.
In estate la quota di follicoli che entra in questa fase aumenta, per effetto dei raggi ultravioletti, del caldo e di lievi variazioni stagionali. Ma quei capelli non cadono a luglio: cadono adesso.
È il motivo per cui la spiegazione più diffusa — lo stress del rientro — non regge sul piano dei tempi. Quello che si perde oggi è stato deciso a inizio estate.
Quanti se ne perdono
In condizioni normali si parla di circa cinquanta-cento capelli al giorno. Nei periodi di caduta stagionale la cifra può salire fino a cento-trecento al giorno per uno o due mesi senza che questo indichi un problema.
Sono ordini di grandezza, non misure esatte: variano molto da persona a persona e con la densità di partenza.
I tre segni di una caduta fisiologica
- È diffusa. Interessa tutto il cuoio capelluto in modo omogeneo, senza concentrarsi in un punto. La chioma appare complessivamente meno folta, non si svuota una zona.
- I capelli hanno il bulbo. All'estremità di un capello caduto si vede un piccolo ingrossamento biancastro o traslucido: è il segno che ha completato il ciclo ed è uscito dalla radice. Se manca, quel capello si è spezzato lungo il fusto ed è un problema diverso.
- Si autolimita. Ha un inizio, un picco e una fine, di solito nell'arco di alcune settimane. Cessato lo stimolo, i follicoli rientrano in crescita e la densità si recupera in qualche mese.
Quando le tre condizioni sono presenti insieme, si è di fronte al fenomeno stagionale.
Cosa NON fare
Non contare i capelli. È l'errore più comune e genera più ansia che informazione. Molti restano nei vestiti o si staccano durante la giornata senza che ce ne si accorga, e il numero raccolto dipende soprattutto da ogni quanto si lava: chi lava ogni tre giorni ne trova il triplo di chi lava ogni giorno, senza perderne di più.
Non smettere di lavarli. Molte persone diradano gli shampoo pensando di limitare la caduta. Il capello in telogen si staccherà comunque: rimandare il lavaggio significa solo trovarne di più tutti insieme, con un effetto psicologico peggiore.
Non spazzolare con più forza per togliere quelli morti. Aggiunge rottura a una fase in cui la chioma è già percepita come rada.
Non iniziare tre trattamenti insieme. Se qualcosa funziona non si saprà cosa, e nessun prodotto applicato sulle lunghezze influisce su ciò che accade sotto la pelle.
Cosa fare subito, passo per passo
Primo: guarda l'estremità. Prendi qualche capello dalla spazzola e cerca il bulbo biancastro. Se c'è, stanno cadendo. Se sono corti e tagliati netti, si stanno spezzando: in quel caso il problema riguarda i gesti quotidiani e non il follicolo.
Secondo: riduci lo stress meccanico. Acconciature morbide invece che strette, e cambiare ogni giorno il punto del raccolto. Districare partendo dalle punte e risalendo, mai dall'alto.
Terzo: rimuovi i residui dell'estate. Sale, cloro e creme solari restano sulla fibra e sul cuoio capelluto. Un lavaggio profondo, una volta sola, rimette in condizione la cute.
Quarto: tratta la cute separatamente dalle lunghezze. Sono due problemi diversi: la prima ha bisogno di essere pulita, le seconde di essere ricondizionate.
Quinto: annota la data di inizio. Serve a sapere quando saranno trascorse quattro-sei settimane, che è il limite oltre il quale conviene una visita.
Quando rivolgersi al medico
Ci sono situazioni in cui non serve aspettare che passi.
- La perdita intensa prosegue oltre le quattro-sei settimane.
- Si comincia a intravedere la cute tra i capelli.
- Compaiono chiazze prive di capelli.
- Ci sono prurito forte, bruciore, croste o arrossamenti persistenti.
Nessuno di questi segnali indica automaticamente qualcosa di grave: indicano che la spiegazione stagionale non basta e che serve un dermatologo. Le cause possibili sono molte e diverse tra loro, e alcune si risolvono con facilità una volta individuate.
Fai da te o professionista: come orientarsi
| Situazione | Cosa conviene |
|---|---|
| Caduta diffusa, capelli con bulbo, iniziata da poche settimane | Gestione domiciliare: meno stress meccanico, cute pulita, attesa |
| Capelli corti e spezzati senza bulbo | Revisione delle abitudini quotidiane, non integratori |
| Oltre sei settimane, o cute visibile | Visita dermatologica |
| Chiazze, prurito intenso, bruciore | Visita dermatologica senza attendere |
Domande frequenti
Quando preoccuparsi per la caduta dei capelli?
Quando supera le quattro-sei settimane di intensità elevata, quando si vede la cute tra i capelli, quando compaiono chiazze o sintomi al cuoio capelluto. Prima di allora, e in assenza di questi segnali, il quadro è compatibile con la caduta stagionale.
Quanto dura la caduta di fine estate?
Generalmente uno o due mesi, con un picco centrale. Poi si riduce progressivamente e i capelli ricrescono nell'arco di alcuni mesi.
Serve fare qualcosa o passa da sola?
Il fenomeno stagionale si esaurisce da solo. Quello che si può fare nel frattempo è proteggere i capelli che restano ed evitare di aggiungere rottura, che è cosa diversa dal fermare la caduta.
In sintesi
Perdere più capelli in questo periodo è previsto, ha una spiegazione precisa e nella maggior parte dei casi si risolve da sé nel giro di qualche settimana. I criteri per riconoscerlo sono tre: perdita diffusa, presenza del bulbo, durata limitata.
Se anche uno solo dei segnali di allarme è presente, il passo giusto non è cercare un rimedio ma prendere un appuntamento con un dermatologo.
