Il turbante lo fai per comodità, per avere le mani libere mentre ti vesti, e quasi tutti lo fanno stretto perché altrimenti scivola. Poi lo togli e senti un fastidio leggero sulla fronte, una specie di sollievo quando i capelli si liberano. Quella sensazione la conosci e non le hai mai dato peso. La spiegazione che ci si dà è che l'asciugamano era pesante, o che l'hai tenuto troppo. Il punto è un altro: quel fastidio è la stessa trazione che, ripetuta ogni giorno per anni, agisce sulla zona più esposta di tutta la testa. E il turbante, per come lo si usa di solito, fa anche un secondo danno che nessuno collega a lui.

Dove stavamo guardando

Il turbante è entrato nelle case come sostituto del phon: lo metti e i capelli si asciugano da soli, senza calore. Era ragionevole pensarla così, perché quando lo togli i capelli sono effettivamente meno bagnati, e perché tutto il discorso sul danno da asciugatura si è concentrato sul calore. Se il nemico è il phon, qualunque alternativa al phon sembra automaticamente innocua.

Il fatto che non torna lo hai visto senza registrarlo. I capelli usciti dal turbante non sono asciutti: sono umidi in modo uniforme, e se li lasci così restano umidi per ore. L'asciugamano ha spostato l'acqua dalla superficie, non l'ha fatta evaporare. Nel frattempo la testa è rimasta chiusa dentro un tessuto bagnato, e il cuoio capelluto non ha mai avuto contatto con l'aria.

Il secondo fatto è la posizione del fastidio. Non lo senti sulla nuca, dove c'è il nodo e il peso. Lo senti sulla fronte e sulle tempie, cioè nel punto opposto a quello che sembrerebbe caricato. È lì che finisce la tensione.

Cosa succede davvero quando avvolgi il turbante

Il turbante funziona così: si porta la testa in avanti, le lunghezze cadono, si appoggiano al centro dell'asciugamano steso, e poi la parte lunga del tessuto viene torta su sé stessa insieme ai capelli. È la torsione a tenere insieme tutto, e più stringi più tiene.

La torsione parte dalla fronte e prosegue verso le punte. Ogni giro accorcia il tessuto e tira leggermente all'indietro tutto quello che ci sta dentro, capelli compresi. Quando poi rovesci il rotolo verso la nuca e lo fissi, la trazione si scarica sull'attaccatura frontale, che è il punto di partenza della torsione. È il motivo per cui il fastidio lo senti davanti.

Quella zona non è una zona qualsiasi. L'attaccatura frontale e le tempie sono i punti in cui la letteratura dermatologica descrive l'assottigliamento da trazione: una tensione ripetuta nel tempo sullo stesso follicolo lo stressa, e se la cosa va avanti per anni il diradamento in quella fascia può diventare stabile. Non succede per un turbante fatto una volta. Succede per una tensione quotidiana che si somma a code alte, chignon tirati ed elastici portati anche di notte.

La seconda cosa che succede riguarda l'acqua e il tempo. Il tessuto assorbe l'acqua che si trova sulla superficie della fibra e nello spazio fra i capelli. Non toglie l'acqua che è entrata dentro il capello e lo ha fatto gonfiare, e non fa nulla per farla evaporare, perché il tessuto bagnato che la contiene sta a contatto con la testa. Finché resti nel turbante, la fibra rimane gonfia d'acqua e nella sua fase più fragile, e il cuoio capelluto resta umido e chiuso. La cute, che a differenza del fusto è viva, in una condizione di umidità prolungata è più esposta a prurito e desquamazione, soprattutto in chi ci ha già a che fare.

Sui capelli ricci si aggiunge un terzo effetto. La torsione tira le lunghezze verso l'alto e verso la nuca, e le radici restano schiacciate contro il cranio per tutto il tempo. Il pattern del riccio si forma mentre la fibra si asciuga: se si asciuga in torsione, i primi centimetri restano piatti e il volume alla radice non c'è più.

Quanto pesa rispetto ad altro

Come fonte di trazione, il turbante conta meno di una coda alta stretta portata tutti i giorni, e molto meno di treccine fatte tirando. Ha però una caratteristica che lo rende più insidioso di quanto sembri: si somma. Chi fa il turbante ogni mattina e poi lega i capelli per la giornata carica lo stesso punto due volte al giorno, e la trazione non distingue da quale gesto arriva.

Come fonte di rottura ha un effetto reale ma modesto rispetto allo strofinare con la spugna: il turbante appoggia e comprime, non frizione. Il danno da attrito lo fai prima, nel momento in cui asciughi grossolanamente, non mentre il rotolo sta fermo in testa.

Il fattore che pesa di più su tutta la faccenda dell'asciugatura sta altrove: è la quantità di tempo che i capelli passano bagnati. In quella condizione la fibra è cedevole e la cute resta umida, e questo vale sia che tu tenga il turbante sia che tu vada in giro con i capelli gocciolanti.

Su capelli corti la differenza fra un turbante stretto e uno morbido è trascurabile. Sui capelli lunghi e sui ricci si vede: nel primo caso sui capelli spezzati alle tempie dopo mesi, nel secondo la mattina stessa.

La prova da fare stasera

Fai il turbante come lo fai sempre e, appena l'hai chiuso, guardati allo specchio di profilo. Osserva i capelli dell'attaccatura frontale: se li vedi tirati indietro e la pelle della fronte appare leggermente stirata, la torsione è troppo stretta. Poi togli il turbante e passa i polpastrelli sull'attaccatura: se senti fastidio al contatto, hai la conferma.

La prova vera è al lavaggio successivo. Fai il turbante partendo dalla nuca invece che dalla fronte, con una torsione lasca, e fissa la punta senza tirare. Non cambiare nient'altro, né asciugamano né prodotti. Se l'ipotesi è giusta, quando lo togli non senti niente sulla fronte, e il turbante scivola prima di quanto scivolasse: è normale, la tenuta veniva proprio dalla tensione che hai tolto.

Per giudicare l'effetto sui capelli spezzati alle tempie servono almeno tre mesi, perché i capelli rotti non si riparano e vanno sostituiti dalla ricrescita.

Cosa cambiare, in ordine di resa

Il sollievo che senti quando togli il turbante non è la fine di un peso. È la fine di una trazione, e arriva sempre dallo stesso punto perché è sempre da lì che hai cominciato ad avvolgere.