Il condizionatore non raffredda soltanto: per raffreddare deve togliere umidità all'aria. È il suo principio di funzionamento, non un effetto collaterale. L'aria calda che entra nell'apparecchio incontra una serpentina fredda, il vapore acqueo che contiene condensa e viene espulso come acqua, e quello che torna nella stanza è aria più fresca ma anche molto più secca di prima.

In una giornata d'agosto in città questo avviene in ufficio, in auto, nei negozi, spesso anche a casa la notte. Il risultato è che si passano dieci o dodici ore in un ambiente con un tasso di umidità molto più basso di quello naturale, senza accorgersene.

Perché i capelli lo sentono prima della pelle

Il capello è igroscopico: scambia continuamente umidità con l'aria che lo circonda. Quando l'ambiente è umido ne assorbe, quando è secco ne cede. Non è un processo che può controllare, dipende soltanto dalla differenza tra il contenuto d'acqua della fibra e quello dell'aria.

La pelle ha difese che il capello non possiede: è viva, produce sebo, si riorganizza. Il fusto invece è tessuto morto, e quando perde acqua non ha modo di recuperarla se non dall'esterno. È il motivo per cui in un ambiente condizionato i capelli si irrigidiscono prima ancora che la pelle dia segnali.

La perdita d'acqua ha un effetto preciso: l'elasticità diminuisce. Un capello ben idratato si allunga leggermente prima di cedere, uno disidratato si spezza. È la ragione per cui a fine agosto molte persone trovano capelli corti spezzati sulla spazzola pur non avendo cambiato nulla nelle proprie abitudini.

L'elettricità statica

C'è un secondo effetto, più visibile e più fastidioso. In aria secca le cariche elettriche non si disperdono: restano dove si formano. Ogni volta che ci si pettina, che i capelli sfregano contro una sedia o contro un maglione, si genera una carica che in condizioni normali si disperderebbe attraverso l'umidità dell'aria.

Senza umidità, quella carica rimane sui capelli. E poiché i capelli caricati allo stesso modo si respingono tra loro, ecco le ciocche che si sollevano, si allontanano l'una dall'altra e non stanno in piega. È lo stesso fenomeno che d'inverno si attribuisce al riscaldamento: la causa è identica, cambia solo l'apparecchio.

Il getto diretto è il problema maggiore

Non tutta l'esposizione è uguale. Stare in una stanza condizionata è una cosa; avere il flusso d'aria puntato addosso è un'altra, e il danno cambia di intensità.

Il getto diretto accelera l'evaporazione nella zona che colpisce, e lo fa in modo concentrato: chi ha la scrivania sotto la bocchetta o il condizionatore dell'auto rivolto verso il viso spesso ha una parte della chioma visibilmente più secca del resto, di solito il lato esposto.

Sull'auto vale un avvertimento in più: gli abitacoli raggiungono livelli di secchezza molto alti in pochi minuti, e chi fa lunghi tragitti quotidiani accumula un'esposizione che pesa quanto quella dell'ufficio.

Il passaggio continuo dentro e fuori

C'è poi un fattore che in agosto è quasi inevitabile e che pochi considerano: lo sbalzo. Si esce con trentotto gradi e umidità alta, si entra in un ambiente a ventidue con aria secca, e questo può ripetersi dieci volte al giorno.

A ogni passaggio il capello assorbe o cede umidità, e a ogni ciclo la cuticola si solleva leggermente e poi si riabbassa. È un movimento minimo, ma ripetuto molte volte al giorno per settimane lascia le squame progressivamente meno aderenti.

Il segnale tipico di questa condizione è un capello che si comporta in modo contraddittorio: gonfio e crespo appena si esce, piatto e senza vita dopo un'ora in ufficio.

Il cuoio capelluto reagisce al contrario

Sulle lunghezze l'aria condizionata secca. Sulla cute succede spesso l'opposto, e questo confonde molte persone.

Un cuoio capelluto che percepisce secchezza tende a compensare producendo più sebo. Si arriva così alla condizione più comune di agosto in città: radici che si ungono in fretta e punte che restano secche. È la ragione per cui lavare tutti i giorni peggiora la situazione invece di risolverla, perché toglie sebo alla cute e acqua alle lunghezze, e la cute risponde producendone ancora di più.

Che cosa fare, senza spegnere il condizionatore

Perché conta più di quanto sembri

Il danno da aria condizionata non ha l'evidenza di quello da mare: nessuno torna dall'ufficio con i capelli che scricchiolano. Ma è quotidiano, dura tutta l'estate e non si interrompe mai, mentre l'esposizione al sole si concentra in poche settimane.

Chi passa agosto in città arriva spesso a settembre con capelli in condizioni peggiori di chi è stato tre settimane al mare, e senza sapere perché. La differenza è che il primo danno è visibile e si affronta, il secondo si accumula in silenzio.